Taglio delle tasse sulle carte di credito

carte di credito

La Commissione Europea ha approvato mercoledì 24 luglio il piano di riduzione delle tasse imposte sulle transazioni effettuate per mezzo di carte di credito e di debito. Il progetto prevede la fissazione di un tetto alle imposte pari allo 0,3% del pagamento realizzato per le carte di credito e dello 0,2% per quelle di debito. Il provvedimento necessita di due anni prima di essere completamente implementato: durante questo lasso di tempo i diversi paesi membri e il Parlamento Europeo potranno apportare eventuali modifiche. Fino ad allora, la misura sarà introdotta solo per i pagamenti trans-nazionali, come le transazioni compiute da un cittadino italiano in un paese dell’Unione Europea diverso da quello di appartenenza. Successivamente, la soglia limite potrebbe essere imposta anche all’interno dei singoli stati

Le tasse sull’uso di monete elettroniche sono attualmente corrisposte dai negozianti e dalle imprese in favore delle banche ogni volta che un consumatore, acquistando un servizio o una merce, decide di non utilizzare denaro contante: per coprire il costo, i commercianti finiscono per aumentare i prezzi dei beni venduti al dettaglio, scaricando l’onere sulla propria clientela.

La situazione è differente nei vari paesi che compongono l’Unione, dove il tasso pagato per ogni transazione effettuata cambia a seconda del mercato nazionale. Ad esempio, secondo il Financial Times, per le carte di debito si va da un minimo dello 0,1% della Danimarca ad un massimo dell’1,6% della Polonia. Per quelle di credito, la percentuale oscilla dall’1,8% della Germania allo 0,5% della Francia. Secondo le stime delineate dal Wall Street Journal, il tasso medio varierebbe dallo 0,2% presente ad Amsterdam ad un valore superiore all’1,5% presente invece a Varsavia.

LE CONSEGUENZE. L’effetto principale del taglio sarà la diminuzione dei prezzi di vendita di beni e servizi. Secondo la Commissione infatti, l’attuale sistema non è competitivo: la riduzione dell’imposta sulle transazioni renderebbe i prodotti meno onerosi e più largamente acquistabili dal pubblico, consentendo anche un notevole risparmio in favore del commerciante e, in maniera indiretta, del consumatore. In base ad una valutazione realizzata dall’organo esecutivo europeo, il risparmio ammonterebbe a circa 3 miliardi di euro annui.

Non mancano certo le implicazioni collaterali che colpiscono le banche. Difatti queste spesso incoraggiano la diffusione delle carte di pagamento attraverso i lanci promozionali più disparati, come rimborsi, riduzioni, assicurazioni gratis: l’aumento della moneta elettronica in circolazione garantisce loro un crescente introito. Tuttavia, con l’imposizione di un tetto fisso si stima una riduzione significativa delle entrate per gli enti creditizi europei. Si verificherebbe un abbattimento del gettito fiscale dai 4,5 miliardi di euro ai 2,5 miliardi di euro, per il taglio sui pagamenti effettuati con carte di debito; dai 5,7 miliardi di euro ai 3,5 miliardi di euro su quelli onorati con carte di credito. Così i rappresentanti delle diverse istituzioni finanziarie nazionali si sono affrettate a spiegare che la tassazione esistente risulta necessaria per coprire i costi di gestione derivanti dal processo di acquisto e vendita con monete elettroniche. L’implementazione del piano farà inevitabilmente aumentare le imposte pagate dai titolari di carte di credito o debito o, al limite, comporterà una riduzione dei servizi erogati dagli enti fornitori delle carte. Rendendo così pressoché nulli i benefici ottenuti dai consumatori.

 Fonte Mediaxprees

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