Giocare alla guerra

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Forse giocare non è il termine adatto, poiché l’intrattenimento può condurre gradualmente all’effettivo arruolamento. In fondo, come ha spiegato lo sviluppatore Gu Kay, il videogame istruisce i suoi utenti nelle manovre militari dell’esercito cinese, li catapulta istantaneamente in scenari di battaglia volutamente realistici, li porta a combattere contro il corrispettivo elettronico di nemici realmente esistenti: il tutto, per insegnare ai giovani i rudimenti dell’arte della guerra, per dare loro una generica visione delle operazioni tattiche, per avvicinarli alle Forze Armate nazionali.

Si chiama “Glorious Mission Online” il primo gioco online realizzato in collaborazione con l’Esercito Popolare di Liberazione e attualmente in distribuzione al pubblico. Originariamente concepito come strumento di addestramento e arruolamento, il suo target commerciale è stato successivamente ampliato, dato l’interesse nazionale suscitato da un particolare scenario presente nel videogame. Se nella maggioranza di esso infatti, il principale nemico da affrontare è rappresentato dalle truppe statunitensi, nel livello denominato “In difesa delle isole Diaoyutai”, si chiede alla virtuale unità combattente dell’esercito della Repubblica popolare di salvaguardare la sovranità nazionale del territorio contro gli attacchi giapponesi. Uno scontro capace di far fibrillare le menti e i cuori del popolo cinese, fomentando i suoi sentimenti nazionalisti su una questione politica ancora aperta: la contesa sul possesso di questi pezzi montuosi di terra, circondati dal mar cinese orientale, importanti per la loro vicinanza strategica a rotte marittime e commerciali, per possibili depositi minerari e per l’attività di pesca. Queste isole infatti, conosciute a Tokyo come Senkaku, sono attualmente amministrate dalla municipalità di Ishigaki e rientrano nella Prefettura di Okinawa: uno status non accettato dal governo di Pechino che dall’anno scorso ha avviato una campagna politica per modificare la situazione.

Sebbene Gu Kay abbia ammesso che la decisione di dedicare il livello alla difesa della sovranità delle Diaoyutai/Senkaku sia derivata dall’interesse crescente del pubblico sul tema (inizialmente gli sviluppatori avevano pensato ad una battaglia generica fra i due eserciti), l’intento del gioco rimane quello di far leva sugli umori nazionalisti della gioventù cinese, spingendoli ad entrare nelle file delle Forze Armate: in questo senso, la collaborazione fra la Giant Interactive Group(l’impresa in cui lavora Gu Kay) e il comando dell’Area Militare di Nanjing è risultata fondamentale.

LA GUERRA A PORTATA DI CLICK. L’utilizzo di software e giochi online come strumento di addestramento, arruolamento e propaganda non è una novità. Molti paesi, in primis gli Stati Uniti, da tempo sono impegnati a sviluppare piattaforme ludiche sempre più avanzate, sfruttando realistiche tecniche di guerra, effettive strategie militari e le esperienze di vita di combattenti ed esperti per alimentare l’immaginario collettivo. Esemplificativo a riguardo è il sito americano Kumawar.com, che ospita una serie di videogiochi bellici facilmente scaricabili, ambientati in scenari esistenti e basati sul conflitto contro un nemico reale. Dalla Libia all’Afghanistan, passando per Iraq e Iran, e fino a giungere alla penisola coreana, i soldati statunitensi sono impegnati in diverse tipologie di missioni, come la distruzione di uno stabilimento nucleare a Teheran o l’uccisione di miliziani di Al Qaeda nella valla afgana di Shah-i-Kot.

E gli altri paesi non sono rimasti a guardare. Come riporta the Guardian, nel 2001, il siriano Afkar Media ha prodotto “Under Ash”, un gioco in cui si guidano i palestinesi contro le forze israeliane. Anche Hezbollah nel 2003 ha introdotto sul mercato un suo videogioco di guerra ambientato in Libano, mentre nel 2007 l’Associazione iraniana dell’Unione islamica degli studenti ha realizzato “Special Operation 85: Hostage Rescue”, in cui il protagonista deve liberare due scienziati nucleari iraniani rapiti dalle forze statunitensi.

L’era digitale ha svelato le sue potenzialità nell’attrarre, influenzare e manipolare le giovani menti. L’universo elettronico è divenuto il campo di battaglia virtuale di stati antagonisti, dove nemiche forze di seduzione rivaleggiano senza esclusioni di colpi. Si è inscenato così un conflitto soft, la cui vittoria, nel gioco, si raggiunge con il completamento della missione; nella realtà, invece, essa è decretata sulla base del numero degli utenti infatuati.

Fonte Mediaxpress

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