Datagate, le prime misure anti spionaggio

NSA

A seguito delle rivelazioni del giornale brasiliano O Globo sulle attività di spionaggio realizzate dai servizi di intelligence statunitensi in gran parte dell’emisfero occidentale, i rappresentanti del Mercosur hanno convocato un meeting a Montevideo per affrontare la questione. In particolare, come riferisce Reuters, i delegati di Argentina, Brasile, Venezuela, Uruguay e Paraguay hanno manifestato il proprio sconcerto nei confronti dei propositi di Washington che, controllando il traffico telefonico e telematico, ha deliberatamente e continuativamente violato la sovranità nazionale di altri paesi così come fondamentali diritti umani. Da qui, la necessità di rivedere la richiesta di asilo di Snowden, peraltro già accolta da Caracas, Managua e La Paz.

Questa volta le voci di critica dirette a condannare l’interferenza straniera non sono giunte solo dalle classiche roccaforti dell’antiamericanismo presenti nel subcontinente. Difatti, agli strali argentini, venezuelani, boliviani, ecuadoriani si sono presto aggiunti le perplessità e i timori di partner commerciali e alleati politici, come il Brasile di Dilma Rousseff, la Colombia di Juan Manuel Santos, il Cile di Sebastián Piñera e il Messico di Enrique Peña Nieto.

L’inchiesta del O Globo rivela infatti la preoccupante profondità del programma di spionaggio statunitense che, al di là degli affari più squisitamente militari, si proponeva di raccogliere informazioni segrete anche su aspetti politici ed economici degli stati considerati. Il complesso sistema di raccolta dati approntato dalla National Security Agency (NSA) focalizzava la propria attenzione su alcuni paesi chiave della regione latinoamericana e su preponderanti questioni strategiche. Più specificatamente, l’interesse è ricaduto sul Venezuela, per i suoi approvvigionamenti militari e la sua importante industria petrolifera, motore trainante dell’intera economia nazionale; sulla Colombia, priorità dell’agenda di politica estera statunitense in Sudamerica per ciò che concerne la lotta al narcotraffico e alla guerriglia delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia); sul Messico, dove il commercio di stupefacenti, il conflitto dei cartelli della droga, le agitazioni politiche e il settore energetico sono stati costantemente monitorati.

Come riportato dal giornale di Rio de Janeiro, la NSA si è servita di diversi strumenti. Il più importante è stato PRISM, che garantiva l’accesso alle mail, alla messaggistica e alle conversazioni online degli utenti di differenti imprese, come Facebook, Google, Microsoft, Youtube, Apple, Yahoo. Ma un ruolo significativo è stato svolto anche dal programma“Boundless Informant” che, catalogando le telefonate e gli accessi alla rete, ha permesso di rafforzare e allargare il raggio d’azione dell’attività di spionaggio.

CONTROMISURE. L’enorme estensione dell’azione statunitense, che ha spaziato dal nuovo mondo fino al vecchio continente, ha ovviamente allarmato gli alti vertici politici ed economici dei paesi target. Alle richieste di spiegazioni avanzate dagli organi europei sono seguite quelle delle istituzioni e degli esecutivi latinoamericani. Tuttavia, al di là di esse non sono stati adottati ulteriori provvedimenti, data la scelta di procedere in maniera cauta per gli interessi, commerciali e diplomatici, in gioco: le vicissitudini di Morales, di ritorno in aereo da Mosca, e il rifiuto europeo ad offrire asilo politico a Snowden sono in tal senso emblematici.

Ad ogni modo, alcuni stati, cavalcando l’onda di sdegno nei confronti dell’approccio invasivo statunitense, hanno iniziato a implementare alcune misure per evitare che simili situazioni si verifichino in futuro. Sulla reale efficacia di tali interventi è prematuro pronunziarsi: ma una sicura considerazione si fonda sul fatto che tali strumenti hanno le reali potenzialità di nutrire a livello popolare l’antiamericanismo nazionale. Ci si riferisce da un lato al Venezuela, dove l’esecutivo chavista ha esortato i cittadini a cancellare il proprio account Facebook dato che, ‹‹senza saperlo, avete lavorato gratis per conto della CIA››. Dall’altro alla Russia di Putin, da dove sono partite le richieste dell’acquisto di tradizionali macchine da scrivere al fin di sostituire i computer per la redazione delle note e delle informazioni più riservate: si pensa in questo modo infatti di difendere documenti top secret da pirati informatici, eventuali talpe e informatori segreti.

Fonte Mediaxpress

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