Medici italiani che se ne “scappano” all’estero Solo a Roma 2000 dottori stranieri

Ripongono in valigia libri e camici bianchi. E fuggono all’estero, perché probabilmente non riusciranno mai a lavorare nel Servizio Sanitario Nazionale. Sono studenti e neolaureati in Medicina, che da tempo protestano contro la riduzione dei posti nelle scuole di specializzazione. Più di 600 persone hanno manifestato lo scorso due aprile fuori il palazzo di Montecitorio. Altri, invece, si sono radunati l’8 aprile all’Università La Sapienza di Roma, per contestare il numero chiuso. Le associazioni studentesche le considerano due battaglie di un’unica guerra: quella che punta a ottenere una riforma strutturale della sanità italiana. “Non è possibile un numero così basso di borse post-laurea. Tra un po’ rischiamo di dover importare medici da altri Paesi”, commenta Gianluca Scuccimarra, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari.
 
Nel 2016 ci saranno circa 8-9mila laureati in Medicina, ma non tutti potranno proseguire il proprio iter formativo in Italia. Difatti, i contratti di formazione specialistica sono stati ridotti a 3.500, cui si aggiungono 900 borse di studio per Medicina Generale. Come risultato, più della metà di neo-laureati dovrà decidere se emigrare o vivere nel precariato.
 
Luisa, studentessa al quarto anno di Medicina, sta già meditando di andare in Gran Bretagna o negli Stati Uniti: “Se entriamo in 10mila alla facoltà di Medicina, ma solo 3.500 di noi potranno poi accedere alle scuole di specializzazione, cosa faranno gli altri ragazzi? O diventeranno “schiavizzandi” non pagati all’interno dei reparti oppure andranno all’estero”.
 
Per combattere la fuga dei cervelli, il dott. Walter Mazzucco, presidente dell’Associazione Nazionale Giovani Medici (SIGM), giudica fondamentale unaprogrammazione degli accessi alla facoltà di Medicina e alle scuole di specializzazione che tenga conto delle reali esigenze sanitarie del Paese. “Il bisogno di salute è cambiato”, spiega il dott. Mazzucco: “Grazie al miglioramento delle cure, la popolazione invecchia di più, ma è maggiormente affetta da patologie croniche. La soluzione è una riorganizzazione dell’assistenza territoriale”. Secondo il presidente del SIGM, “non sono più attuali le 53 tipologie di scuole di specializzazione: sono necessari, invece, profili maggiormente generalisti e solo quelle figure di specialisti che possano dare un effettivo contributo all’intervento medico sul territorio”.  


 
Intanto, però, il bisogno di medici in Italia è forte. In un’indagine, l’Associazione Medici Dirigenti rivela che nei prossimi dieci anni ci sarà un buco di 15mila dottori nel Servizio Sanitario Nazionale. Questo perché a fronte di circa 58mila pensionamenti previsti, i contratti di formazione specialistica saranno solo 42mila. E mentre molti aspiranti camici bianchi vanno via, aumenta il numero dei loro colleghi stranieri nella Penisola.
 
Sono 15mila i camici bianchi nati all’estero e iscritti all’Albo italiano. Roma è la città che ne conta il maggior numero: più di 2mila. “Un numero destinato a lievitare”, avverte ildott. Foad Aodi, presidente dell’AMSI (Associazione Medici di origine Straniera in Italia), “se non saranno riviste le condizioni d’accesso alla facoltà di Medicina e non sarà effettuata un’adeguata programmazione quantitativa e qualitativa della formazione specialistica”. Alcuni hanno iniziato a lavorare nelle Guardie Mediche, dopo aver terminato gli studi nel Paese di provenienza. Tuttavia, la maggioranza opera nelle cliniche private e nei laboratori di analisi, accontentandosi spessi di contratti part-time.
 
Anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha criticato questa politica di tagli alla sanità. Intervenendo sulla manifestazione del 2 aprile scorso, l’esponente del governo ha dichiarato: “Quando nel passato si è deciso di diminuire le borse di specializzazione, lo si è fatto per mere ragioni di bilancio”. Interventi dannosi, realizzati senza un piano strutturale di riforma. E che hanno rovinato la salute del Paese.

Pubblicato su Voci di Roma, La Stampa

http://www.vocidiroma.it

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