La scelta ucraina: Russia o Unione europea?

Il presidente ucraino Viktor Ianukovich e il presidente russo Vladimir Putin

Alla fine sembra che Mosca abbia avuto la meglio su Bruxelles. Almeno per il momento, Kiev non firmerà l’accordo di associazione e libero scambio con l’Unione Europea. Tuttavia, parlare di successo diplomatico del Cremlino è prematuro: l’Ucraina non ha ancora aderito all’Unione doganale promossa dalla Russia e i colloqui avvenuti questa settimana a Sochi fra il preside ucraino Viktor Ianukovich e quello russo Vladimir Putin non hanno sfiorato l’argomento.

Il portavoce del presidente russo Dmitriy Peskov ha definito positivo l’incontro di Sochi, aggiungendo che i capi di stato dei due paesi torneranno a vedersi preso. Il vertice è stato convocato per discutere delle forniture di gas russo e dei pagamenti arretrati. L’Ucraina, infatti, compra idrocarburi dalla compagnia di stato russa Gazprom: parte di essi viene utilizzato per soddisfare il fabbisogno energetico nazionale; il resto viene venduto ai paesi dell’Europa occidentale.

Da tempo Kiev è impegnata a ottenere una riduzione del prezzo di acquisto del gas: concessione che Gazprom è restia a fare. Inoltre Mosca ha ricordato il ritardo nei pagamenti del cliente ucraino. Un ritardo che in passato è costato caro: nel 2009 infatti, sulla questione era sorta una disputa che spinse il colosso petrolifero russo a chiudere i gasdotti.

Secondo Peskov, i due paesi hanno appianato alcune divergenze. “Tuttavia, nessun accordo finale è stato raggiunto” ha concluso il portavoce del Cremlino.

Intanto continuano le proteste a Kiev. Per domenica 8 dicembre si prevedono circa 300mila persone in piazza. I dimostranti filo-europei contestano la decisione di Ianukovic che, dopo aver avviato le negoziazioni per l’intesa con Bruxelles, ha congelato le trattative. Secondo i manifestanti, il voltafaccia del presidente ucraino è dovuto alle pressioni di Putin.

In questi giorni di tensione sociale riemerge la storica frattura che divide il paese: mentre la parte occidentale dell’Ucraina si sente europea e guarda insistentemente a ovest, la parte orientale filorussa punta a conservare i legami culturali ed economici con Mosca.

Le ragioni europee e russe

Unione Europea e Russia competono fra loro per legare a sé Kiev. Quali sono gli interessi delle due potenze? Per Bruxelles, togliere Kiev dall’orbita russa risponde a chiari obiettivi economici e politici. La partnership fra Unione europea e Ucraina permetterebbe alle imprese occidentali non solo di penetrare nel mercato di sbocco ucraino ma, attraverso di esso, anche di accedere a quello russo (difatti, anche tra Russia e Ucraina è in vigore un accordo di libero scambio).

Sul piano civile, l’Ue potrebbe interferire in futuro nella vita politica domestica ucraina. Con strumenti diversi, come le sanzioni economiche, Bruxelles potrebbe incoraggiare Kiev a rispettare diritti fondamentali e ad adeguarsi alla cornice giuridica e valoriale europea. Infine, a livello politico, il nuovo legame indebolirebbe l’influenza esercitata dalla Russia sul paese, riducendone così gli spazi di azione in Eurasia.

Sarebbe un notevole risultato positivo per la politica europea di vicinato: un successo diplomatico, che esorterebbe a proseguire sulla stessa strada.

Gli interessi europei confliggono inevitabilmente con quelli russi. Mosca sta spingendo Kiev a entrare a far parte di un’unione doganale, insieme con Bielorussia e Kazakistan. Sotto il profilo commerciale, l’intento è quello di salvaguardare le proprie esportazioni nel mercato ucraino. Tra queste, una posizione di primo piano è occupata dal gas. Come osservano alcuni analisti, Kiev sta cercando di diversificare le proprie forniture energetiche, in modo da ridurre l’esborso a favore di Mosca: dal 2011 infatti, l’importazione di gas russo si è ridotta del 20% ogni anno. Un esempio degli sforzi di diversificazione ucraini sono i contratti firmati con Exxon e Shell per esplorare il territorio in cerca di gas di scisto e l’intenzione di sfruttare le riserve offshore di idrocarburi localizzate nella sezione ucraina del Mar Nero.

Il Cremlino da tempo è corso ai ripari, attraverso la realizzazione dei progetti South e North Stream: condutture che consentirebbero a Gazprom di far arrivare gli idrocarburi russi direttamente in Europa, bypassando l’Ucraina rispettivamente a sud e a nord.

Sul piano politico e culturale, infine, rafforzare il legame commerciale fra i due paesi permetterebbe di conservarne quello storico. In questo modo, aumenterebbero le chance di Putin di creare una zona di influenza russa, che si estendi su gran parte del territorio occupato prima dall’Unione Sovietica. Senza l’Ucraina, quest’ambizione verrebbe completamente svuotata.

Le ragioni ucraine

Gli europeisti ucraini ritengono che una partnership con Bruxelles renderebbe più competitiva l’economia del paese. Le imprese sarebbero costrette ad adeguarsi agli standard tecnici e sanitari imposti dal mercato europeo: una prospettiva costosa all’inizio, ma che si rivelerebbe proficua nel lungo tempo. A sostegno della tesi indicano il caso della Turchia, dove il settore automobilistico, tessile ed elettronico è divenuto maggiormente concorrenziale. In ultimo, argomentano gli europeisti, l’accordo con l’Unione Europea aumenterebbe anche gli investimenti diretti esteri nel paese.

 Scettici appaiono invece i filo-russi. Aderire a un’area di libero scambio con i paesi dell’Europa occidentale, spiegano, manderebbe in fallimento le imprese ucraine, costrette a confrontarsi con realtà economiche più competitive: una triste esperienza già vissuta dal settore cantieristico polacco e da quello ingegneristico lettone. Diversamente, se partecipassero all’Unione Doganale promossa dalla Russia, le imprese ucraine non dovrebbero adattarsi a nuovi criteri tecnici: quelli dell’Unione Doganale infatti sono simili agli standard già seguiti da Kiev. L’Ucraina potrebbe ottenere sconti nell’acquisto di materie prime dalla Russia, come già avvenuto per la Bielorussia. Forniture di gas più economiche ridurrebbero i costi di produzione, soprattutto nei settori chimico e metallurgico: le aziende nazionali così ci guadagnerebbero in competitività.

Infine, i filo-russi non sono disposti a rischiare il certo per l’incerto: le potenzialità del mercato europeo non sono chiare mentre la perdita dei traffici commerciali con Mosca, se Kiev dovesse decidere di avvicinarsi all’Ue, è un dato di fatto

Per il momento, l’opzione filo-russa tiene banco. Tuttavia, come ha insegnato la Rivoluzione arancione nel 2004, la tenacia delle forze pro-Europa non deve essere sottovalutata.

Facebook
Twitter
More...

Advertisements

2 thoughts on “La scelta ucraina: Russia o Unione europea?

  1. L’orso russo non rinuncerà mai alle basi navali in Crimea che gli permettono di arrivare velocemente nel mediterraneo.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s