UE apre le porte alla Croazia

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Allo scoccare della mezzanotte di stanotte, il buio cielo di Zagabria è stato illuminato da fuochi artificiali che hanno segnalato l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea. Un benvenuto caloroso è stato espresso da Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Europeo, e da Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione, a cui hanno seguito le parole di soddisfazione del presidente croato Josipovic, che ha parlato di ‹‹un grande giorno per la nostra patria››. Frotte di cittadini si sono riversati lungo le strade della capitale per poi raggiungere la piazza centrale dove, cantando l’inno alla gioia di Beethoven e ingurgitando bicchieri di champagne, hanno celebrato l’evento tanto atteso. Anche se non da tutti.

OPINIONI DIVERGENTI. Lunedì primo luglio la Croazia è divenuta il 28° membro dell’Unione Europea. I più ottimisti hanno accolto con grande entusiasmo la notizia, considerando gli immediati vantaggi derivanti dalla partecipazione al processo di integrazione: la facilitazione degli spostamenti renderà più agevole la ricerca di lavoro all’estero, considerato l’alto indice di disoccupazione che affligge il paese; allo stesso tempo, un controllo più rigoroso dell’utilizzo delle finanze pubbliche croate da parte di Bruxelles aiuterà ad arrestare preoccupanti voragini finanziarie, a bloccare continui quanto vergognosi episodi di corruzione di cui in passato si sono fatti protagonisti anche membri delle più alte gerarchie statali e, conseguentemente, ad attirare nuovi investimenti esteri e alternative fonti di credito internazionale. In ultimo, contribuirà all’accrescimento del prestigio internazionale del paese, divenuto ora membro di una comunità politica, economica e culturale basata su valori democratici e rappresentante una delle grandi potenze mondiali.

Tuttavia, non tutti hanno apprezzato la novità. Parte dei croati ha espresso le proprie perplessità sul processo di allargamento, argomentando la propria sfiducia sulla base delle difficoltà che gli stati dell’Unione stanno affrontando in questi ultimi anni. A partire dalle economie più deboli: la crisi di debito, la stagnazione e la mancanza diffusa di posti di lavoro hanno mostrato come le istituzioni sovranazionali siano ben lungi dal far magie. Soprattutto quando i tagli alla spesae l’aumento delle tasse, imposti da una preventiva rigidità finanziaria, cozzano con i tentativi di implementare ricette più ardite che stimolino la crescita. Un’analisi a volte rafforzata dagli echi, che giungono nel paese, dei reiterati moniti alla prudenza e alla disillusione, trasportati da quel vento populista e nazionalista che da tempo spazza il vecchio continente. In particolare, ad essere criticati sono la preponderanza di alcuni attori statali sugli altri così come i diktat emanati dalle istituzioni centrali europee. Si teme soprattutto l’eccessiva interferenza nella politica ed economia nazionale: dall’ingerenza nelle questioni sociali e legislative fino agli obblighi di raggiungimento di determinati e costosi standard qualitativi di produzione ed esportazione.

I PROBLEMI DA AFFRONTARE. Ora che i rappresentanti di Zagabria siedono negli organi di rappresentanza europea, diviene sempre più impellente la necessità di risolvere le problematiche che vessano il paese. In primo luogo quelle economiche: un rapporto deficit/Pil al -4,6% (sebbene il vincolo europeo sia del 3%), un debito crescente (pari al 56,3% del Pil), una difficile recessione, un debito estero pari a 8 miliardi e un tasso di disoccupazione intorno al 20,9% sono i diversi lacci che soffocano la ripresa croata. Nel dicembre scorso l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato ulteriormente lo stato, definendo i suoi bond ‹‹spazzatura››. Per il momento la Croazia non prenderà parte agli accordi di Schengen (che promuovono la libera circolazione con l’abolizione del controllo delle persone alle frontiere nel cosiddetto spazio Schengen) e continuerà ad utilizzare la moneta nazionale.

Altra grave preoccupazione è quella della corruzione. In base alla classifica realizzata nel 2012 dall’organizzazioneTransparency International, il paese occupa solo il 62° posto. Un malcostume molto radicato nei ambienti istituzionali croati, tale da far scoppiare scandali capaci di suscitare profonda diffidenza nei confronti dell’élite pubblica. Emblematico fu in questo senso l’arresto, nel novembre scorso, dell’ex primo ministro Ivo Sanader, condannato a dieci anni di galera per aver ottenuto da un lato, una tangente di 10 milioni di euro dalla compagnia petrolifera ungherese MOL in cambio della cessione del controllo dell’azienda petrolifera di stato INA; e, dall’altro, per aver ricevuto 545.000 euro in mazzette dalla banca austriaca Hypo nel 1995, quando svolgeva l’incarico di vice ministro degli esteri, per un accordo di credito che avrebbe permesso all’istituto finanziario di assumere una posizione dominante nel mercato croato.

A vent’anni dal conseguimento dell’indipendenza, Zagabria partecipa al difficile e lungo processo di integrazione sul continente. Tuttavia, le bandiere europee che sventolano alle sue frontiere nazionali sembrano tradire un ottimismo che mal si concilia con le ridimensionate aspettative della sua classe politica e del suo popolo.

Fonte MediaXPress

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