Tanzania, albinismo e stregoneria

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Mentre dormiva indisturbata nella sua camera, una bambina albina di 5 anni è stata attaccata da Kazimiri Mashauri: dopo averle tagliato le gambe con un machete, l’uomo ne ha bevuto il sangue, nella speranza di migliorare le proprie condizioni fisiche ed economiche. Come riporta il sito TakePart, la bambina è morta poco dopo, dissanguata. Sorte simile toccò aNyerere Rutahiro: 50enne albino, stava consumando la cena in compagnia della famiglia quando un gruppo di uomini ha fatto irruzione nella sua abitazione, brandendo coltelli e accette. Tra le urla della moglie Susannah, gli sono state amputate le gambe e le braccia. Come riferisce la BBC, il corpo è stato seppellito in una tomba speciale, sigillata con il cemento, al fine di impedire che eventuali trafugatori si approprino dei resti per poi venderli a caro prezzo a sedicenti maghi e guaritori.

In base alle ultime stime, in Tanzania gli albini sono circa 170.000. La precarietà della propria vita non dipende solo da questa anomalia ereditaria, che si manifesta nella mancanza del pigmento melaninico e nella conseguente colorazione bianca, o molto chiara, di pelle, capelli, peli, iride: una condizione che li rende più suscettibili a contrarre tumori e che indebolisce la loro capacità visiva. Ma anche dalle ripercussioni sociali e culturali che l’accompagnano.

TRA DISCRIMINAZIONE E STREGONERIA. La credenza nel soprannaturale ha attecchito profondamente nella società domestica della Tanzania: sono in molti i politici, gli imprenditori o semplici lavoratori impiegati nel settore della pesca e dell’attività estrattiva a vedere nelle arti magiche lo strumento per garantirsi una forma di vita più agiata, per migliorare le propria salute o, al limite, per conseguire prestigio e potere. Gli stregoni vengono incontro a queste esigenze, promettendo il soddisfacimento delle loro richieste attraverso opportuni rituali. Pratiche sanguinarie, che prevedono l’utilizzo degli arti o di altre parti del corpo di individui albini. Ne è derivata una caccia spietata che ha alimentato una truculenta industria dell’occulto: un guaritore può pagare fino a 75.000 dollari per un set che comprende arti, genitali, orecchie, lingua, capelli, sangue e naso.

Nel tentativo di vincere un elezione, di fare una buona pesca, di incappare in un filone di metallo prezioso, molte persone, soprattutto coloro che vivono nelle aree rurali, decidono di ricorrere alle prestazioni di uno stregone: così quest’ultimo suggerisce di bere il sangue di albini, di nutrirsi della carne delle loro membra o di conservare la loro testa, una volta decapitata dal corpo, come amuleto portafortuna. Le uccisioni e il traffico di organi sono costantemente alimentati dagli ambiziosi desideri di committenti che vivono nella superstizione più pericolosa: essi ritengono infatti che l’albinismo caratterizzante una persona sia la conseguenza della vita impropria condotta dai suoi genitori; complice la deferenza mostrata nei confronti di guaritori e maghi, accettano i loro consigli, credendo che il sangue o i capelli di un uomo o una donna siano dotati di facoltà mistiche e che siano in grado di conferire prosperità, benessere e buona salute. Un’attività difficilmente ostacolabile se si pensa che spesso gli ufficiali di polizia figurano tra le fila degli affezionati a questi macabri riti.

La narrativa costruita sugli albini è carica di pregiudizi e credenze dettate dall’ignoranza: si diffonde l’idea che questi siano fantasmi più che esseri umani, un cattivo presagio, e si insegna a distinguere, fin dalla più tenera età, fra “noi” e “loro”. Vivendo nella continua paura di essere ammazzati, gli albini sono spesso costretti a rimanere nelle proprie case quando, almeno qui, possono trovare protezione. Spesso infatti anche le mura domestiche possono essere insufficienti o, al limite, insidiose. Molti di loro sono uccisi ancora in fasce dalle madri, quando temono che il marito possa abbandonare la famiglia. Quelli che invece riescono a sopravvivere alle incurie dei genitori sono poi venduti come merce di consumo in un lucroso mercato nero.

Purtroppo la soluzione individuata dalle autorità per arginare il problema è stata ancora più escludente della quotidiana discriminazione a cui è sottoposta la popolazione albina: giovani e adulti sono stati collocati in centri protetti, in grado di garantire la loro integrità fisica; tuttavia, in essi è difficile sentirsi veramente liberi come è normale provare nostalgia per la propria famiglia e la propria casa.

Fonte MediaXPress

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