Sarkozy, Hollande e le norme anti-burqa

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Sembra tornata la calma nel sobborgo di Trappes, periferia di Parigi, dove per tutto il fine-settimana si sono succedute manifestazioni e scontri in seguito al tentativo della polizia di impedire ad una musulmana di indossare il classico velo islamico. La donna era stata bloccata giovedì scorso insieme al marito da alcuni agenti: le era stato intimato di togliersi il foulard che le copriva il volto, il cui utilizzo è vietato nei luoghi pubblici. Al deciso rifiuto della coppia era seguita una rapida colluttazione con le forze dell’ordine: l’uomo era stato arrestato e condotto alla locale stazione di polizia. In breve, i membri della comunità islamica del luogo si sono riversati nelle strade per protestare, contestando quella che è stata definita da un leader religioso locale come ‹‹provocazione››. Circa 300 persone hanno attaccato nella notte di venerdì la centrale di polizia, nelle cui celle era stato condotto l’uomo accusato di strangolamento. Il focolaio della rivolta si è poi esteso nei quartieri vicini, dove auto bruciate, bus divelti e ordigni pirotecnici, utilizzati per attaccare le forze di sicurezza, hanno spinto gli agenti ad adottare lacrimogeni e manganelli per disperdere i manifestanti. Almeno sei gli arresti.

Nella mattinata di lunedì, il ministro degli Interni Manuel Valls, nel commentare la vicenda, ha ribadito il corretto operato della polizia, chiamata a far rispettare la legge: ‹‹il divieto di portare questi veli in luoghi pubblici è nell’interesse delle donne e contro quei valori che non hanno nulla a che fare con le nostre tradizioni››.

SARKOZY, HOLLANDE E LE NORME ANTI-VELO. La proibizione era stata implementata nell’aprile del 2011 durante la presidenza conservatrice di Sarkozy dell’UMP (Unione per un Movimento Popolare). La maggioranza parlamentare aveva approvato la legge giustificandola in termini civili e di sicurezza. Infatti, da un lato, era considerata uno strumento per assicurare il rispetto dei diritti delle donne e un modo per riaffermare il carattere laico e progressista della società civile francese. Dall’altro, le necessità di difendere in maniera più certa possibile l’integrità fisica individuale e di garantire la sicurezza della collettività nazionale avevano portato i legislatori a ritenere il niqab, il burqa e tipologie simili di indumenti da vietare in quanto capaci di impedire la chiara identificazione delle persone.

Tuttavia, molti osservatori videro nella decisione di introdurre la legge anti-velo una significativa valenza politica. In prossimità delle presidenziali del 2012, il partito di Sarkozy era impegnato a bloccare l’emorragia di voti provocata dalla destra nazionalista del Fronte Nazionale di Marine Le Pen: difatti, i suoi messaggi, radicalmente anti-islamici e rigorosamente contrari all’immigrazione e al multiculturalismo, avevano fatto breccia nella mente di molti francesi.

Un’ipotesi confermata dall’atteggiamento che mostrò il socialista Hollande nell’acceso dibattito. Difatti, durante la discussione parlamentare della proposta di legge nel 2010, gran parte dei socialisti si erano astenuti. Eppure, prima del secondo turno delle elezioni a capo di stato nel 2012, il candidato della sinistra francese promise che non avrebbe ritirato la legge anti-burqa qualora avesse ricoperto la carica più importante del paese. Un tentativo, secondo alcuni, di impedire che le preferenze della destra di Le Pen confluissero verso l’UMP nella consultazione del 6 maggio, quando la sfida era fra i due vincitori del primo turno, Hollande e Sarkozy.

Recentemente il governo di Hollande ha dichiarato di voler estendere le restrizioni imposte sull’utilizzo del velo islamico negli ambienti pubblici anche nel settore privato. In molti hanno criticato la decisione, rimproverando l’utilizzo dell’Islam come strumento politico, per coagulare il favore delle masse o come capro espiatorio, quando diventano critiche le lacerazioni all’interno della classe dirigente: una versione che sembra in parte giustificata da alcuni sondaggi secondo cui la maggioranza della popolazione francese sia favorevole alla restrizione di alcuni simboli religiosi.

La proposta dell’esecutivo ha suscitato così un’altra ondata di proteste e dissensi, rischiando nuovamente di ostacolare il difficile cammino dell’integrazione. Sono circa 6 milioni i musulmani residenti nel paese, le cui radici familiari in buona parte sono rintracciabili nelle ex-colonie francesi nordafricane. Di questi, secondo i dati ufficiali, solo fra le 400 e le 2000 donne vestono con il tradizionale velo religioso.

Fonte Mediaxpress

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