Tra le prostitute dell’Eur: viaggio nel degrado in attesa delle zone rosse

preservativi“È lo stesso, basta che mi facciano lavorare”. A parlare è Melissa,  prostituta. Per lei la “zona rossa” è solo un’altra scalinata. Come quella di viale Tupini, dove, tutte le notti, attende clienti vecchi e nuovi. Eppure, l’idea di un’area protetta, in cui tollerare il mercato del sesso, era stata pensata per tutelare le lucciole dai pericoli della strada. E per disinnescare la tensione nelquartiere dell’Eur.

“In queste aree il fenomeno della prostituzione sarà tollerato. Allo stesso tempo, saranno attivate unità di strada, siti delle Asl e presidi di polizia locale per contrastare episodi di violenza e favorire controlli sanitari”, spiega Andrea Santoro, presidente del IX Municipio di Roma. Che precisa: “L’intento è superare il disagio tra i residenti, che non sopportano più il continuo viavai di clienti e prostitute nei giardini condominiali e nei portoni delle case”.

QUARTIERE A LUCI ROSSE. L’unica differenza con Amsterdam è che mancano le vetrine. Anche qui cammini, le guardi e le scegli. Italiane o straniere. Giovani o mature. Uomini, donne o trans. Tutti con la loro fetta di mercato e il loro prezzo. Si possono trovare al tramonto, a mezzanotte, ma anche quando suonano le campanelle delle scuole. Il sesso a pagamento si consuma nei parcheggi, dietro le siepi, sotto i balconi, all’ombra della Basilica dei santi Pietro e Paolo.

“Lungo questa strada si vede di tutto”, racconta a ‘Voci di Roma’ una signora che ha chiesto di rimanere anonima. “La fermata della metro è vicina e molti turisti passano di qua. Tempo fa una comitiva di tedeschi stava tornando in albergo, quando ha assistito a un rapporto orale alla luce del sole”. Percorrendo viale Tupini non si fa fatica a crederlo. A piazza Ghandi, proprio dietro la statua del Mahatma, il prato è coperto di preservativi.

Lo stesso spettacolo accoglie i fedeli davanti alla Basilica. Tra le file di alberi e i muretti delle scalinate di fronte alla facciata, tutto quello che rimane dopo una notte di sesso all’aperto. “È diventata una cosa insopportabile. Le ragazze sono sempre più svestite e arrivano sempre più dentro le case”, denuncia un corridore. “Allenandomi – continua – passo per questa zona ogni giorno. Ormai ci troviamo in una situazione invivibile”. Il degrado non fa sconti a nessuno, nemmeno ai più piccoli. Sul sagrato, il signor Giovanni si lamenta: “Quando accompagno a scuola i miei nipotini, spesso ci troviamo di fronte a spettacoli poco edificanti che non sono degni del quartiere in cui abitiamo. Ogni cento metri ce n’è una”.

LA VOCE DELLA STRADA. Il quadrilatero del piacere a pagamento ha una sua geografia precisa. I trans battono sotto il Fungo, il serbatoio idrico dell’Eur che ospita in vetta un rinomato ristorante. Le nigeriane occupano tratti della Laurentina. Le ragazze dell’Est popolano la zona centrale, quella che da Viale Europa si estende fino al laghetto. Le lucciole più esperteinvece si trovano in via dei Primati Sportivi.

Melissa è una di loro. Sistema il trucco, indossa i tacchi: tra poco comincia il turno. Ci fa cenno di venire, ora possiamo parlare. “Volevate sapere cosa penso delle “zone rosse”? Se un’area è più protetta è meglio, sì, ma è anche brutto, perché mi sembra di essere sempre sorvegliata”. Poi aggiunge: “Comunque una zona per noi tutte è una buona cosa, ma per me è uguale. Basta che mi fanno lavorare”.

Il business del sesso è regolato dalle leggi della domanda e dell’offerta. Quello che conta, alla fine, è il profitto personale. Non basta essere giovani e belle come Melissa, bisogna saper attrarre i clienti. “È necessario valutare i gusti di chi paga le ragazze. Di solito, queste persone evitano i luoghi controllati, perché non vogliono farsi notare” commenta Maria Pia Covre, fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute, riferendosi alla proposta di Santoro. “Io sono a favore dello zoning, così come avviene già in altre città europee. Anche se, probabilmente, andrà affrontata la questione dei protettori, che non accetteranno il controllo delle forze dell’ordine sui loro affari”.

LA VOCE DEL QUARTIERE. Tra le strade dell’Eur domina la disillusione. L’iniziativa delle aree di tolleranza è accolta con riserva. “Sicuramente queste zone non devono essere situate all’interno della città, ma nell’estrema periferia”, fa notare Giovanni. Aggiunge un altro residente: “Santoro ha lanciato quest’idea, ma non ha precisato dove saranno collocate le zone. È un vecchio modo di fare politica”. Il timore, comune a tutti, è ritrovarsene una sotto casa.

Il presidente del IX Municipio ha già precisato che questi spazi saranno individuati all’interno del complesso urbano: “È proprio nei luoghi isolati che si verifica la maggior parte delle aggressioni nei confronti delle prostitute”. E conclude: “Voglio intavolare un confronto con i cittadini per venire incontro alle loro esigenze e trovare una soluzione condivisa”.

Il sindaco Ignazio Marino è stato il primo a parlare di zoning nella Capitale, quattro mesi fa. Adesso ci prova Santoro. Per ora il progetto rimane sulla carta. E le prostitute sul solito marciapiede.

Pubblicato su La Stampa (Voci di Roma.it):  http://www.vocidiroma.it/articolo/lstp/43171/

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