Tunisia, ucciso leader opposizione

tunisia

È stata indetta per oggi una giornata di lutto nazionale in Tunisia accompagnata da uno sciopero generale organizzato dai sindacati a seguito dell’assassinio di Mohamed Brahmi, dirigente del partito arabo nazionalista e laico del Fronte Popolare. L’uomo è stato crivellato da almeno 11 colpi sull’uscio di casa giovedì mattina, mentre usciva dalla macchina, in compagnia della moglie e della figlia più giovane: in base a quanto riportato dall’agenzia Nena, due persone sono apparse all’improvviso di fronte all’abitazione del politico a Tunisi e hanno fatto fuoco, scappando poi con un ciclomotore.

Brahmi, 58enne, era membro dell’Assemblea Costituente, incaricata di redigere una nuova Carta costituzionale, e uno dei critici del partito islamista moderato e dominante nel paese, Ennahda, asceso al potere con l’esautorazione del ex-presidente Ben Ali avvenuta nel gennaio del 2011. Mentre nelle strade delle capitale le proteste si sono alterante a scontri con la polizia, membri dell’opposizione e familiari della vittima hanno attribuito la responsabilità del reato al governo in carica, accusato di essere troppo indulgente nei confronti dell’Islamismo radicale e criticato per la sua presunta incapacità a gestire la difficile situazione economica nazionale. Rappresentanti di Ennahda hanno rigettato le imputazioni, mentre il leader del partito al potere, Rachid Ghannouchi, ha condannato l’atto esprimendo il suo cordoglio ai familiari.

Durante la giornata di giovedì, le manifestazioni si sono diffuse in altre zone della Tunisia, come nelle località di Sfax e Kef, e a Sidi Bouzid, città natale di Brahmi, dove i dimostranti hanno attaccato il quartier generale di Ennahda. Intanto rimangono bloccati i voli in entrata e uscita per il paese mentre la più grande organizzazione sindacale tunisina, la UGTT, ha invitato per oggi il popolo a serrare negozi e uffici e a bloccare i trasporti pubblici ‹‹contro il terrorismo, la violenza e gli omicidi››. Gli hanno fatto eco i partiti della sinistra, che hanno spronato i cittadini alla disobbedienza civile fino alla caduta della coalizione governativa: l’obiettivo ultimo è di istituire un governo di salvezza nazionale, progetto che è stato subito contrastato dal premier Ali Larayedh.

IL PRECEDENTE. Quello di Brahmi non è il primo omicidio di un rappresentante dell’opposizione che si consuma in Tunisia all’indomani della Primavera Araba. Nel febbraio scorso era stato assassinato l’ex leader del Fronte Popolare Chokri Belaid, freddato in auto vicino la propria abitazione. Membro del parlamento, laico e di sinistra, avvocato e attivista, Belaid aveva in più occasioni esortato l’esecutivo di Ennahda, allora diretto da Jebali, ad aprire un dialogo costruttivo con i partiti antagonisti, nel tentativo di dissipare gradualmente la crescente violenza domestica. Come Brahmi, anche Belaid aveva accusato il governo di adottare un atteggiamento morbido con l’Islam salafita e di alimentare la polarizzazione nell’arena politica nazionale, ostacolando il processo di riforme e contribuendo a inibire gli sforzi tesi alla crescita economia del paese. L’omicidio esasperò la frustrazione del popolo, che riversò nelle strade e nelle piazze il suo malcelato malcontento.

SITUAZIONE DIFFICILE. Dal punto di vista commerciale e finanziario, i cambiamenti recati dalla rivoluzione del 2011 sono stati piuttosto blandi. In Tunisia si registrano ancora un elevato tasso di disoccupazione, alta inflazione, una crescita lenta se non stazionaria e profonde disparità regionali. Se si escludono gli idrocarburi, come riporta l’Inter Press Service (IPS), dei tre pilastri che sorreggono la fragile economia nazionale, la coltivazione delle olive, la produzione del fosfato e l’industria del turismo, solo gli oliveti garantiscono entrate costanti. Mentre il settore del fosfato ha registrato alcune perdite finanziarie in seguito a diversi scioperi organizzati nell’area di Gafsa, il mercato del turismo si sta riprendendo lentamente. Nel primo trimestre del 2013, secondo le ultime stime fornite dal ministro del turismo Jamel Ben Gamra, circa 2,4 milioni di persone avevano visitato la Tunisia, permettendo un ricavo di 1,4 miliardi di dinari. Come segnala Reuters, l’anno scorso erano stati 6 milioni i turisti stranieri: tuttavia, hanno osservato alcuni analisti, la cifra è più bassa rispetto a quella raggiunta nel 2010, pari a 7 milioni per introiti complessivi di 3 miliardi di dinari.

Secondo uno studio realizzato dalla Banca di Sviluppo Africana, sono due i maggiori impedimenti alla crescita economica nazionale: da un lato, l’assenza di istituzioni in grado di assicurare le responsabilità del settore pubblico e il rispetto della legge, nonché un efficace sistema di meccanismi di bilanciamento capace di garantire l’equilibrio fra i vari poteri statali. Una deficienza basica che alimenta corruzione e nepotismo, impedendo una effettiva protezione dei diritti di proprietà. Dall’altro, l’elevato costo del lavoro, che ha finito per moltiplicare le forme di impiego non regolarizzato. In quest’ambito, significativo è il problema dell’elevato tasso di disoccupazione dello stato maghrebino, che si attesta attorno al 17%. Se si considera poi la popolazione giovanile con una laurea, esso arriva anche al 30%.

Il processo di riforme strutturali è rallentato dalla difficile convivenza fra le forze islamiche e laiche: il dialogo poggia infatti su un’impalcatura instabile, già crollata con l’omicidio di Belaid e ora di nuovo a terra con l’assassinio di Brahmi. A rendere più agitata la collaborazione fra le diverse forze politiche è il radicalismo islamico che in Tunisia accresce il numero di proseliti. Più segnatamente, spicca il movimento Ansar al-Sharia che vede gonfiare le file dei suoi iscritti: secondo Aaron Zelin, ricercatore al Washington Institute for Near East Policy, sono circa 20.000 gli aderenti al gruppo salafita, che intanto fa sempre più breccia nelle menti dei giovani, disillusi dall’operato di Ennahda: attraverso la distribuzione di medicine, alimenti e assistenza, fanno opera di proselitismo nelle zone non raggiunte dall’intervento dello stato.

La morte di Brahmi dischiude un nuovo scenario di instabilità economica e politica, delineando le premesse di un possibile stallo istituzionale che rievoca i fatti successivi all’assassinio di Belaid.

Fonte Mediaxpress

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