India, schiavitù domestica

india_servantUna ragazzina tra i 15 e i 18 anni, che lavorava come domestica in una casa di Nuova Delhi, è stata ricoverata lunedì scorso in ospedale per gravi ferite, provocate dalle violenze a cui era stata sottoposta dal suo datore di lavoro. Come riferisce la BBC, la 50enne autrice del reato è stata arrestata, accusata oltre che per le lesioni anche per isolamento della vittima e lavoro forzato.

La ragazza, che ha riportato tagli e ferite sul viso, sulla testa e sulla schiena, è originaria dello stato orientale del Jharkhand e lavorava nell’area diVasant Kunj, nella parte meridionale della capitale. Secondo le prime ricostruzioni, la vittima è stata percossa, bastonata e colpita con armi acuminate e affilate.

La vicenda, definita dal ministro dello sviluppo delle donne e del bambino Kiran Walia come ‹‹orribile e selvaggia››, ha puntato nuovamente i riflettori su un malcostume molto diffuso nel subcontinente. Frequenti sono infatti le storie di donne e bambini, provenienti da famiglie povere e impiegati come servi nelle famiglie agiate della capitale, ad essere soggetti a sfruttamento e torture.

Condizioni di schiavitù. Lo sviluppo economico della potenza asiatica ha causato un profondo divario fra le aree rurali e quelle più industrializzate. In un contesto di povertà diffusa, organizzazioni criminali hanno approntato una ramificata rete commerciale in cui si inseriscono agenzie di collocamento apparentemente legali. Approfittando dell’inefficienza dell’apparato di polizia, dell’inerzia politica e delle difficili condizioni di indigenza delle campagne, realizzano una capillare tratta di esseri umani. Sono soprattutto le donne e i bambini ad essere prelevati dalle loro famiglie, con la forza o con la promessa di una lavoro ben retribuito presso le abitazioni del ceto medio-alto indiano. Ma ogni aspettativa di un avvenire migliore si rivela subito per essere un’ingannevole illusione: come scrive il Washington Post, le vittime del traffico sonocostrette a lavorare per 15 ore al giorno, in cambio di cibo, alloggio e salario ben al di sotto del minimo legale (che è di circa 125 dollari al mese). Con la paura costante di abusi e aggressioni sessuali.

L’anno scorso nel distretto di Dwarka, nella capitale indiana, una domestica 13enne era stata rinchiusa in casa dai suoi datori di lavoro, una coppia di medici, partiti in vacanza per la Tailandia. I vicini avevano chiamato la polizia per le urla della ragazzina che provenivano dall’edificio. L’intervento delle forze dell’ordine ne ha permesso la liberazione e l’arresto successivo dei coniugi. Tuttavia, le rare occasioni di salvataggio operate dai reparti della sicurezza non suppliscono alle deficienze strutturali che caratterizzano l’implementazione della legge contro il lavoro minorile. Se per le stime ufficiali il numero di bambini e bambine impiegati dovrebbe raggiungere i 5 milioni, per gli attivisti la cifra è considerevolmente maggiore, addirittura dieci volte tanto.

Il punto di vista dei datori di lavoro. Diverso è il parere di coloro che assumono domestici. Alcuni parlano di un’opportunità che viene offerta a individui disagiati. Altri ancora si lamentano della difficoltà di trovare persone di servizio. Come scrive l’Economist, secondo uno studio del 2011, le donne di città che occupavano tali figure professionali erano il 18% nel 2009-2010, il 9% in meno rispetto al periodo 2004-2005. La crescita economica ha permesso la proliferazione di nuove attività commerciali e ha ampliato lo spettro degli impieghi non qualificati. In molti ne approfittano, considerando il lavoro di commesso in un negozio o di operatori di servizio negli uffici più redditizi e meno faticosi rispetto all’intransigente stato di servitù a cui potrebbero essere costretti negli ambienti domestici della classe borghese.

 Fonte Mediaxpress

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