Liberty Reserve chiusa per riciclaggio

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Smatellata una società che forniva servizi di pagamento online in quanto accusata di aver riciclato denaro proveniente da attività illecite per una valore pari a sei miliardi di dollari. Si tratta dell’impresa costaricana specializzata in valute digitali, Liberty Reserve, i cui membri sono stati accusati da un tribunale federale statunitense per un crimine che va avanti ormai da circa sette anni. I raid della forze di sicurezza a New York, in Spagna e Costarica hanno condotto alla chiusura dell’azienda, al sequestro delle sue apparecchiature informatiche e all’arresto del suo fondatore Arthur Budovsky, insieme con gli operatori che gestivano il business internazionale.

La società consentiva agli utenti, la cui identità rimaneva celata, di trasferire grandi quantità di denaro. Secondo i procuratori, la Liberty Reserve era divenuto ‹‹uno dei principali mezzi di cui si servivano i cyber-criminali per distribuire, immagazzinare e riciclare i proventi dei propri traffici illegali››.

FUNZIONAMENTO. Il sistema di pagamento elettronico consentiva all’utente di aprire un numero di conto, contrassegnato da una data di nascita e un indirizzo e-mail. Per ogni transazione effettuata si pagava una commissione dell’1%: con un sovraprezzo di 0,75 dollari si otteneva l’occultamento del numero di conto così che il trasferimento di denaro diveniva difficilmente localizzabile. Alla base del meccanismo vi era una moneta elettronica, chiamata LR. L’utente effettuava un bonifico con moneta reale a favore di terze parti che agivano come cambiavalute: quest’ultimi convertivano il dollaro in LR e lo depositavano poi nel conto dell’utente. Il denaro virtuale poteva così essere utilizzato, comprando beni e servizi attraverso il trasferimento degli LR ad un’altra persona titolare di un conto all’interno del sistema elettronico. A quel punto, il ricevente degli LR si rivolgeva ad un altro cambiavalute per ottenere la conversione dell’ammontare di denaro in moneta reale.

Secondo il pubblico ministero del distretto di Manhattan, Preet Bharara, ‹‹la società era stata costituita per permettere ai criminali di realizzare transazioni illegali e riciclare denaro proveniente da attività illecite›› come pirateria, traffico di stupefacenti, pedopornografia.

Il caso ha riacceso i riflettori sulle pericolose conseguenze della diffusione di denaro digitale. Esperti e funzionari pubblici negli Stati Uniti hanno insistito sulla necessità che anche l’utilizzo di valuta digitale sia sottoposto alla rigida regolamentazione anti-riciclaggio operante per le banconote ordinarie.

Fonte MediaXPress

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