Elezioni a Mosca, vince Putin

elezioniSergei Sobyanin, candidato sostenuto dal presidente Vladimir Putin, ha vinto le elezioni tenutesi ieri per la carica di sindaco di Mosca. Il risultato è stato annunciato dalla commissione elettorale questa mattina: con il 51,37 per cento delle preferenze Sobyanin, già primo cittadino della capitale, si è assicurato il controllo della città per un altro mandato. Il principale sfidante, Alexei Navalny, volto rappresentativo delle proteste anti-putiniane, ha ottenuto il 24,27 per cento dei consensi, secondo quanto riferisce Rianovosti.

Navalny, che guida l’opposizione all’establishment insediato al Cremlino, ha dichiarato l’esistenza di brogli, realizzati durante la fase del conteggio dei voti: si è così rifiutato di riconoscere i risultati, sostenendo che questi sono stati ‹‹deliberatamente falsificati››. Da qui, la richiesta di un ballottaggio, subito negata dalla commissione elettorale, che ha asserito di non aver rilevato alcuna violazione. Il regolamento non prevede un secondo turno qualora il candidato arrivato primo ottenga più della metà delle preferenze. Si è aggiudicato invece il terzo posto il comunista Ivan Melnikov, con il 10,7 per cento dei voti.

L’ANTI-PUTIN. Emerso come una delle voci più critiche del governo russo, Navalny ha contestato in diverse occasioni la presunta illegalità che caratterizza l’amministrazione dell’ex Kgb. Ignorato dai media statali, quest’avvocato di Mosca ha diffuso il suo messaggio attraverso i canali di comunicazione aperti dai social media. Ha mostrato gli oliati meccanismi di un apparato che definisce corrotto, lanciando strali dal suo blog e organizzando manifestazioni su larga scala, capaci di coinvolgere ogni volta migliaia di dimostranti, soprattutto fra le fasce più giovani della popolazione. Emblematiche furono le proteste, che Navalny aiutò a coordinare, avvenute nella piazza di Mosca dopo la contestata vittoria del partito di Putin alle elezioni legislative del dicembre 2011. Nel tentativo di combattere contro un sistema da lui considerato feudale, dove ‹‹l’83% della ricchezza nazionale è posseduta dallo 0,5 per cento della popolazione››, si è attirato molti nemici, divenendo in breve una minaccia per i poteri consolidati.

Il 18 luglio scorso è stato condannato a 5 anni di detenzione per appropriazione indebita. La corte di Kirov lo ha giudicato colpevole di aver provato a rubare nel 2009 il legname appartenente all’impresa pubblica Kirovles, per un valore stimato di 500mila dollari. In quel periodo, Navalny lavorava come consulente per il governatore di Kirov. Liberato su cauzione, ha proseguito la sua battaglia politica e civile, denunciando le malversazioni e gli abusi realizzati all’interno delle grandi società sottoposte al controllo statale. Ha così accusato la magistratura di tendenziosità e parzialità, non abbandonando la sua corsa alla carica di sindaco.

IL FEDELE ALLEATO. Membro del partito dominante, Russia Unita, Sobyanin ha lavorato come capo dell’amministrazione presidenziale per poi governare la regione siberiana di Tyumen, importante per i suoi giacimenti di petrolio. Fu proprio durante l’esercizio di questo mandato che allacciò legami con i magnati Roman Abramovich e Gennady Timchenko: relazioni rinvigorite nel 2010 quando Sobyanin, assumendo l’incarico di sindaco di Mosca, garantì ai loro imperi economici una più profonda penetrazione negli affari della capitale. Durante gli anni di direzione della città, il favorito di Putin si è impegnato a risolvere problemi quali il sovrappopolamento e il miglioramento delle infrastrutture, mostrando un atteggiamento conservatore in tema di diritti civili. Meno radicale del suo predecessore Yuri Luzhkov, che aveva descritto le parate gay come ‹‹sataniche››, Sobyanin ha in più occasioni criticato i raduni e le manifestazioni omosessuali, affermando che ‹‹possono urtare i sentimenti religiosi di molti russi››.

Nonostante il mandato di sindaco duri 5 anni, il primo cittadino di Mosca aveva deciso di terminare anticipatamente il suo incarico, chiedendo l’indizione di libere elezioni. Consapevole delle tensioni politiche che attraversavano il paese, aveva pensato che, competendo e vincendo in nuove consultazioni, avrebbe consolidato la propria legittimità a governare e rafforzato quella del Cremlino. Mentre l’integrità morale del suo principale sfidante veniva macchiata dagli scandali in cui i giudici lo avevano creduto coinvolto. L’esito delle elezioni sembra avergli dato ragione.

 Fonte Mediaxpress

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