Ergastolo per il leader di Sendero Luminoso

Flores

Dopo un processo durato 6 mesi, Florindo Flores, membro dell’organizzazione insurrezionale peruviana Sendero Luminoso, è stato condannato all’ergastolo. I reati attribuitogli sono di terrorismo, narcotraffico e riciclaggio di denaro. Nella sentenza la corte, presieduta dal giudice Clotilde Savero e composta dai magistrati María Luz Vásquez e Cayo Alberto Rivera, ha riconosciuto la carica di leader del Comitato regionale Huallaga che l’imputato aveva rivestito fino alla sua incarcerazione. Alla pena è stata aggiunta anche una sanzione pecuniaria di 185 milioni di dollari come riparazioni per i danni inflitti allo stato.

Conosciuto come il compagno Artemio, ormai 51enne, l’ex rivoluzionario era stato catturato l’anno scorso durante uno scontro con le truppe regolari nella regione dell’Alto Huallaga, fortezza del gruppo ribelle e centro di produzione della pregiata cocaina andina esportata in tutto il mondo. Già nel dicembre del 2011 la formazione della sinistra radicale, sfiancata da anni di lotte e consapevole della propria debolezza, aveva dichiarato la propria disponibilità a raggiungere un compromesso con le forze governative. Tuttavia, l’amministrazione del presidente Ollanta Humala aveva ribadito la propria intransigenza nella guerra contro il movimento armato, chiarendo che Lima non avrebbe mai acconsentito ‹‹a una trattativa negoziata con dei terroristi››.

LE ORIGINI DI SENDERO LUMINOSO. Ideologo dell’organizzazione guerrigliera fu un professore di filosofia, Abimael Guzmán, la cui visione rivoluzionaria si nutriva di due elaborazioni della teoria marxista, quella leninista e quella maoista. Ma, soprattutto, fu significativamente influenzata dalla prospettiva dottrinaria di José Carlos Mariátegui, fondatore del partito socialista peruviano (PSP) e del giornale avanguardista Amauta. In esso, delineò la propria interpretazione della via rivoluzionaria: distaccandosi dalla visione ortodossa del marxismo secondo cui sarebbe stato il proletariato industriale a realizzare la lotta di classe, aveva spiegato che, in Perù, l’onere di realizzare il cambiamento sociale e istituzionale poteva essere attribuito solo alle comunità contadine e indigene. In fondo, quest’ultime rappresentavano l’80% della popolazione di un paese scarsamente industrializzato. Proprio da questa posizione prese le mosse il progetto rivoluzionario di Guzmán che, assunto il nome di battaglia di “Presidente Gonzalo”, auspicò una guerra del popolo, tesa a rovesciare il governo peruviano e funzionale alla costruzione di uno stato comunista.

Nel 1968, attraverso un colpo di mano, aveva assunto le redini del potere il generale Juan Velasco Alvarado. Il nuovo regime militare implementò una serie di riforme agricole che, pur riducendo relativamente le enormi disuguaglianze esistenti nel paese, ebbero degli effetti limitati. Ciononostante riuscirono, con un esiguo ma graduale miglioramento della situazione contadina, ad inaridire il fertile terreno di reclutamento delle formazioni guerrigliere. Anche se solo relativamente. Difatti, nel 1978, furono convocate le consultazioni per l’elezione di un governo civile: il nuovo esecutivo ben presto annullò le riforme introdotte da Alvarado, attuando una serie di politiche neo-liberali che riportarono, poi acuendole, le disparità economico-sociali del periodo precedente. In questo contesto Guzmán intensificò l’indottrinamento ideologico e l’addestramento guerrigliero delle prime milizie che si andavano formando e che avrebbero poi riempito le file di Sendero Luminoso. Quando fu pronto un numero cospicuo di combattenti fu annunciato, il 19 aprile del 1980, l’“inicio de la lucha armada”. Le prime azioni insurrezionali furono attuate nell’area di Ayacucho, per poi estendersi all’altopiano andino e alle zone costiere della capitale.

Secondo un rapporto elaborato dalla Commissione per la Verità e Riconciliazione, circa 70.000 persone sono morte nel conflitto ingaggiato dalle forze rivoluzionarie con l’autorità centrale peruviana. Analogamente ad altre formazioni insurrezionali latinoamericane, Sendero Luminoso ha finanziato la sua attività guerrigliera attraverso la produzione e la vendita di stupefacenti nonché attraverso estorsioni ai danni di imprenditori. Se inizialmente i suoi obiettivi militari si limitarono a comprendere politici locali, funzionari e agenti della sicurezza, in seguito si ampliarono, giungendo ad inglobare esponenti del governo.

Il 5 aprile del 1992, il golpe del Presidente Alberto Fujimori annullò la vita democratica nel paese, con la chiusura del congresso, il controllo dei mezzi di comunicazione e l’inizio di una campagna sanguinaria contro ogni opposizione politica. La recrudescenza della guerra a Sendero Luminoso portò alla cattura di Abimael Guzmán, il 12 settembre del 1992. Priva del proprio vertice di comando e indebolita, l’organizzazione ridusse l’attività di guerriglia, dividendosi in due schieramenti contrapposti: coloro che volevano proseguire il conflitto e coloro che volevano addivenire ad un compromesso con l’esecutivo di Lima.

Florindo Flores era l’ultimo dei principali leader dell’organizzazione. Con lui si esaurisce la vecchia gerarchia rivoluzionaria. Ciononostante, sostengono gli analisti, alcuni gruppi ribelli proseguono la propria attività insurrezionale nella regione meridionale del Perù.

Fonte MediaXPress

Facebook
Twitter
More...

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s