Flop Garanzia giovani nel Lazio

garanzia giovaniFannulloni e scansafatiche. Troppo ‘choosy’ e poco flessibili. Non disposti a trasferirsi all’estero e privi di esperienza. Leonardo ne ha sentite tante, di accuse. E ha sempre risposto a tono. Perché lui le ha provate davvero tutte per trovare un lavoro, anche Garanzia giovani. Ha aderito al programma che promette di rilanciare l’occupazione, registrandosi nella regione Lazio. Sono passati cinque mesi da allora. Ed è ancora al punto di partenza. Il problema? Centri per l’impiego inadeguati, operatori poco qualificati, ritardi burocratici e il difficile accreditamento delle agenzie di collocamento private. Sono 29.335 i giovani iscritti al programma nel Lazio, ma solo 2.283 i patti di servizi attivati. Come a dire: il 7,78% sul totale delle persone registrate finora è stato profilato e si sta affacciando sul mercato del lavoro.

“Ho terminato il liceo scientifico nel 2012 e, dopo il diploma, mi sono messo subito alla ricerca di un impiego”, racconta al telefono. “Non me la sentivo di andare all’Università: ho intrapreso la carriera musicale ma ho bisogno di mantenermi e pagare le bollette”. Leonardo Panicci non è certo il tipo che dorme sugli allori. A 22 anni ha già fatto il commesso in negozio, il cameriere, il muratore e l’operaio in fabbrica. “Poi sono venuto a conoscenza del progetto Garanzia giovani. E ci ho creduto”.

Su impulso dell’Unione europea e dei suoi forzieri, il governo italiano ha cominciato una nuova battaglia contro la disoccupazione. Era l’aprile del 2014: spot televisivi, locandine, manifesti e cartelloni pubblicitari invitavano i giovani inoccupati a darsi da fare. Alle ragazze e ai ragazzi, tra i 15 e i 29 anni, che “non studiano, non lavorano e non sono impegnati in attività di formazione”, Garanzia giovani promette nuove occasioni. Offerte di lavoro, di formazione, di apprendistato, di tirocinio, di inserimento nel servizio civile e di autoimprenditorialità: in una parola, speranza. Circa1,5 miliardi i fondi a disposizione, tra risorse europee e co-finanziamento nazionale. Le premesse erano buone e Leonardo è corso subito a registrarsi sul portale.

In cerca di opportunità. “Mi sono iscritto al programma e sono andato al centro per l’impiego di Pomezia lo scorso luglio. Nel corso di una prima riunione conoscitiva, gli operatori dell’ufficio mi hanno spiegato nel dettaglio il progetto: modalità di funzionamento, finalità e percorsi disponibili”. È la fase di orientamento dell’intero processo, che si conclude con il “profiling”. L’operatore del centro ‘prende in carico’ il giovane, lo intervista, ne valuta attitudini, potenzialità, eventuali debolezze e carenze formative. L’obiettivo è stilare un profilo: “Volevano capire per quale settore lavorativo ero più portato e individuare l’ambito in cui potevo spiccare su eventuali concorrenti”. Leonardo ha eseguito tutte le procedure e realizzato anche un video-curriculum, da spedire alle aziende, che valorizzasse le sue capacità. Poi, più nulla.

“I centri per l’impiego non funzionano bene”, sottolinea il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Claudio Di Berardino: “Vanno rafforzati e riqualificati. Ci lavorano poche persone, spesso senza formazione adeguata e in condizioni di assoluta precarietà. Non basta riorganizzare il sistema. Bisogna creare una rete di relazioni tra i cpi e tutti i referenti territoriali, come imprese, scuole e università”. La pensa così anche Patrizia Germini, responsabile area formazione Confesercenti Lazio: “I nostri centri per l’impiego stanno cercando di attrezzarsi. La loro intermediazione media si attesta ancora al 2%. Un esercito di precari popola quegli uffici, spesso senza strumenti e know how essenziale. Come è possibile in questo modo offrire un servizio di politica attiva?”. Il pericolo è che si consolidi la percezione diffusa che vede gli operatori come dei burocrati, capaci solo di attestare lo stato di disoccupazione dei giovani.

“Prima di Garanzia giovani i servizi per il lavoro erano praticamente inesistenti”, spiega Lucia Valenteassessore al Lavoro della Regione Lazio. Il piano è entrato in vigore il primo maggio, cogliendo i centri per l’impiego del territorio completamente impreparati. “Mancavano di competenze specifiche e di risorse sufficienti per consentire il funzionamento del progetto nel breve termine”. I Cpi di Roma e province non dialogavano neppure tra loro, le banche dati erano completamente separate: “Abbiamo dovuto creare da zero un sistema informatico che li mettesse in comunicazione, con la Regione e con il ministero del Lavoro”. Nonostante gli sforzi, il programma non parte con il piede giusto. Ai centri per l’impiego sono state affiancate agenzie di collocamento. “Era chiaro che i cpi, da soli, non avrebbero soddisfatto le esigenze poste da Garanzia giovani”, precisa Valente. Così si è pensato a un sistema cooperativo “dove il pubblico si occupa della fase di accoglienza e di profilazione mentre il privato della fase di formazione e accompagnamento al lavoro”. A distanza di 7 mesi, i dati non sono incoraggianti. Finora sono 29.335 i giovani che si sono iscritti al programma per la regione Lazio: 18.525 sono le adesioni dei residenti sul territorio; le restanti 9.837 quelle provenienti da altre regioni. Di questi però solo 2.283 hanno sottoscritto il patto di servizio con il centro per l’impiego, scegliendo così una delle misure previste nel piano. Un fallimento per le agenzie di collocamento.

“Non è che i servizi privati non funzionino. Il problema è che hanno cominciato a operare solo ora”. Il processo di accreditamento è stato lungo. “Una commissione ha preparato una serie di criteri per selezionare tutti i candidati”, spiega l’assessore, che precisa: “Abbiamo dovuto stilare delle linee guida, che le agenzie di collocamento sono tenute a rispettare, e poi siglato delle convezioni con i soggetti selezionati”. Le agenzie private hanno cominciato ad accreditarsi tra gennaio e febbraio scorso. Una marea di documenti da visionare e informatizzare per un totale di 6 soggetti accreditati e circa 6 mesi di preparativi.

“Ci vuole tempo per fare queste cose”. Leonardo non è il tipo di persona che a un “le faremo sapere” reagisce aspettando. “Non ricevevo aggiornamenti sulla mia situazione. Ho chiamato il centro per l’impiego di Pomezia più volte. Poi ci sono andato di persona. Mi hanno detto che ci voleva tempo per l’assegnazione del tutor”. Nella fase di accompagnamento al lavoro le agenzie private nominano una persona, che dovrebbe fornire assistenza nella ricerca. Individuazione dell’azienda, preselezione, colloqui telefonici e diretti: il tutor svolge la funzione di un Virgilio moderno, che guida il giovane nella selva infernale del mercato del lavoro. Leonardo sta ancora aspettando il suo.

“Il sistema non era ancora pronto”, puntualizza Valente, che rassicura: “Ora è tutto sistemato. I tempi per l’assegnazione di un tutor non sono più lunghi. Adesso è tutto operativo”. Magra consolazione per Leonardo, che è tornato l’ennesima volta al centro per l’impiego: “Se non ti chiama il tutor pazienza”, gli hanno detto. Peccato che l’abbia già persa.

Pubblicato per La Stampa (Voci di Roma): http://www.vocidiroma.it/articolo/lstp/43344/

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