Le divisioni della Coalizione anti-Assad

radical islamic group

Della natura settaria del conflitto ne avevano già discusso gli analisti delle Nazioni Unite. Una consapevolezza condivisa dalla comunità internazionale e rafforzata dalla molteplicità etnica e religiosa che, in misura diversa, caratterizza un po’ tutte le realtà statali mediorientali. Questa frammentazione “naturale” è stata poi aggravata da interessi e principi ideologici difficilmente conciliabili, che si sono irrobustiti nel corso delle ostilità, alimentando profonde lacerazioni all’interno degli schieramenti. Così che quelle iniziali divergenze, che hanno minato fin dal principio l’unità delle forze anti-Assad, intensificandosi ne hanno provocato la prevedibile spaccatura. Martedì scorso infatti, in un comunicato video diffuso online,undici gruppi di ribelli islamisti hanno ripudiato l’autorità della Coalizione Nazionale Siriana (CNS) che raccoglie i diversi partiti di opposizione al regime di Damasco. ‹‹I gruppi formati all’estero e che non hanno fatto ritorno nel paese (Siria, ndr) non ci rappresentano›› hanno fatto sapere nella nota, esortando ‹‹tutte le forze militari e civili ad unirsi all’interno di una comune cornice islamica basata sulla Sharia, che dovrebbe costituire la sola fonte legislativa››.

Scontri fra le varie formazioni degli insorti si sono registrati in diverse occasioni durante questi due anni e mezzo di conflitto: e tuttavia, è proprio nelle ultime due settimane che le tensioni fra esse si sono ulteriormente acuite. Come riporta Al Jazeera, gli uomini dello “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” (SIIL) hanno dichiarato di voler muovere guerra ad altre fazioni ribelli nella città di al-Bab, nel governatorato di Aleppo. In precedenza, il SIIL aveva combattuto contro la brigata“Tempesta del Nord” nella località di Azaz; sabato scorso invece, aveva affrontato i miliziani di “Jabhat al-Nusra” nella provincia orientale di Hasaka.

Secondo gli esperti, le formazioni sunnite radicali stanno acquisendo maggiore forza all’interno della galassia che raggruppa la multiforme opposizione siriana. Al punto da arrivare a disconoscere il CNS, sostenuto dalla potenze occidentali e riconosciuto dalle monarchie del Golfo come il rappresentante legittimo del popolo siriano, e a formare un’organizzazione antagonista speculare. Come si legge nel testo: ‹‹la Coalizione Nazionale e il suo governo (di transizione, ndr) diretto da Ahmad Tumeh non rappresenta (le forze di opposizione, ndr) e non sarà riconosciuto››.

Vero è che a firmare il comunicato figurano non solo le bande integraliste ma anche settori dell’esercito libero siriano come le voci religiose più moderate: il fronte Al-Nusra, Ahrar al-Sham, Liwa al-Tawhid, Liwa al-Islam, Suqur al-Sham, Harakat Fajr al-Sham al-Islamiya, Harakat al-Nour al-Islamiya, Kataib Nour al-Din al-Zinki, Liwa al-Ansar, Tajammu Fastaqim Kama Ummirat – Aleppo e Diciannovesima Divisione. Tuttavia, in base a quanto riferito dalla BBC, la dichiarazione da un lato sembra sancire la crescente preponderanza all’interno della coalizione dei reparti religiosi fondamentalisti; dall’altro, pare manifestare la graduale tendenza all’islamizzazione degli schieramenti in lotta. Con il risultato che l’equilibrio delle forze anti-Assad rischia di rompersi presto a favore delle componenti jihadiste della guerra civile.

Un’ipotesi questa che Stati Uniti e Russia hanno sempre temuto. Difatti, nonostante interessi nazionali differenti abbiano condotto la Casa Bianca e il Cremlino ad offrire assistenza rispettivamente ai ribelli e a Bashar al-Assad, le due potenze hanno sempre condiviso la preoccupazione che le formazioni fondamentaliste riuscissero a rafforzare la propria presenza nel paese. Molti osservatori americani hanno insistito sul fatto che i gruppi islamisti radicali si caratterizzano per un’organizzazione più efficientemente strutturata ed equipaggiamenti tecnologicamente più avanzati. Come riferisce Voice of America, la scorsa primavera il presidente americano Obama ha avvertito gli stati del Golfo a non dotare i ribelli siriani di missili anti-aerei, allarmato che potessero finire in mani integraliste. Allo stesso tempo, il presidente russo Putin ha recentemente espresso, in un articolo apparso sul New York Times, l’allarmante conseguenza di un trionfo dei gruppi jihadisti in Siria: l’instaurazione di un regime basato su una lettura integralista della Sharia potrebbe innescare simili aspirazioni nei territori vicini, rendendo la minaccia del terrorismo sempre più pericolosa e destabilizzante. La partecipazione al conflitto siriano di combattenti ceceni e di miliziani provenienti dal Caucaso è stata indicata come dimostrazione della plausibilità di questo scenario.

 Fonte Mediaxpress

 

 

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One thought on “Le divisioni della Coalizione anti-Assad

  1. Me da pavor el ver como la situacion actual en Irak puede encender odios que terminen en enfrentamientos religiosos.
    Aqui desde hace tiempo advierten de esta posibilidad y parece que todo
    va tegiendose poco a poco como decian

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