La forza di Al Jazeera

al jazeera

L’emittente qatariota si appresta a lanciare un nuovo canale di informazione televisiva in un paese che ancora oggi fa fatica a vederla senza gli occhiali dell’ideologia e del pregiudizio. In fondo, non è passato molto tempo da quando la presidenza Bush la definì “un network terrorista” e il ricordo di quel terribile settembre è ancora vivido: emblematiche furono le immagini di Osama Bin Laden che attraverso i microfoni di al Jazeera rivolgeva il suo ostile messaggio ai paesi occidentali. Sebbene aspramente contestata da alcuni membri della passata amministrazione repubblicana, Donald Rumsfeld in testa, l’emittente di Doha si è rafforzata velocemente, acquisendo il primato di referente informativo per i popoli del Medio Oriente e, successivamente, estendendo i propri canali di comunicazione per raggiungere anche il pubblico non-arabo.

Si chiamerà al Jazeera America e sostituirà Current Tv, la rete via cavo fondata dall’ex vice-presidente americano Al Gore, acquistata nel gennaio 2013 al prezzo di 500 milioni di dollari. Disporrà inizialmente di 12 sedi dislocate in differenti città del paese, assumendo tra le 850 e le 900 persone, fra giornalisti, tecnici e operatori vari. Il piano di lancio prevede una riduzione della pubblicità, dai 15 minuti ogni ora (la media per le concorrenti negli Stati Uniti) ai 6 minuti. L’equipe, cosmopolita e preparata, promette una copertura totale e imparziale degli eventi internazionali: 14 ore di notizie ogni giorno entreranno dalla porta principale di 48 milioni di case americane.

GLI INIZI. La crescita di al Jazeera è stata rapida. Nata nel 1996, in soli 17 anni è divenuta una delle principali emittenti del mondo. L’origine è da rintracciare nei capitali qatarioti e in un’ambiziosa idea di potere. Dopo aver assunto il controllo del paese, l’emiro Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani aveva fatto leva sui pochi strumenti che aveva a disposizione e sulla finestra di opportunità che gli si era aperta per poter acquisire un ruolo importante nel proscenio internazionale. Gli strumenti erano i soldi, provenienti dalla lavorazione ed esportazione del gas naturale: più della metà del Pil nazionale dipende dagli enormi giacimenti presenti sul territorio (rappresentano la terza riserva mondiale dopo quelli di Iran e Russia), che alimentano un flusso di rendita benefico costante. E la stabilità economica e sociale domestica: con una popolazione di 1,9 milioni di persone (sebbene i cittadini siano solo 250mila), il Qatar è stato descritto dalla rivista Forbes come uno dei paesi più ricchi al mondo. Difatti, con un Pil pro-capite superiore agli 88mila dollari registrato nel 2010, si posizionava davanti al Lussemburgo (81.446 dollari) e Singapore (57mila dollari): così, come commenta Jane Kinninmont dalle pagine de The Observer, nonostante la presenza di dissidenti e le violazioni della libertà di espressione nel paese, è difficile assistere a dei moti di protesta.

La finestra di opportunità consistette invece nella mancanza, per un pubblico arabo, di un’informazione completa, imparziale, priva cioè dell’influenza e della manipolazione esercitata dai singoli governi dei paesi mediorientali sulla stampa nazionale. Il tentativo di presentarsi internazionalmente come una fonte giornalistica obiettiva e moderna trasparì dall’adozione della formula del dibattito, allora assente, o proibita, nelle stazioni tv e radio degli stati arabi. Come segnala Philip Seib, docente di giornalismo alla University of Southern California, in un’intervista alla giornalista Anna Momigliano di Rivista Studio: ‹‹Per la prima volta, gli spettatori assistevano a dibattiti aperti su corruzione, i diritti delle donne, il rapporto tra religione e politica, tutti temi che prima si discutevano sottovoce: il pubblico arabo era abituato a sussurrare, al Jazeera ha dimostrato loro che potevano parlare››.

LEVA DI POTERE. Dato il veloce successo, l’emittente con base a Doha iniziò a pensare ancora più in grande. Nel 2006 venne ufficialmente lanciato un nuovo canale di informazione completamente in lingua inglese. Al Jazeera English fu alla base della strategia di diversificazione del pubblico, orientata a più ingenti guadagni e a rinvigorire il potere politico e diplomatico del Qatar. L’élite reale era infatti consapevole del ruolo marginale che il paese rivestiva nelle dinamiche regionali. Tuttavia, il soft power derivante dai media posseduti contribuì a dotare loro di un’ottima reputazione agli occhi della comunità internazionale: di questo la famiglia regnante si servì per assumere un ruolo sempre più propositivo e attivo in medio oriente. Doha divenne il luogo di incontri e dialoghi fra i rappresentanti del mondo islamico moderato e radicale così come un intermediario utile per i rapporti con l’occidente.

Con lo scoppio della primavera araba, la forza di al jazeera divenne palese a tutti. L’emittente qatariota fece conoscere a ciascun popolo arabo ciò che stava accadendo al di là delle proprie frontiere nazionali. Le cronache dalla Tunisia di Ben Ali, dalla Libia di Gheddafi, dall’Egitto di Mubarak, dalla Siria di Assad sembravano ripetere: ‹‹non siete soli››. Mentre le televisioni di stato oscuravano gli eventi, consci del probabile effetto a catena, l’emittente di Doha mandava in onda le immagini degli scontri, contribuendo a comunicare il messaggio di un momento storico in corso, in cui il popolo arabo si riappropriava della propria sovranità. Ad onor del vero solo parte del popolo arabo fu completamente consapevole di questa realtà, dato che la copertura delle notizie e il successivo contagio doveva avvenire in armonia con gli interessi nazionali: in altri stati, come Arabia Saudita e Bahrein, al jazeera fu meno diligente nel riferire delle proteste, temendone le implicazioni negative per la monarchia del Qatar. In seguito, arrivato il momento della ricostruzione istituzionale, la casa reale di Doha ha approfittato dell’influenza guadagnatasi nel corso degli anni, dei suoi mezzi di informazione e dei suoi capitali per sostenere le forze, i movimenti e i partiti ad esso più politicamente congeniali: esemplificativo in questo senso è stato il supporto offerto ai Fratelli Musulmani in Egitto.

Oggi al Jazeera sbarca negli Stati Uniti: il riflesso di un paese dalle piccole dimensioni, ma dalle ambizioni senza limiti.

 Fonte Mediaxpress

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