Il potere della chiesa evangelica in Brasile

chiesa evangelica

La settimana scorsa circa 40.000 fedeli della chiesa evangelica si sono radunati di fronte al congresso brasiliano, richiamati dai roboanti strali del telepredicatore Silas Malafaia che, dal suo pulpito di moralità conservatrice, ha aspramente condannato l’incalzante rivoluzione dei diritti civili nel paese. I microfoni hanno fatto tuonare e rimbombare lungo le strade della capitale le critiche rivolte al riconoscimento del matrimonio omosessuale e a una più estesa legalizzazione del aborto:“l’attivismo gay è immondizia morale…Satana non distruggerà i valori della famiglia” ha affermato durante la manifestazione.

Certo, Malafaia ha voluto esprimere il suo disprezzo per il parere del Consiglio Nazionale della Giustizia, secondo cui non sussiste nessun impedimento legislativo che vieti agli organi competenti di emettere licenze di matrimonio anche alle coppie gay, in attesa che passi una legge apposita in parlamento. Così come ha voluto manifestare la propria ostilità nei confronti della richiesta del Consiglio Federale della Medicina di consentire l’aborto nelle prime dodici settimane di gravidanza.

Tuttavia, le potenzialità del suo richiamo religioso mostrano anche un altro risvolto, più squisitamente politico: il governo e le autorità locali non si possono permettere di sottovalutare la forza del movimento evangelico, che ha ormai attecchito profondamente nella società brasiliana.

E, in effetti, le statistiche parlano chiaro: come riporta il Brazilian Post, secondo l’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica, il numero dei proseliti è cresciuto del 61,45% in dieci anni. Nel 2000 si riconoscevano evangelici circa 26,2 milioni di brasiliani, pari al 15,4% della popolazione del paese. Nel 2010 sono saliti a 42,3 milioni (circa il 22,2%). Certo, la maggioranza dei cittadini si conserva cattolica. Secondo le stime del 2010, il 64,6% degli abitanti (123,3 milioni) professa la fede della Chiesa di Roma: tuttavia, la loro diminuzione è evidente, dato che nel 2000 rappresentavano il 73,6% dei brasiliani (circa 124,9 milioni). In un’ottica di lungo periodo, l’ascesa della chiesa cristiano-evangelica non solo rischia di minacciare la presa del Vaticano sul più grande paese cattolico del mondo: in questo senso, il viaggio di Papa Francesco a Brasilia, programmato per il prossimo mese, in parte è interpretabile attraverso questa chiave di lettura. Ma, allo stesso tempo, è foriera di prevedibili riassestamenti politici e istituzionali.

RELIGIONE E POLITICA. Il protestantesimo penetrò originariamente in Brasile tramite missionari statunitensi verso la fine del XVIII e l’inizio del IXX secolo. In seguito si è sviluppato, articolandosi in diverse ramificazioni, come pentecostali, battisti, avventisti, membri delle differenti assemblee di Dio. La religione evangelica ottenne il suo primo riconoscimento politico ufficiale nel paese con la revisione della Costituzione del 1986: da quel momento, i suoi esponenti iniziarono a rafforzare la propria presenza nelle istituzioni nazionali, regionali e locali, ergendosi a custodi della morale e dei valori tradizionali.

Le crescenti conversioni a questa versione del cristianesimo sono direttamente proporzionali al potere, politico, finanziario e mediatico, conseguito dai loro leader. A livello regionale, basti pensare allo stato di Rio de Janeiro, uno dei più popolosi del Brasile, alla cui guida si sono succeduti, uno dopo l’altro, tre governatori legati a tale confessione religiosa (Rosinha Garotinho, Benedita da Silva e Anthony Garotinho). Come a livello nazionale, dove nelle ultime elezioni del 2010 la presenza evangelica in Parlamento è aumentata del 50%, fino a contare 68 seggi nella camera dei deputati e 3 in quella dei senatori. La presa sul pubblico dei predicatori è divenuta così estesa e articolata che la visita a chiese battiste e pentecostali nelle periferie delle grandi città è divenuta ormai una tappa obbligata per ogni candidato presidenziale che speri di entrare nel Palácio do Planalto: fu così per Luiz Inácio da Silva, ex sindacalista di sinistra e cattolico, che per ottenere la sua ri-elezione si spese in parole di approvazione per l’operato della comunità pentecostale; e lo stesso vale oggi per la Presidente Dilma Rousseff, che l’anno scorso ha nominato come ministro dell’industria ittica il vescovoMarcelo Crivella: nipote di Edir Macedo, fondatore della Chiesa Universale del Regno di Dio, in seguito confessò pubblicamente di essere un profano della pesca.

Il potere del movimento evangelico è evidente se si considera l’enorme flusso di denaro che ogni anno irrora le sue più alte gerarchie e finanzia i suoi sistematici progetti di proselitismo: l’acquisto di giornali, stazioni radio ed emittenti televisive così come l’organizzazione di concerti rock, di spettacoli ed eventi, la vendita di videogiochi e di proprie marche di vestiti sono tutti strumenti funzionali a catturare l’attenzione del pubblico, dal più giovane al più anziano. Con tutti i benefit che ne possono conseguire, a livello politico, economico e sociale. Come scrive Forbes, ne è derivata una vera e propria “industria della fede” che ha reso i suoi vertici multi-milionari. E numerosi sono gli esempi segnalabili: pensiamo aEdir Macedo, fondatore e capo della Chiesa Universale del Regno di Dio, possessore della Rede Record, la seconda più grande emittente televisiva brasiliana, di un canale di informazione, Record News, di un giornale con una tiratura di 2,5 milioni di copie, Folha Universal, di un patrimonio di 950 milioni di dollari e di un jet privato. Oppure Silas Malafaia, leader dell’Assemblea di Dio – Trionfo nella Chiesa di Cristo, ferocemente critico dell’omosessualità da classificare, secondo il suo parere, come una malattia: dal patrimonio di 150 milioni di dollari, in passato ha lanciato una campagna di raccolta fondi per creare un network televisivo su scala globale visibile in 137 paesi. O ancora Estevam Hernandes Filhoe sua moglie Sonia, fondatori della Rinascita nella Chiesa di Cristo, che vantano un patrimonio di 65 milioni di dollari e sono stati arrestati a Miami nel 2007 per il trasporto di 56.000 dollari non dichiarati, in parte nascosti nelle pagine delle Bibbie che recavano con sé.

Alla luce della separazione fra stato e chiesa operata dalla Costituzione brasiliana, sembra paradossale la commistione, così profondamente radicata nel paese, fra il sacro e il profano. Ad ogni modo, non dovrebbe meravigliarci più di tanto, dal momento che di certo questo non rappresenta un caso isolato.

Fonte MediaXPress

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