Filippine, raggiunto accordo con i ribelli

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Il fine-settimana scorso si è conclusa la negoziazione in corso fra l’esecutivo di Manila e il Fronte Islamico di Liberazione Moro (FILM) per la partizione degli introiti derivanti dalle risorse presenti nel sottosuolo diMindanao. Come riferisce il Manila Times, l’accordo, firmato alla mezzanotte di domenica 14 luglio in Malesia a Kuala Lumpur, è stato sottoscritto da Miriam Coronel Ferrer, a capo della delegazione governativa, e da Mohagher Iqbal, al vertice del comitato direttivo del gruppo musulmano. Secondo i termini della trattativa, il FILM otterrà il 75% dei guadagni originati dalla commercializzazione dei minerali, come oro e rame, presenti nelle miniere diBangsamoro, area meridionale di Mindanao; allo stesso tempo, dovranno essere divise in parti uguali fra l’erario statale e le casse del Fronte Islamico le entrate provenienti dalla raffinazione ed esportazione dei depositi di idrocarburi collocati nella zona, quali petrolio, gas naturale, carbone e uranio.

Tuttavia l’accordo conchiuso ha lasciato perplessi alcuni membri della formazione ribelle, spingendone altri a rivendicare una diversa distribuzione percentuale delle risorse che favorisca le aspirazioni dell’organizzazione armata. Difatti, all’interno di essa sono evidenti le prime lacerazioni. Da un lato vi sono gli scontenti più moderati, come il vice-presidente per gli affari politici, Ghadzali Jaafar, che, sebbene abbia criticato l’inadeguatezza dell’accordo, lo ha poi considerato un primo passo verso la normalizzazione dei rapporti e la fine della conflitto civile. Dall’altro, elementi più radicali hanno proseguito l’azione di guerriglia, nonostante i sei giorni di dialogo e consultazioni in corso: si tratta dei Combattenti della Libertà Islamica di Bangsamoro, fazione distaccatasi in precedenza dal FILM, che nella giornata di sabato, come riportato dal quotidiano online Inquirer News, hanno ingaggiato un duro scontro contro i reparti della sicurezza nella provincia di Maguindanao.Nella colluttazione hanno perso la vita due soldati e cinque insorti.

Il patto di spartizione delle risorse naturali rappresenta uno dei cinque punti in cui si suddivide l’accordo stilato nell’ottobre 2012, finalizzato a concedere gradualmente maggiore indipendenza decisionale e organizzativa alla popolazione di fede islamica risiedente a Bangsamoro, nel Mindanao: in quest’area infatti, la popolazione musulmana rappresenta la maggioranza a fronte di un paese prevalentemente cristiano. Gli altri capisaldi dell’accordo quadro comprendono la creazione di una nuova amministrazione autonoma, la progressiva smilitarizzazione delle forze ribelli, il rafforzamento delle corti islamiche, che dovranno disciplinare e regolamentare la vita dei cittadini musulmani secondo le leggi della Sharia, e infine l’implementazione di norme che garantiscono la salvaguardia di diritti umani e principi democratici, la cui osservanza sarà controllata da reparti della polizia locale.

SULLA STRADA DELLA PACIFICAZIONE. Il conflitto fra i gruppi insurrezionali islamici e le truppe dell’esercito regolare di Manila dura ormai da 40 anni. Sentendosi discriminati dal governo di un paese prevalentemente cattolico e delusi da una redistribuzione ineguale delle terre di Mindanao, successiva ad un enorme insediamento di cristiani nella regione per opera dell’esecutivo, i vertici del Fronte di Liberazione Nazionale Moro (FLNM) decisero di aprire le ostilità, perseguendo le proprie aspirazioni indipendentiste attraverso la guerriglia. L’accordo di pace firmato nel 1996 pose le basi per la costituzione di una nuova entità politica autonoma, chiamata la “Regione Autonoma del Mindanao Musulmano”, di cui fanno parte le provincie di Lanao del Sur, Maguindanao, le isole Basilan, Sulu e Tawi-Tawi. Fu inoltre disposta la smobilitazione delle forze armate insurrezionali, parte delle quali finì per riempire le file dell’esercito nazionale e dei reparti della polizia locale.

Tuttavia le trattative non furono accettate da un ramo armato del movimento, il FILM, distaccatosi dal FLMN nel 1984. La dirigenza del gruppo ribelle decise di proseguire la lotta armata fino al 2012, anno in cui è stato delineato un altro accordo con Manila, volto a stabilizzare una nazione da tempo attraversata da guerriglie di differente matrice. A riguardo, esemplificativi furono lo scontro combattuto, nel contesto della guerra fredda, con le organizzazioni insurrezionali comuniste nella regione settentrionale del paese; come gli sforzi tesi a stroncare i miliziani della formazione islamica radicale Abu Sayyaf, che si ritiene collegata ad al-Qaeda, nella provincia di Sulu.

Secondo le ultime stime, il conflitto civile con i gruppi indipendentisti islamici ha causato almeno 120.00 morti.

 Fonte Mediaxpress

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