Apartheid: la sfida del Sudafrica, tra passato e presente

La preoccupazione per la salute di Nelson Mandela era tornata intensa per tutte le centinaia di persone raccolte fuori la sua abitazione, aJohannesburg,  fin dalla mattina di ieri 5 dicembre.La notizia della morte del leader sudafricano ha emozionato tutti i presenti.

Nella notte, uomini, donne e bambini hanno pregato e pianto l’eroe che ha combattuto l’apartheid, la segregazione razziale operata dall’élite bianca sudafricana contro la maggioranza nera del Paese. Alcuni gruppi poi si sono radunati nella precedente casa di Madiba (questo è il nome tribale di Mandela), a Soweto, dove hanno cantato e ballato insieme, celebrandone la vita e i successi. Uno su tutti: la sostituzione del regime politico guidato dalla minoranza bianca con la prima amministrazione diretta da un presidente nero.

Con le bandiere sudafricane subito issate a mezz’asta, nella notte fino a questa mattina le persone hanno acceso candele e lasciato fiori davanti ai cancelli della sua casa a Johannesburg. La folla ha cantato canzoni anti-apartheid, per ricordare il sacrificio di un uomo che ha dedicato la propria vita nel combattere la segregazione razziale. Il governo ha annunciato lutto nazionale: Mandela potrà essere  salutato  dalla sua gente lunedì 9 dicembre nello stadio della capitale sudafricana, che conta 95mila posti. Dopo, il corpo verrà trasferito a Pretoria dove vi rimarrà per tre giorni, prima di essere trasportato nel villaggio di Qunu. Proprio qui Madiba è cresciuto e sarà seppellito il 15 dicembre dopo la celebrazione dei funerali di stato.

L’apartheid, definito crimine contro l’umanità dalle Nazioni Unite nel 1973, ha le sue radici nella feroce repressione dei conquistatori olandesi, che dominarono il Sudafrica nel 1600. La gente del posto venne schiavizzata, e tutte i loro beni espropriati. All’inizio del ’900,  il territorio finì sotto il controllo dell’Impero britannico, che delegò le funzioni amministrative all’élite bianca, composta da inglesi e afrikaner (in gran parte discendenti degli olandesi che occuparono il Paese negli anni precedenti).

Ufficialmente, il regime di apartheid fu avviato nel 1948. Tuttavia, la discriminazione razziale era già diffusa da prima. La società civile era divisa tra bianchi e neri. Per ogni gruppo sociale valevano regole diverse e i neri  erano privati dei più basilari diritti. Erano proibiti i matrimoni misti e l’istruzione migliore era solo per la minoranza bianca. Inoltre, le risorse pubbliche, amministrate dall’élite dei bianchi, erano ripartite in maniera arbitraria e ineguale, a svantaggio della popolazione nera.

Con la morte di Mandela, già sono in molti a temere il riemergere di tensioni razziali e sociali. L’apartheid rappresenta infatti una ferita che appare sempre pronta a riaprirsi in Sudafrica. Un problema latente, mai completamente risolto, soprattutto quando l’uso di pratiche razziste è giustificato con la necessità di preservare la cultura afrikaner. Caso emblematico è la città di Orania, nel centro del Paese, abitata prevalentemente da bianchi e dove persone di colore possono entrare solo dopo aver ottenuto un’autorizzazione dalle autorità del posto. Analoga situazione nella cittadina di Swellendam, nel Capo occidentale, dove esiste ancora un cimitero per soli bianchi.

Divisioni razziali sono presenti anche negli ambienti universitari e nelle scuole. Nel 2008, il mondo fu sconvolto da un video girato e diffuso su internet da quattro studenti bianchi: in esso, si vedono cinque persone di colore, addetti alle pulizie dell’università, inginocchiati e costretti a mangiare cibo per cani. Una voce di sottofondo recita “sappiamo che sono meno fortunati, così gli diamo un po’ di carne”.

Madiba ha condotto per mano il Paese, in vista di un sogno. Il suo intento è stato quello di trasformare il Sudafrica nella “Nazione Arcobaleno”, un ideale di pace sociale e prosperità condivisa. Ora il suo popolo, che dovrà fare a meno di lui, è chiamato a un difficile compito: completare l’opera che Mandela aveva iniziato, seguendo il sentiero che, per tutta una vita, aveva tracciato.

Fonte ReporterNuovo.it

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