L’Irlanda vota l’abolizione del Senato

referendum_iralandaSi tiene oggi nella Repubblica d’Irlanda il referendum per l’abolizione del Senato. Indetto dal primo ministro Enda Kenn, si inserisce nel quadro della politica del rigore finanziario teso a risistemare i conti pubblici. Nonostante la maggioranza dei cittadini si sia espressa contro la conservazione della camera alta (considerando i dati rivelati dagli ultimi sondaggi che non contemplano gli indecisi), una buona parte degli irlandesi manifesta delle riserve di natura politica e istituzionale nei confronti del provvedimento.

Il paese è stato prostrato dalla crisi del debito e del sistema creditizio: un periodo nero culminato con l’implementazione nel 2010 del piano di salvataggio approntato dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. Le iniezioni di liquidità per coprire il costo di finanziamento del debito e ristrutturare l’apparato bancario domestico sono state accompagnate da inflessibili tagli alla spesa pubblica, dall’aggravio fiscale e dall’aumento del tasso di disoccupazione. Per recuperare il consenso elettorale perduto e nel tentativo di liberare il bilancio statale da una voce di spesa, il governo guidato dal leader del partitoFine Gael ha invitato gli elettori alle urne per cambiare la Costituzione, eliminando un organo che costa alla nazione circa 20 milioni di euro l’anno: considerato un lusso che non ci si può permettere ‹‹dato la portata senza precedenti di privazione economica e calamità che ci ha afflitti›› ha ribadito il premier Kenn, citato dal Wall Street Journal.

Come riporta The Irish Times, secondo le ultime statistiche, sono più del 60% i cittadini pronti a rispondere “si” all’abolizione del Seanad. Diverse sono le motivazioni fornite per giustificare questa scelta. In primo luogo, ragioni di carattere economico e politico. Le misure di austerità e l’insofferenza nei confronti della classe dirigente hanno esasperato la popolazione, che ha individuato nel referendum lo strumento per colpire due fonti di preoccupazione e risentimento. Secondariamente, da considerare sono alcuni elementi di ordine istituzionale. Difatti, molto discusse sono le modalità di costituzione del senato. Come riferisce la BBC, undici dei 60 membri sono nominati dal taoiseach, il capo del governo. Sei sono scelti fra i laureati delle due università irlandesi mentre i restanti 43 sono designati dai consigli locali e dai partiti di governo. Un organo, il Seanad, debole, privo del potere di cambiare o annullare una legge: visto come “il premio di consolazione” per coloro che non riescono ad entrare nella principale camera del parlamento nazionale, il Dail. E non si paventino minacce di derive autoritarie che scoraggino l’abolizione, sostengono quelli a favore, dato che molti paesi sono dotati di un sistema legislativo unicamerale o, come Danimarca, Svezia e Nuova Zelanda, altri stati hanno già adottato iniziative simili e ‹‹nessuno dice che quelle non sono democrazie››.

In minoranza ma compatto il fronte dei contrari. Tra questi domina il partito d’opposizione Fianna Fáil che critica la manovra del primo ministro. Eliminando quest’organo costituzionale si rischia di indebolire il sistema di check and balances pensato per garantire l’indipendenza di poteri e funzioni: da qui la sfiducia nei confronti dell’esecutivo, il cui intento potrebbe essere quello di rafforzare la sua autorità e allargare le sue prerogative sul piano politico e istituzionale. Proprio per questo motivo sono in molti a chiedere una riforma del senato, chiedendo in maniera provocativa in che modo il licenziamento di 60 politici potrà risollevare il paese dalla grave recessione in cui è caduto.

Le urne rimarranno aperte fino alle 10.00 di stasera. Oltre all’abolizione del senato si vota per l’istituzione di una Corte d’Appello e per alcune modifiche al sistema giudiziario.

Fonte Mediaxpress

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