Lo spettro dell’Islamofobia

islamofobiaAll’indomani dell’assassinio del soldato originario di Manchester Lee Rigby, pugnalato e decapitato da due integralisti musulmani nella città di Woolwich, aumentano le manifestazioni di protesta da parte di gruppi dell’estrema destra britannica. Uno su tutti, l’English Defense League (EDL), che ha indetto una serie di marce per condannare la presenza dei musulmani nel paese ed esortare il governo a realizzare una loro rapida espulsione.

Come descritto dalla CNN, la formazione estremista anti-islamica rassomiglia, nell’ideologia, nel vestiario, nei motti, nella propaganda, ai settori radicali della destra nazionalista. Croci medievali, teste rasate, slogan razzisti caratterizzano il movimento che, tuttavia, sottolinea di distinguersi dai comparti neo-fascisti: i suoi esponenti si dichiarano contrari all’odio razziale generalizzato, ribadendo solo la loro ostilità politica, religiosa e culturale nei confronti della popolazione musulmana.

Il timore, generato dall’attentato della settimana scorsa, ha acuito e fomentato una latente avversione nei confronti della comunità islamica i cui membri, vuoi per ignoranza, vuoi per comodità, sono spesso additati come una delle cause del malessere socio-economico del paese. E così che, subito dopo l’attacco, si registrano le prevedibili, quanto ingiustificabili, conseguenze: nella località di Grimsby, sulla costa orientale inglese, due persone sono state arrestate in quanto sospettate di aver dato fuoco ad una moschea.

L’ISLAMOFOBIA AVANZA IN EUROPA. Ad ogni modo, il Regno Unito non è un caso isolato. Come denunciano da tempo organizzazioni non governative, centri studio e attivisti, nel vecchio continente incalza una vera e propria paura dell’Islam: allarmismi prodotti ed esasperati da analisi approssimative degli eventi legati al fondamentalismo in cui, ambiguamente e nocivamente, viene fatto sussumere qualsiasi manifestazione della religione musulmana.

Ancora più dannoso poi è l’uso che i partiti populisti e dell’estrema destra europea fanno di questo timore: strumentalizzandolo, puntano a coagulare attorno a sé maggior consenso elettorale, accrescendo le file dei propri iscritti. Come segnala il Think Tank Foreign Policy in Focus (FPIF), queste forze politiche hanno cambiato strategia per procacciarsi un seguito più nutrito. Più specificatamente, hanno rivisitato la propria narrativa razzista, evidenziando la componente anti-musulmana ed abbandonando la retorica che disprezza ed esclude tutta la popolazione non bianca. In altre parole, diminuendo le barriere d’accesso, etniche e culturali, al movimento e focalizzando l’attenzione su un nemico comune, hanno cercato di ampliarne la base di partecipazione, rafforzandolo.

Intanto l’ENAR (European Network Against Racism) continua ad esercitare pressioni sull’Unione Europea affinché adotti misure più efficaci per combattere l’islamofobia, da considerare come una forma di razzismo. Delucidante il suo ultimorapporto, in cui documenta la diffusione pericolosa del fenomeno, e le sue implicazioni, in Europa nell’anno 2011/2012: secondo i dati raccolti, i musulmani continuano ad essere discriminati in diversi ambiti della società domestica, dal lavoro all’istruzione, fino alla semplice erogazione dei beni e servizi ai cittadini: ad esempio, in Francia alcuni medici e infermieri si sono rifiutati di visitare dei pazienti perché appartenenti ad una religione o etnia differente mentre in Germania ragazzi e ragazze musulmani sono stati molestati verbalmente dai propri insegnanti.

Secondo l’organizzazione, la lotta all’islamofobia passa innanzitutto per una maggiore presa di coscienza della sua pericolosità. Recentemente Mario Borghezio, esponente della Lega Nord ed eurodeputato, ha proposto di tassare le famiglie musulmane dalla prole numerosa per osteggiare la “grande minaccia islamica in Europa”. Eliminare dal discorso pubblico qualsiasi commento che istighi alla paura e all’odio razziale rappresenta, secondo l’ENAR, uno dei primi provvedimenti che ciascun stato dell’Unione dovrebbe solertemente attuare per iniziare ad affrontare, in maniera costruttiva ed efficace, il problema.

Fonte MediaXPress

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