Regno Unito, immigrati: pericolo discriminazione

uk borderFa molto discutere la proposta avanzata dal governo britannico di imporre il pagamento di una cauzione come necessaria condizione per il rilascio del permesso di soggiorno temporaneo ad alcune categorie di stranieri extra-europei: in particolare, si fa riferimento ai cittadini di India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Nigeria e Ghana di età superiore ai 18 anni. Il deposito, dell’ammontare complessivo di 3.000 sterline, sarà restituito quando, al termine del periodo di visita, lo studente, il lavoratore o il semplice turista faranno ritorno in patria. In caso contrario, le autorità inglesi tratterranno l’intera somma di denaro.

L’iniziativa, che dovrebbe essere implementata a novembre, si pone l’obiettivo di limitare il numero di immigrati illegali che si stabiliscono nel paese: come ha spiegato il ministro degli Interni Theresa May, sono molti i cittadini di stati “ad alto rischio” che una volta raggiunto il Regno Unito vi permangono definitivamente. Si tratta quindi di rendere più selettivo l’intero sistema migratorio, osteggiando eventuali abusi relativi alla valenza del visto e recuperando i costi pubblici sostenuti per i servizi sociali nazionali erogati ai non residenti. Una volta testato il metodo si cercherà di estenderlo anche ad altri paesi, ha poi aggiunto la May.

Il governo a guida conservatrice di Cameron sta valutando diversi possibili strumenti per ostacolare il fenomeno dell’espatrio illecito: e quella del deposito sembra finora la soluzione più accreditata. Difatti il ramo liberal-democratico del parlamento ha già più volte espresso il suo consenso nei confronti della misura: nel marzo scorso, il vice primo ministro Nick Clegg aveva sostenuto l’utilità dell’iniziativa, nonostante le voci critiche che aleggiavano all’interno del suo partito. E, tra l’altro, anche il precedente esecutivo laburista aveva più volte suggerito una proposta simile per arginare il problema dell’immigrazione. L’auspicio del numero 10 di Downing Street è riuscire a ridurre la migrazione netta, intesa come la differenza fra il numero di persone che entrano nel paese e il numero di quelle che lo lasciano, a meno di 100.000 per il 2012: si spera quindi in un suo ulteriore abbassamento rispetto a quello già registrato nel 2012, anno in cui la migrazione netta scese da 242.000 a 153.000 unità.

CORO DI CRITICHE. I giudizi negativi non si sono fatti attendere. Emblematica, in questo senso, la dichiarazione del parlamentare laburista Keith Vaz, secondo cui il provvedimento potrebbe lanciare un ‹‹messaggio sbagliato›› ai paesi interessati nonché rischiare di ‹‹alienare le comunità straniere›› presenti sul territorio. In effetti, le conseguenze derivanti dall’implementazione del progetto di legge sono abbastanza palesi.

In primo luogo, si rischia di alimentare un clima di sfiducia e discriminazione nei confronti di determinate categorie di persone: il costringerli a pagare una notevole somma di denaro in cambio del rilascio del permesso di soggiorno potrebbe essere interpretato come una mancanza di fiducia nei loro confronti. In altre parole, si darebbe l’idea di sospettare aprioristicamente della loro buona condotta, con il rischio di favorire la diffusione di pregiudizi razzisti e socialmente dannosi.

Secondariamente, un ulteriore plausibile implicazione sarebbe il deterioramento di rapporti internazionali imbastiti con le ex colonie. In particolare, ad essere colpiti sarebbero soprattutto i legami commerciali e finanziari intessuti con gli stati discriminati: si teme un calo degli investimenti produttivi come una diminuzione del volume degli scambi economici. Non solo. Secondo alcuni analisti, l’indignazione dei paesi colpiti dal provvedimento potrebbe condurli ad adottare speculari ritorsioni, con l’applicazione di tasse simili ai cittadini britannici che intendano trascorrere un periodo di tempo sul loro territorio.

In ultimo, i turisti stranieri così come studenti e lavoratori che vorrebbero soggiornare o semplicemente spostarsi nel Regno Unito entro i limiti temporali stabiliti dalla legge potrebbero essere seriamente scoraggiati dal realizzare il loro intento che, di fatto, diventerebbe molto più costoso. In questo modo, molti giovani meritevoli e capaci potrebbero pensarci più di una volta prima di recarsi a Londra per proseguire gli studi o semplicemente per cercare un impiego altamente qualificato: una perdita economica, sociale e culturale rilevante anche per la nazione britannica.

Ad ogni modo, a giustificare l’opposizione all’iniziativa “anti-immigrazione” non figurano solo i dubbi sollevati circa la reale efficacia della stessa: più specificatamente, non esistono strumenti sufficientemente in grado di monitorare il maniera completa l’effettivo ritorno in patria degli stranieri una volta scaduto il termine ultimo di permanenza. I più determinati, ha spiegato Keith Vaz, varcato il confine nazionale potrebbero lavorare illegalmente e recuperare interamente la cifra spesa.
Al contempo, viene fatto notare come alla base della proposta ci potrebbe essere l’intenzione di contrastare l’ascesa della destra euroscettica dell’UKIP (partito dell’indipendenza del Regno Unito), il cui elettorato è molto sensibile a tali tematiche: un espediente politico insomma, attraverso cui coagulare maggior consenso attorno alle forze della maggioranza.

Fonte MediaXPress

Facebook
Twitter
More...

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s