Esercito imberbe

bambini soldato

Sono circa 100.000 i bambini arruolati nelle file dei diversi gruppi armati presenti nella Repubblica Centrafricana. Sottratti con la forza alle famiglie, sono costretti a combattere fin dalla più tenera età. Molti di essi subiscono anche abusi e sevizie. Lo rivela in una nota l’associazione umanitaria Save The Children, secondo cui la coscrizione minorile e lo sfruttamento sessuale si accompagnano a saccheggi sistematici dei villaggi, al dilagare della malnutrizione e della malaria e alla distruzione del sistema sanitario nazionale.

La precaria condizione domestica fa da sfondo all’instabilità istituzionale seguita al colpo di stato del marzo scorso, quando Michel Djotodia, a capo delle forze ribelli coalizzatesi nel movimento Seleka (dal sango “unione”), aveva diretto l’esautorazione dell’ex presidente Francois Bozizé . Nonostante la promessa di garantire la transizione verso nuove consultazioni nazionali, fissate per il 2016, e restaurare l’ordine e la sicurezza interna, il nuovo esecutivo è frammentato dalla lotta per il potere, in corso fra i diversi reparti ribelli che lo compongono e lo animano. Come riporta la BBC, il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon aveva deplorato la crisi umanitaria centrafricana all’inizio di questo mese, prendendo atto del completo collasso delle leggi e suggerendo successivamente al Consiglio di Sicurezza di considerare l’emissione di eventuali sanzioni e l’organizzazione di un comitato di esperti per monitorare la situazione nel paese.

ABUSI E ARRUOLAMENTO COATTO. La storia della Repubblica Centrafricana è segnata da guerre civili e conflitti armati ricorrenti. Le violenti contrapposizioni politiche si sono alternate alle tensioni etniche nel nord e alle incursioni armate di ribelli provenienti dai paesi limitrofi. Così, rinfoltire ogni volta le truppe è divenuta una necessità preminente per le varie fazioni in lotta, i cui membri passano al setaccio villaggi e città in cerca di nuove unità militari. Le trovano fra i bambini, in media dodicenni, in media analfabeti. Scartano quelli scheletrici, mettono da parte i più robusti. Li sottraggono ai genitori con la forza, li addestrano, li armano. Anche le bambine vengono prelevate e convertite nel sollazzo sessuale degli adulti. Secondo l’Unicef sono circa 300.000 i ragazzi e le ragazze già sottoposti ad abuso o costretti a combattere nelle file governative e delle forze d’opposizione.

Bambini soldato erano stati utilizzati ampiamente nel precedente conflitto, seguito alla vittoria elettorale nel maggio 2005 del Generale François Bozizé, autore di un riuscito colpo di stato ai danni del precedente presidente Ange-Félix Patassé, avvenuto nel 2003. Come segnala il rapporto dell’associazione Child Soldiers International, gli scontri nella regione nord-occidentale e nord-orientale videro impegnati l’esercito governativo, le forze fedeli all’ex-presidente Patassé e altre formazioni ribelli. In breve presero parte alle ostilità anche le truppe inviate dagli stati confinanti, in particolare dal Ciad, che organizzarono una serie di raid transfrontalieri durante i quali attaccarono le milizie centrafricane anti-governative, saccheggiarono villaggi e violentarono donne e bambine. I minori furono spesso impiegati come nuove reclute, in una guerra logorante e cruenta, priva di regole, fatta di estorsioni, sequestri, uccisioni di civili inermi.

Tra le più povere del continente (con un reddito medio pro-capite di 750 dollari all’anno), l’economia centrafricana si basa essenzialmente sull’agricoltura e sulle donazioni internazionali. Nonostante i ricchi giacimenti di diamanti e di oro, la popolazione manca di abitazioni decenti, di regolare alimentazione e di un sistema sanitario efficienti, e si caratterizza per un deprimente tasso di scolarizzazione: decine di migliaia di bambini non hanno mai frequentato la scuola; la media degli adulti riporta al massimo tre anni di istruzione; e, complessivamente, cinque centrafricani su dieci non sanno né leggere né scrivere. Gli avvicendamenti seguiti al golpe del 2013 non hanno modificato il contesto economico e sociale: come riferisce Save The Children, i saccheggi non si limitano più alle abitazioni private nei vari villaggi ma si sono estesi, partendo dalle riserve di cibo fino a comprendere le farmacie, gli ospedali e tutte le altre strutture mediche.

Si attende un presa di posizione più intransigente da parte delle Nazioni Unite mentre si registrano gli insufficienti sforzi delle operazioni di peacekeeping finora organizzate sul territorio.

Fonte Mediaxpress

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