Kobane, rimossa bandiera dell’Is. A Mosul, 46 esecuzioni

siria-isis-entra-kobaneLa bandiera jihadista non svetta più su Kobane, la località siriana al confine con la Turchiaassediata dall’organizzazione terroristica dello Stato islamico(Is). Il vessillo nero del Califfato di al-Baghdadi, innalzato giorni fa sulla collina di Tel Sharir, è stato rimosso dai guerriglieri curdi. Le operazioni di contrattacco, assistite da cinque raid aerei della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, hanno bloccato l’avanzata dei miliziani: le forze curde hanno ripreso il controllo di due postazioni nell’area meridionale della città, respingendo i jihadisti di 4 chilometri verso est.

Sul fronte iracheno, sono 46 le vittime di esecuzioni perpetrate nelle ultime 48 ore dagli estremisti sunniti solo nella città di Mosul. Mentre a Riad, in Arabia Saudita, un cittadino statunitense è stato ucciso: era in auto in una stazione di servizio vicino lo stadio Re Fahd quando uomini armati hanno sparato al veicolo. I media arabi riferiscono che il killer è stato arrestato dalla polizia. Rimasto ferito un altro cittadino Usa.

Il pericolo che Kobane cada in mano dell’Is non è stato evitato. “È in atto un martirio” ha dichiarato il presidente francese Francois Hollande, che ha esortato la Turchia ad “aprire la sua frontiera” per garantire sostegno ai cittadini curdi che fronteggiano l’assalto jihadista.

L’appello ad Ankara, per il momento, pare inascoltato. Domenica scorsa sembrava che la Turchia avesse deciso di concedere alla coalizione internazionale l’uso delle proprie basi per bombardare dall’alto i fondamentalisti islamici. Ieri la smentita di palazzo Cankaya: nessun accordo, fino a quando le condizioni turche non verranno accettate. Da un lato, Ankara chiede la creazione di una zona cuscinetto e di una no fly zonelungo il confine siriano. Dall’altro, il rifornimento di armi per i ribelli siriani anti-Bashar al-Assad. Richieste che rivelano una divergenza di priorità fra Turchia e Stati Uniti.

La principale preoccupazione della Casa Bianca è bloccare l’avanzata dell’Isis: oggi pomeriggio il presidente americano Barack Obama vedrà a Washington i capi militari di oltre 20 Paesi stranieri per definire una strategia d’attacco comune. Il principale nemico del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, invece, è rappresentato dal regime di Bashar al-Assad a Damasco: contro di lui si sono scagliati i miliziani del Califfato nei quasi quattro anni di guerra civile in Siria.

Inoltre, ad agitare il governo di Ankara sono anche le attese politiche dei curdi turchi del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan). Da tempo i guerriglieri curdi chiedono all’esecutivo rifornimenti militari e il permesso di attraversare la frontiera. L’intento è quello di combattere a fianco dei loro fratelli siriani contro l’esercito di al-Baghdadi. Tuttavia la paura di Erdogan è che, in futuro, la popolazione curda di Siria, Turchia e Iraq si riorganizzi per realizzare il suo progetto indipendentista. Proprio ieri, riferisce la stampa locale, gli aerei di guerra turchi hanno colpito membri del Pkk nella provincia di Hakkari, vicino al confine iracheno.

Intanto Roma si prepara a ospitare venerdì prossimo una nuovamanifestazione di sostegno ai curdi di Kobane, dopo la fiaccolata di mercoledì scorso al Colosseo. “Kobane non è sola” è lo slogan scelto dall’Uiki (Ufficio di informazione del Kurdistan in Italia) per il presidio in programma a Largo Argentina, dalle 16 alle 19. La richiesta è quella di disarmare l’Isis, di “isolare gli Stati che lo sostengono (Arabia Saudita, Qatar e Iraq)” e di favorire l’apertura di un corridoio umanitario al confine turco per fornire armi ai combattenti curdi.

Pubblicato su Reporter Nuovo http://www.reporternuovo.it/2014/10/14/kobane-rimossa-bandiera-dellis-a-mosul-46-esecuzioni/

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