La possibile fuga di Snowden

maduro

Sembra vicina la fine della vicenda Snowden, dopo che il governo venezuelano ha accettato la richiesta di asilo dell’ex-collaboratore della National Security Agency, ricercato per aver rivelato l’attività di spionaggio internazionale realizzata dai servizi di intelligence statunitensi. Nella giornata di ieri, durante un vertice a Pechino, Diosdado Cabello, presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, ha ribadito l’offerta di ospitalità espressa venerdì scorso dal presidenteMaduro: dichiarazioni che hanno seguito proposte simili provenienti dai governi di Managua e La Paz. Caracas è ora in attesa della replica di Snowden.

Inizialmente, ad avvalorare la possibilità di un viaggio direzione Caraibi è stato un annuncio espresso dal portavoce del parlamento russo Alexei Pushkov che ieri, dal suo account di twitter, ha fatto intendere che Snowden avesse scelto Caracas come suo ultimo rifugio politico. Tuttavia, dopo mezz’ora è giunta la rettifica: l’uomo ha sostenuto in un nuovo messaggio sul popolare social network che si era semplicemente limitato a riportare una notizia appresa da un’agenzia di informazioni. L’organizzazione di WikiLeaks, impegnata a garantire protezione legale alla talpa e a fornire assistenza nelle varie tappe dell’espatrio forzato, ha asserito che la comunicazione ufficiale sarà rilasciata dagli stati interessati al momento opportuno e solo dopo confermata dal suo staff.

LA DIFFICILE IMPRESA. Ad ogni modo l’epilogo della vicenda non sembra così scontato, nella misura in cui sebbene ci siano concrete chances che l’uomo possa giungere in Venezuela evitando di entrare nello spazio aereo di Washington o dei suoi alleati e partner, il tragitto presenta notevoli ostacoli. In primo luogo il prezzo. Come ipotizzato dall’analista della CIA, Allen Thompson, intervistato da Foreign Policy, l’eventualità più plausibile è il noleggio di un jet con il quale giungere nel paese sudamericano percorrendo una rotta che sorvoli sempre le acque, lontano da stati amici degli USA: l’idea è quella di ‹‹partire da Mosca, dirigersi a nord verso il mar di Barents e da qui passare per lo stretto di Danimarca, procedendo poi in direzione sud verso l’isola di Terranova. Da qui, scendere giù attraverso le isole delle Piccole Antille fino a giungere alla meta››. Un volo che costerebbe circa 200.000 dollari, ha spiegato alla CNN Kirk Koenig, presidente dell’Expert Aviation Consulting.

Altre possibili rotte sono state previste dagli esperti statunitensi, come segnala ilWashington Post: ma nessuna di esse risulta priva delle incertezze che sempre caratterizzano un’ardua impresa. Una di esse è il volo di linea Mosca-Caracas con tappa intermedia a l’Avana. In questo caso, due sarebbero le opzioni considerate: la prima, viaggiare come un normale passeggero, camuffando la propria identità e fornendosi di documenti falsi; la seconda, volare apertamente, magari in compagnia di un’alta autorità venezuelana, dichiarando in anticipo le proprie intenzioni. Tuttavia, nel primo caso i solerti servizi di intelligence statunitensi potrebbero scoprire facilmente l’inganno e interrompere il volo. Differentemente, nel secondo scenario, dopo il precedente di Morales, il cui aereo era stato bloccato perché sospettato di trasportare la talpa, è improbabile che i paesi europei si lascino influenzare da sentimenti di vergogna e compassione, garantendo via libera al velivolo.

Anche le due ultime alternative sembrano abbastanza complicate. La prima rotta consiste nel sorvolare l’intero oceano Pacifico: partenza dall’aeroporto di Petropavlovsk-Kamchatsky per giungere in Nicaragua. Al pari dell’attraversamento dell’Atlantico, il viaggio richiede molto tempo, molto denaro e molto coraggio. L’altro tragitto invece cerca di far leva sull’aiuto di paesi anti-statunitensi e filo-russi: se dovesse adottare quest’ultima opzione, Snowden dovrebbe raggiungereTeheran con un volo da Mosca, procedere verso Cipro, legata ai capitali russi, e dirigersi infine verso il Sudan. Da qui potrebbe proseguire verso la costa occidentale africana e infine decollare alla volta del Venezuela. Le difficoltà insite in tale scelta sono individuabili in primo luogo nell’Egitto, il cui cielo deve essere attraversato per arrivare a Khartum: l’esercito del Cairo è molto legato ai generosi finanziamenti di Washington e, per timore di dovervi rinunciare, potrebbe costringere l’aereo ad atterrare. Inoltre, non esistendo un volo diretto dall’Africa occidentale verso Caracas si ripresenterebbe il problema di affittare un jet privato o di fare scalo in altri paesi sudamericani, politicamente imprevedibili.

Alla base di queste congetture vi sono delle priorità imprescindibili. Come per la Cina anche per la Russia le rivelazioni della talpa sono state utili: facendo leva sullo scandalo, Pechino e Mosca hanno sottolineato l’ipocrisia di Washington che accusa di pirateria informatica la prima e di mancato rispetto di diritti e libertà civili la seconda quando essa stessa appare elevare, sopra di ogni altra cosa, preponderanti interessi nazionali. Dopo aver incassato questo indiretto beneficio è stato facile per Putin rifiutarsi di estradare un cittadino americano, sostenendo di aver sempre voluto negoziare con gli Stati Uniti un trattato in tal senso mentre quest’ultimi erano impegnati a tergiversare: una motivazione rafforzata dalla ostentata opposizione della Casa Bianca a concedere una simile estradizione per quei cittadini russi che sono ricercati in patria.
Ad ogni modo, dopo aver sfruttato la finestra di opportunità offertagli dalla vicenda, le alte gerarchie di Mosca non sono disposte a rendere ancora più tese le relazioni con Washington, soprattutto in vista del prossimo summit bilaterale. Come avvenuto con la Cina quindi, sono in attesa di passare ad un altro soggetto statale la preoccupazione Snowden. E probabilmente non dovranno aspettare molto.

Fonte Mediaxpress

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