La storia dei Fratelli Musulmani

morsiLa tensione non si placa in Egitto, dopo una settimana di duri scontri che hanno lasciato sul campo di battaglia più di 800 vittime, tra dimostranti pro-Morsi e forze di polizia. La feroce repressione dell’esecutivo transitorio, iniziata con i raid di mercoledì scorso ai sit-in di protesta, ha determinato una recrudescenza delle violenze e degli accesi contrasti suscitati dalla destituzione del leader del Partito di Libertà e Giustizia, formazione politica sostenuta dai Fratelli Musulmani. Nel week-end, membri del governo, tra cui il premier Hazem el Beblawi, hanno suggerito di dissolvere il movimento islamico, impedendogli così di partecipare in futuro alla vita politica nazionale.

Il risultato delle consultazioni democratiche di un anno fa non aveva mai convinto i gruppi laici e liberali, così come le comunità cristiane presenti nel paese. In seguito, l’amministrazione dell’ex-presidente Morsi alimentò più serie perplessità: la discutibile gestione della difficile situazione economica, il perseguimento di un’agenda islamica e l’ auto-riconosciutasi immunità dal controllo giudiziario intimorirono finanche i più strenui oppositori del passato regime di Mubarak curiosi di sperimentare i più disparati progetti politici. Ad esasperare i movimenti di protesta intervennero poi i lavori di modifica della Carta costituzionale. Difatti, l’assemblea incaricata di redigere il nuovo testo fu composta in maggioranza dai rappresentati di Libertà e Giustizia e del partito ultraconservatore e salafita al-Nur: una conseguenza delle elezioni legislative post-Mubarak che avevano consegnato il parlamento alle forze islamiche. Le componenti liberali e cristiane si ritirarono dall’assemblea, stigmatizzandone la mancata rappresentanza dell’intero spettro sociale, religioso e politico nazionale: in particolare, si paventò il rischio di una possibile legittimazione della violazione dei diritti delle donne, della libertà di espressione e confessione religiosa, e così si contestò sempre più insistentemente il ruolo che si voleva attribuire, nella riscrittura della carta, ai dettami della Sharia.

L’intenzione di cancellare, con un colpo di spugna, le forze islamiste dall’arena politica domestica e di smantellare i Fratelli Musulmani viene presentata dal governo di transizione come la soluzione per garantire una prossima stabilità istituzionale e politica al paese. Eppure, tanta risolutezza e sicurezza sembrano disconoscere le reali potenzialità di un movimento che vanta una lunga storia di sforzi ostinati nella diffusione del proprio sistema valoriale e culturale di riferimento; che è stato capace di vivere e fortificarsi anche in condizioni di clandestinità; che, una volta radicato profondamente fra le gente, è stato in grado di sviluppare vigorose ramificazione internazionali.

‹‹L’ISLAM E’ LA SOLUZIONE››. Questo fu uno degli slogan brandito dal movimento dei Fratelli Musulmani, fondato in Egitto nel 1928 dall’infervorato predicatore Hassan al-Banna. Considerata la più antica ed estesa organizzazione islamica del paese e una delle più influenti a livello mondiale, si impegnò inizialmente nella diffusione degli insegnamenti del Corano, condannando l’influenza occidentale dispiegatasi sul territorio per mezzo del dominio che la Gran Bretagna esercitava da tempo sull’apparato statale. Il processo di graduale islamizzazione della società domestica fu portato avanti dai Fratelli attraverso la costituzione di un efficiente sistema di reti sociali e assistenziali che si districavano nei meandri più poveri della comunità egiziana. Le diverse articolazioni in cui si diramava il movimento si estesero progressivamente, fino a coprire gran parte del suolo nazionale: ognuna di esse gestiva una moschea, una scuola, un club sportivo. Così, alternando programmi di aiuti alla costante propagazione di principi religiosi prepararono, lentamente ma pervicacemente, l’impalcatura necessaria per acquisire una robusta legittimità politica. Che alla fine riuscirono ad ottenere.

Il movimento di al-Banna si diede anche un braccio armato: fu creata un’ala paramilitare chiamata “Apparato Speciale”, le cui unità combatterono, in concomitanza con la formazione militare dei “Liberi Ufficiali” di Gamal Abdel Nasser, contro l’ingerenza straniera. Il colpo di stato diretto da Nasser condusse all’abdicazione del re Faruq nel 1952, alla fine del dominio coloniale e all’instaurazione di un nuovo governo, nazionalista e secolare, che avrebbe dovuto porre l’Egitto alla testa di un movimento pan-arabo in grado di interessare l’intero medio oriente. Fu proprio allora che la collaborazione fra i Liberi Ufficiali e i Fratelli Musulmani venne meno: quest’ultimi, che invocavano la sharia come legge regolatrice delle relazioni umane, non potevano accettare la diffusione dei valori socialisti ed egualitari di cui il regime di Nasser si faceva portavoce.

Nel 1954, si attentò alla vita del nuovo leader egiziano. Il tentativo fallì e immediatamente se ne attribuì la responsabilità al movimento islamico che, come conseguenza, fu sciolto e vietato. Alcuni membri fuggirono all’estero, altri furono imprigionati e torturati, altri ancora mantennero in vita il gruppo in clandestinità. Tra i reclusi vi fu anche Sayyid Qutb, successore di al-Banna, che in carcere sviluppò la sua dottrina del Jihad, ribadendo la necessità di abbattere il regime egiziano attraverso la lotta armata e rifondarlo poi da zero secondo i principi dell’Islam. Il lavoro di Qutb fu notevole, sostengono gli esperti, al punto che il suo manifesto del 1964 “Milestones” fornì parte dell’investitura di legittimità ideologica e intellettuale delle azioni realizzate successivamente da molti gruppi sunniti, come al-Qaeda e Hamas. Nel 1965 fu operato un nuovo giro di vite contro i Fratelli Musulmani che condusse, l’anno successivo, all’impiccagione di Qutb.

La lotta armata del movimento si ridusse gradualmente fino a quando fu abbandonata verso la fine degli anni settanta: era l’epoca di Sadat e l’organizzazione islamica era intenzionata a rientrare nell’arena politica. I Fratelli Musulmani erano ormai penetrati radicalmente nella società: attraverso l’insieme di istituzioni che gestivano, come scuole, banche, fondazioni, ospedali, negozi, aziende coagulavano consenso e facevano proselitismo. Nel 1984, durante la reggenza di Mubarak, erano maturati i tempi per partecipare alle elezioni locali e nazionali e per tentare inedite alleanze con i partiti di opposizione e con le forze indipendenti. Il miglior risultato fu registrato solo nel 2005 quando, alleati con gli indipendenti, ottennero il 20 per cento dei seggi in parlamento.

Mubarak rimase sbigottito e allarmato dall’esito delle consultazioni: decise di adottare alcuni provvedimento cautelativi, che si concretizzarono nell’implementazione di una nuova serie di misure restrittive nei confronti delle forze islamiche. In sostanza, si impedì a partiti e organizzazioni di matrice religiosa qualsiasi iniziativa politica; fu vietato ai candidati indipendenti di competere per la presidenza del paese; infine attraverso l’introduzione di inflessibili norme anti-terrorismo, si limitarono le libertà dei cittadini, consentendo alle forze di sicurezza di procedere a perquisizioni e arresti di ogni persona ritenuta da esse sospetta.

Le rivolte di piazza Tahrir e la deposizione di Mubarak permisero ai Fratelli Musulmani di riorganizzare le proprie file e di sfruttare le strutture sociali, culturali e assistenziali del passato per riportare in auge il proprio messaggio. Libere elezioni sancirono la loro vittoria e la successiva presa del potere. Una conquista importante, per un movimento che da tempo puntava a quest’obiettivo. E certo di breve durata, per poter intraprendere quelle riforme necessarie a migliorare la situazione economica del paese. Ma durante la quale, i Fratelli sono sembrati più orientati e affaccendati a rafforzare il proprio dominio politico che a garantire i diritti e il benessere sociale e materiale del popolo. Di tutto il popolo. Non distinguendosi poi molto, sotto questo punto di vista, da coloro che li avevano preceduti.

Fonte Mediaxpress

Facebook
Twitter
More...

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s