Mezzo milione i morti della guerra in Iraq

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Sono quasi 500mila i morti legati al conflitto iracheno. Lo rivela uno studio pubblicato martedì negli Stati Uniti e redatto da un equipe internazionale di ricercatori americani, canadesi e iracheni. La stima di 461mila vittime si basa su una serie di sondaggi casuali attraverso cui sono state intervistate 2mila famiglie situate in diverse regioni del paese. Il periodo di tempo considerato è compreso fra l’invasione statunitense del marzo 2003 e il giugno del 2011, sei mesi prima del ritiro delle truppe occidentali. L’indagine prende in esame le diverse cause di morte, quelle direttamente e indirettamente legate alla guerra. Il numero di morti risulta così di gran lunga superiore a quello calcolato dalla Iraq Body Count, organizzazione con base nel Regno Unito, pari a 112mila, secondo quando riferisce la BBC.

Realizzato in collaborazione con il ministero della Salute di Baghdad, il rapporto si sofferma non solo sui decessi provocati dall’invasione, dalle insurrezioni e dalle lotte armate, ma anche a quelli connessi a un contesto instabile, generato dal collasso istituzionale e dal degrado sociale, economico e sanitario. Difatti, come spiega uno degli autori Amy Hagopian, circa un terzo delle vittime è stato determinato da fattori accidentali prodotti dalla violenza delle ostilità, tra cui: acque contaminate, ospedali sovraffollati, forniture di medicinali compromesse, attacchi cardiaci e malattie cardiovascolari. «In una situazione di guerra, le persone non possono lasciare casa per cercare assistenza medica. E quando lo fanno, giungono in complessi sanitari sovraffollato di feriti gravi» ha commentato la Hagopian dell’Università di Washington alla NBC news.

Il metodo utilizzato si basa su 2mila interviste casuali fatte a nuclei familiari iracheni e condotte in cento raggruppamenti geografici attraverso le 18 provincie che compongono il territorio statale. A ciascuna è stato domandato se fosse mancato qualcuno in famiglia a partire dal 2003. L’analisi dei dati raccolti ha indicato un tasso di morte nel tempo di guerra pari a 4,55 per mille persone: un valore che supera di più del 50% il numero di decessi registrato prima dell’offensiva militare statunitense. Moltiplicando i tassi individuati per la dimensione della popolazione nazionale e considerando la quota di persone emigrate, lo studio arriva a stimare un numero di morti pari a 461mila. Di questi, il 60% è attribuibile alle violenze e il rimanente a cause indirettamente legate al conflitto: in particolare, il tracollo delle infrastrutture sanitarie, di trasporto e di comunicazione.

Autofinanziandosi con le risorse delle proprie sedi accademiche, il team di ricercatori provenienti dall’Università di Washington, dalla Johns Hopkins University, dalla Simon Fraser University e dalla Mustansiriya University ha lavorato su basi volontarie. Lo studio infatti è stato rivolto alle classi dirigenti, con l’ardito obiettivo di mostrare loro un quadro delle atrocità della guerra il più completo e realistico possibile: con l’auspicio che i governi futuri ci pensino più di una volta prima di iniziare un’invasione.

 Fonte Mediaxpress

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