Red Devil, Queen Maya & Co.: la via italiana al Wrestling

ICWNon si tratta solo di sport e intrattenimento. Per chi lo pratica è una passione, una valvola di sfogo, una droga. È adrenalina allo stato puro: ilwrestling ha messo radici nel nostro Paese ormai da 15 anni. Nelle palestre dell’hinterland milanese e torinese, decine di atleti si allenano a cadere, a incassare pugni e calci, a emozionare il pubblico. In tutta Italia sono circa200 e ogni giorno sudano sul ring per inseguire un sogno: combattere negliStati Uniti, in WWE, la più importante federazione di wrestling mondiale.

“L’allenamento è costante, deve esserlo, perché è una disciplina molto impegnativa”. Sdraiato sulla panca, il campione italiano Fabio Ferrari termina l’ultima serie di sollevamenti con il bilanciere. In Piemonte lo conoscono in tanti: su Youtube e Facebook ha un largo seguito di fan. Trent’anni, originario di Genova, in arte è Red Devil e il 9 maggio dovrà difendere il titolo a None, provincia di Torino. “Combatto in Europa ma anche oltreoceano da circa 14 anni”. È stato ingaggiato ai Caraibi e in Africa, dopo aver affrontato la leggenda giapponese Dick Togo e i campioni Jamie Noble, Juventud Guerrerae Cesaro. Principalmente però ruba la scena sui ring dell’ICW (Italia Championship Wrestling).

“Tutto è cominciato quando avevo sei anni. Guardando la tv mi capitò un incontro tra Hulk Hogan ed Earthquake e ne rimasi affascinato. Un mondo di luci, costumi, grandi atleti e una teatralità incredibile”.

L’eccitazione provata davanti alla tv presto non basta. Fabio non vuole limitarsi a guardare i suoi eroi. Vuole essere uno di loro. A 17 anni si convince e vola in Inghilterra, per allenarsi alle Academy di Portsmouth e di Essex:

“I miei genitori, all’inizio, hanno storto un po’ il naso, mi hanno accompagnato all’aeroporto un po’ preoccupati. Ma era il mio sogno da sempre. Si sono abituati alla mia passione poco alla volta e non si sono mai opposti. Andare all’estero per imparare questa disciplina era la naturale prosecuzione dei miei anni da fan”.

Tornato a casa, Red Devil ha fondato con altri atleti l’ICW. Nel 1999 c’erano molti siti che parlavano di wrestling. Gli appassionati ne scrivevano e discutevano, ma da noi non esisteva una realtà simile a quella statunitense. Alla fine alcuni lottatori hanno deciso di collaborare per dare vita a una lega italiana di wrestler: in poco tempo è diventata la terza federazione in Europa.

Ne fa parte anche Adele Bernocchi, mamma da nove mesi di due gemelline, lavoratrice, moglie e regina del wrestling. Sul ring è Queen Maya, 6 volte vincitrice del titolo di campionessa italiana. “La si considera una disciplina fatta solo di finzione. In realtà è uno sport reale, molto fisico. Per praticarlo, devi essere veramente un atleta”. Bisogna sviluppare i muscoli e la resistenza con un adeguato allenamento in palestra. Esercizio fisico, ma anche molte rinunce. “Richiede tanto tempo, tanta fatica – racconta Adele -. Saremo a None, poi a Firenze e Perugia. È tutto tempo che tolgo ai miei cari, alle mie figlie”. Una scelta difficile a volte, ma che appaga:

“Ti senti vivo, ti senti felice. L’adrenalina che si prova quando suona la tua musica, esci e senti gli applausi del pubblico, è una sensazione indescrivibile”.

Negli Stati Uniti fare wrestling è un lavoro: i tornei sono un business, gli atleti sono ben pagati. Non vale lo stesso nel nostro Paese: “Sarebbe un sogno poter vivere della nostra passione”, continua Queen Maya. In Italia invece è ancora un intrattenimento di nicchia, ma con grandi ambizioni. “Facciamo spettacoli davanti a migliaia di persone, andiamo in tv”, precisa Fabio. E aggiunge: “Soldi ancora non ne girano, perché questo sport non è ancora arrivato al grande pubblico, ma l’obiettivo è quello”.

 

Pubblicato su Reporternuovo

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