La guerra del calcio in Argentina

Il clásico Boca Juniors contro River Plate non è mai stata una semplice partita di campionato. Non a caso, per il settimanale The Observer, assistere al derby tra le due principali squadre di Buenos Aires è “una delle 50 cose sportive da fare prima di morire”. È il main event calcistico dell’Argentina, dove la rivalità sui campi da gioco non si esaurisce con l’incontro. Si sfoga spesso dopo, nello scontro diretto tra le opposte tifoserie. Una testimonianza di questo antagonismo è stata data giovedì 14 maggio, alla Bombonera, lo stadio del Boca Juniors. Alcuni ultrà hanno eluso la sorveglianza, superato le recinzioni e diffuso un gas urticante nel tunnel che collega il campo da gioco con gli spogliatoi.

Almeno sei giocatori sono stati colpiti, al volto ma anche alla spalle e alla schiena: si tratta di Leonardo Ponzio, Gonzalo Martínez, Sebastián Driussi, Ramiro Funes Mori, Leonel Vangioni e Matías Kranevitter. Tornati in campo, hanno cominciato a lamentarsi per le irritazioni provocate dallo spray. Dopo poco la partita è stata sospesa dall’arbitro e spetterà ora al Conmebol, associazione che riunisce tutte le federazioni di calcio dei paesi sudamericani, decidere se l’incontro dovrà essere disputato oppure no. Le possibilità, infatti, sarebbero due: la prima è che si giochino gli ultimi 45 minuti del match a porte chiuse, la seconda, che il Boca perda la partita a tavolino. In quest’ultimo caso il River Plate, che aveva vinto il match di andata 1 a 0, accederebbe direttamente ai quarti contro il Cruzeiro de Brasil.

 Per il quotidiano argentino El Clarin, “doveva essere una semplice partita di calcio, ma si è trasformata in uno scandalo”. Un giudizio che i giornali, portégni e stranieri, tendono a condividere. L’eco mediatico della vicenda ha provocato il biasimo di sportivi e appassionati. Tuttavia, non è la prima volta che l’antagonismo tra i due club finisce con l’avere risonanza internazionale. In un paese dove il calcio regna sovrano nel panorama delle competizioni sportive, l’odio viscerale tra Boca e River si inserisce nella storia dell’Argentina.

È stata la Gran Bretagna a portare il football nel sud dell’America latina, ma Buenos Aires ha avuto il merito di diffonderla sul continente. Le federazioni calcistiche degli altri paesi si sono infatti uniformate a quella argentina in molti aspetti, come la preparazione del calendario di gara: gli stessi cori da stadio sono stati elaborati guardando al modello argentino. Nella capitale, la passione per questo sport si è innestata in un contesto di ineguaglianza economica. Il calcio è diventato così il luogo in cui si riproduceva la linea di frattura, dominante in gran parte delle società latinoamericane, tra quelli che hanno e quelli che non hanno.

Boca Juniors e River Plate sono stati fondati nel distretto della Boca di Buenos Aires, abitato dalla classe operaia della città. La prima squadra è rimasta lì di casa. La seconda ha subito deciso di traslocare nel quartiere Nunez, area residenziale della capitale. Gli stessi stadi dei due club simboleggiano questa differenza. La Bombonera è più piccola, i corridoi sono stretti, la costruzione tende verso l’alto, assumendo la forma di una scatola di cioccolatini. Il Monumental, invece, comunica un senso di imponenza già dal nome: a struttura ellittica, è più grande, c’è molto più spazio e contiene oltre ottomila posti a sedere in più. Il River Plate si distingueva a volte anche nella campagna acquisti degli atleti, sborsando cifre enormi per accaparrarsi i giocatori considerati migliori e guadagnandosi così il soprannome di “Los Millonarios” (i milionari).

Presto gli ultrà delle due squadre si sono appropriati della tradizione di rivalità calcistica di questi due club, trasformandola. L’hanno reso violenta, portandola fuori dal contesto propriamente sportivo. Le barra bravas sono gli hooligan argentini. Operano come mini mafie e si fanno guerra tra loro. Il New York Times ne ha tracciato un profilo completo. Combattono fuori e dentro gli stadi, con coltelli e armi da fuoco. Fanno affari con lo spaccio di droga, l’attività di bagarini e le estorsioni ai danni di dirigenti e giocatori, spesso con la copertura e la complicità della polizia e dei politici.

Soprattutto a causa loro, il calcio è diventato violento: come riporta The Economist, l’ong argentina Let’s save football ha precisato che in media più di cinque persone all’anno sono morte nel paese dal 1983 per motivi legati a questo sport. Una responsabilità che l’organizzazione attribuisce all’attività delle barra bravas.

Fonte Internazionale

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