India, donne vittime di abusi

donne indiaA Mumbai, una foto-giornalista di 23 anni è stata violentata giovedì scorso da un gruppo di 5 persone. La ragazza, che lavorava come stagista per una rivista inglese, si era recata insieme ad un collega nella zona di Shakti Mills per realizzare un servizio, quando alcuni uomini si sono avvicinati: quest’ultimi hanno iniziato a disturbare e insultare i due cronisti, secondo quanto riporta il Times of India, per poi condurli con la forza in un edificio abbandonato. Qui la donna è stata seviziata mentre il collega, che ha cercato di difenderla, è stato percosso e legato. In base al referto medico la donna, che è ancora sotto stretta osservazione, ha subito molteplici ferite interne.

La polizia locale ha diffuso venerdì i primi identikit dei sospettati, sulla base della descrizione fornita dalle vittime. Gli stupratori avrebbero un’età compresa fra i 24 e i 30 anni e due di essi dovrebbero chiamarsi Rupesh e Sajid, secondo le informazioni rilasciate dalla donna agli investigatori.

Il caso rievoca l’abuso subito da un’altra ragazza di 23 anni a Nuova Delhi nel dicembre scorso, quando fu violentata da alcune persone mentre era in autobus per poi morire nell’ospedale di Singapore in cui era stata ricoverata. Così pone nuovamente la lente d’ingrandimento sulla sicurezza delle donne nel subcontinente, spesso soggette a molestie e soprusi che rimangono impuniti per l’inadempienza delle forze dell’ordine e l’inefficacia del sistema giudiziario. Una minaccia che non esclude le bambine, spesso rapite e violentate: proprio due settimane fa una ragazzina di 7 anni era stata adescata da un uomo che aveva poi abusato di lei nel bagno di uno dei compartimenti di un treno.

Citando i dati ufficiali del governo indiano, la Cnn segnala un enorme aumento degli episodi di violenza carnale nel paese: negli ultimi 40 anni, sono aumentati circa del 875 per cento, passando da 2.847 nel 1971 a 24.206 nel 2011. In altre parole, come scrive il giornalista Alex Rossi, in India viene stuprata una donna ogni venti minuti.

UNA SOCIETA’ PATRIARCALE. Nonostante le diverse manifestazioni di sdegno e l’inasprimento della legislazione che punisce questi particolari reati, la situazione non sembra essere migliorata. Le donne cercano di bilanciare la mancata esecuzione delle leggi o l’imperizia degli agenti di polizia formando squadre auto-organizzate per pattugliare i quartieri e le strade più pericolose e per insegnare ai giovani ragazzi come ci si comporta propriamente con il gentil sesso. Tuttavia, sostengono alcuni osservatori, lo sforzo, spesso tutto femminile, di riscossa e di cambiamento si scontra e si infrange con una visione patriarcale della società domestica, che contribuisce ad alimentare questo tipo di fenomeno criminale.

In fondo, come fa notare The Economist, l’India si caratterizza per una religione, l’Induismo, relativamente tollerante verso il mondo femminile. Allo stesso tempo, il paese gode di una costituzione liberale e molte donne istruite hanno raggiunto posizioni di grande prestigio nel settore pubblico come in quello privato. Eppure, una imperante mentalità patriarcale, radicata soprattutto nelle zone rurali dello stato, finisce irrimediabilmente per influenzare i rapporti umani e il modo di relazionarsi all’atro sesso. È così gli uomini sono preferiti alla donne: in particolar modo nei contesti più disagiati, i primi sono nutriti meglio, hanno accesso ad una migliore istruzione e, conseguentemente, ad una migliore carriera lavorativa. Diversamente ad attendere le seconde, se non vengono uccise prima di vedere la luce, vi è una vita fatta di discriminazioni e rischio continuo di abusi. Soprattutto nei villaggi poveri, i genitori cercano di liberarsi dal peso di una bocca femminile da sfamare: e ci riescono spesso, provocando l’aborto o macchiandosi di infanticidio.

A contribuire a questo deprezzamento dell’importanza della donna interviene un visione, in parte riflesso della tv e del cinema, che comunica un’immagine distorta della figura femminile, convertita in oggetto del piacere. Così come una certa attitudine culturale dell’uomo che, venuto a sapere della violenza subita dalla figlia o dalla moglie, tende a focalizzarsi più sulla vergogna subita e il disonore recato all’intera famiglia, che all’orrore subito da un essere umano inerme. Rivelando ancora di più, in queste drammatiche occasioni, la posizione che questa occupa all’interno della comunità.

 Fonte Mediaxpress

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