L’affare kazako

a

Fioccano le critiche. Si rilanciano le accuse. E il governo, ancora una volta, trema. Dopo le dimissioni di Giuseppe Procaccini, capo di Gabinetto del Viminale, si attende per venerdì l’esito della mozione di sfiducia presentata da Sel e M5S nei confronti del ministro dell’Interno Angelino Alfano. Quest’ultimo si è dichiarato all’oscuro dei fatti nella relazione tenuta in Senato e alla Camera, sottolineando come il rimpatrio di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Ablyazov, e della loro figlia, sia avvenuto senza ragguagliare gli esponenti del governo.

Una ricostruzione contraddetta dalla versione di Procaccini il quale, nella sua lettera di licenziamento, ha sostenuto di essere stato esortato da Alfano a ricevere l’ambasciatore kazako, Andrian Yelemessov, per una questione molto delicata. Incontro che si tenne il 28 maggio e di cui il capo di Gabinetto riferì il Viminale il giorno successivo. Un’altra possibile contestazione circa la disinformazione dell’esecutivo è individuabile nel fax inviato all’ufficio competente della Farnesina la notte del blitz. Difatti, tra il 28 e il 29 maggio 50 agenti di sicurezza penetrarono in una villa a Casal Palocco, nella periferia di Roma. L’intento era quello di arrestare Ablyazov, che il diplomatico kazako aveva segnalato alle autorità italiane come un criminale internazionale. Le forze di polizia intervennero poco dopo, ma senza controllare l’identità del ricercato, precedentemente fuggito a Londra per motivi politici: una mancanza che ha caratterizzato tutti, dalla questura alla polizia di stato fino a giungere all’Interpol. A seguito dell’irruzione nell’edificio furono trovate solo le due donne che, una volta trattenute, furono condotte al centro di identificazione ed espulsione. In quel frangente, Alma Shalabayeva aveva rivendicato di possedere l’immunità diplomatica: per accertare tale dichiarazione, gli agenti avevano inviato un fax di richiesta di conferma al ministero degli Esteri, ottenendo una risposta negativa. Un segnale che il personale del palazzo sarebbe dovuto essere al corrente di ciò che stava avvenendo

Nonostante il governo italiano abbia ormai revocato l’espulsione della Shalabayeva, la donna è trattenuta in Kazakistan dove, secondo le autorità di Astana, è sottoposta all’accertamento di responsabilità per un possibile coinvolgimento in un’indagine riguardante l’emissione illegale di passaporti a favore del marito e dei familiari in cambio di denaro. Ostaggio politico, insieme alla figlia, in attesa che Ablyazov si faccia vivo e si consegni alla polizia del proprio paese.

OLIGARCA IN FUGA. Laureato in fisica teorica, Ablyazov è cresciuto politicamente nei ranghi del governo del presidente Nazarbaev, dove guidò il ministero dell’energia, dell’industria e del commercio: una posizione importante nei vertici di comando dato che gli idrocarburi costituiscono il motore economico nazionale. Arricchitosi all’ombra dell’implosione sovietica, le sue finanze sono poi cresciute a pari passo con il suo prestigio e potere all’interno della classe dirigente nazionale.

Nel 2001 arriva la spaccatura all’interno dell’élite: Ablyazov fonda un movimento di opposizione rivolto a contrastare Nazarbaev, “il padre di tutti i kazaki”, reggente autocratico e decisore incontestabile dei destini nazionali. Lo scontro politico unitamente alle accuse di corruzione e affari illegali lo riducono al carcere. La pena di 6 anni, di cui verranno scontati solo 10 mesi, sarà poi revocata dal presidente kazako, su cui gravò opprimente la pressione dell’opinione pubblica internazionale: il “perdono” da lui concesso fu condizionato all’immediato e definitivo abbandono della politica da parte del suo antagonista.

Ablyazov non si impegnò a rispettare la promessa: una volta libero, si rilanciò nel mondo degli affari, scalando presto i vertici della banca BTA, il più grande ente creditizio dello stato; al contempo, finanziò generosamente i movimenti e i media avversi alla linea presidenziale, divenendo presto un dissidente. Difatti nel 2009 le autorità del paese decisero di nazionalizzare l’istituto bancario, che stava attraversando un momento di crisi, attribuendo ai suoi dirigenti, tra cui figurava lo stesso Ablyazov, l’accusa di appropriazione indebita di circa sei miliardi di dollari. Fuggito a Londra, dove ha ottenuto asilo politico nel 2011, l’oligarca kazako ha condotto una vita sontuosa fino al 2012 quando ha dovuto nuovamente scappare all’estero per evitare il carcere: condannato a 22 mesi per reati fiscali, un tribunale britannico lo aveva infatti ritenuto responsabile della mancata fornitura di attendibili informazioni circa l’origine e l’entità delle sue attività finanziarie.

LA POSTA IN GIOCO. Per l’Italia, la vicenda internazionale si articola su una fitta trama di interessi nazionali e, collateralmente, si insinua, con gravide implicazioni, nello scenario politico domestico. I giacimenti di petrolio e gas naturale hanno fatto da volano alla crescita economia del Kazakistan, il cui tasso medio si aggira attorno all’8%. In seguito, la sua posizione strategica nello scacchiere centro-asiatico congiuntamente ad un prepotente dinamismo infrastrutturale, tecnologico e scientifico hanno rinvigorito i fondamentali nazionali e proiettato l’ex-repubblica sovietica nel proscenio internazionale. La moltiplicazione dei propri partner commerciali è stata una progressiva quanto naturale conseguenza del suo continuo sviluppo come della necessità delle altre potenze di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico.

Dal momento della sottoscrizione del partenariato strategico con l’Italia, avvenuta nel 1992, fino ad oggi il volume dei traffici fra Roma e Astana è aumentato, raggiungendo stime apprezzabili: nel 2012 era di circa 900 milioni di euro. Secondo il ministero della finanza kazako, nel 2011 la maggior parte delle esportazioni hanno avuto come destinazione l’Italia (circa il 25% sul totale) e come principale bene l’oro nero. E ciò non stupisce se si pensa che grandi imprese italiane abbiano rivaleggiato con grandi compagnie mondiali per ritagliarsi un proprio spazio sulle rive del Caspio. Eni in primis, che co-diresse i lavori per lo sviluppo dell’enorme giacimento di Kashagan, per poi proseguire con Impregilo, Agip, Italcementi (lista completa aziende italiane in Kazakistan): interessi che spaziano dal settore energetico a quello delle costruzioni.

L’incidente non manca di influenzare le dinamiche interne: difatti, dopo i processi di Berlusconi e le accuse di razzismo rivolte a Calderoli, le colpe del caso attribuite ai membri dell’esecutivo, e in particolare al suo ministro degli interni, sembrano destabilizzare nuovamente il già precario assetto politico. Già perché la giustificazione della disinformazione, utilizzata da Alfano, inevitabilmente finisce per far nascere dubbi sulla sua effettiva capacità professionale a svolgere il suo incarico istituzionale. In molti si domandano in questi giorni convulsi se il governo cederà o resisterà alle richieste di assumersi degnamente le proprie responsabilità: esortazioni insistenti, e spesso interessate, mosse da personalità politiche, dell’opposizione e della maggioranza, non certo impreparate alla successiva stagione governativa.

Fonte Mediaxpress

Facebook
Twitter
More...

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s