Impiccato si risveglia. La condanna è da ripetere

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Beffa la morte, anche se solo per il momento Alireza M., un iraniano 37enne, impiccato per possesso di droga e risvegliatosi il giorno dopo nella stanza dell’obitorio dove era stato trasportato in seguito all’esecuzione. Secondo i giudici, la pena comminata dovrà essere nuovamente eseguita.

Come riferisce la CNN, la sentenza è stata attuata il 7 ottobre nella prigione di Bojnurd, nella regione nordorientale del paese. Alireza era stato riconosciuto colpevole da un tribunale iraniano della detenzione di un kilogrammo di crystal meth e per questo condannato a morte: difatti, secondo una legge approvata tre anni fa, nella Repubblica Islamica questa è la fine che tocca a chiunque possieda più di 30 grammi di qualsiasi tipo di stupefacente. Una volta constatato il decesso, il corpo è stato trasportato all’obitorio dove l’ultimo saluto dei familiari era previsto per il giorno successivo. Proprio la mattina dopo però il personale della camera mortuaria si è reso conto di una stranezza: l’uomo continuava a respirare. Il personale medico è stato subito allertato per risolvere il mistero: in effetti Alireza era sopravvissuto al soffocamento provocato da un’impiccagione durata 12 minuti.

Le manifestazioni di gioia dei parenti del condannato sono state però interrotte dai commenti della corte, per la quale l’uomo è stato riconosciuto colpevole e per questo la sentenza dovrà essere ripetuta. Come ha spiegato il giudice Mohammad Erfan: «la sentenza è stata approvata e la sentenza è la morte, quindi porteremo a termine nuovamente l’ordine di esecuzione».

Immediate sono giunte le critiche di Amnesty International, organizzazione internazionale votata alla difesa e promozione dei diritti umani nel mondo, che ha invocato una sospensione della sentenza e una moratoria su tutte le pene capitali nel paese. In un comunicato di Philip Luther, direttore della sezione Medio Oriente e Nord Africa di Amnesty, riportato dallaBBC si legge: «l’orribile prospettiva di quest’uomo che dovrà fronteggiare per la seconda volta l’impiccagione…sottolinea semplicemente la crudeltà e la disumanità della pena di morte».

Il consumo di droga in Iran è significativamente aumentato a partire dal 2008. Nel paese la pena di morte è comminata per diversi reati, quali omicidio, abusi sessuali, rapina a mano armata, spionaggio, sodomia, adulterio, apostasia. Tuttavia, come descritto dal World Report 2013 realizzato da Human Rights Watch, negli ultimi anni il maggior numero di esecuzioni capitali è avvenuto per reati legati al traffico e consumo di droga: decisioni adottate da tribunali rivoluzionari durante processi considerati come «viziati» dall’organizzazione internazionale. Una realtà che caratterizza l’intera regione del Medio Oriente e del Nord Africa. Difatti, nonostante la difficoltà nel reperire dati e informazioni complete nei paesi dell’area a causa di conflitti e instabilità istituzionale, il rapporto stilato da Amnesty International nel 2012 fornisce un quadro dettagliato della situazione. Secondo gli autori, gli stati che registrano una maggiore incidenza nell’utilizzo della pena di morte sono Iran, Iraq, Arabia Saudita e Yemen: come nel 2011, anche nel 2012 questi quattro paesi si configurano come i responsabili del 99% delle esecuzioni portate a termine nell’intera area. Ad ogni modo, si legge nel report, sebbene il fronte dei governi che fa uso di questo tipo di punizione si sia allargato rispetto al 2011, il numero totale di sentenze eseguite si è ridotto, passando dalle circa 750 del 2011 alle 505 del 2012.

 Fonte Mediaxpress

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