Egitto, la paura delle donne

Waleed

La potevi osservare camminare lungo le trafficate strade del Cairo. Stile impeccabile, trucco leggero, vestiario fresco ma prudentemente sobrio. Un passaggio fugace, e tutte gli uomini si giravano di scatto. Chissà cosa avrebbero pensato, se avessero saputo di quale ingannevole miraggio erano stati vittima.

Lei, o meglio, lui è Waleed Hammad, un attore di 24 anni. La sua idea: originale. Travestito da donna e con una telecamera nascosta ha filmato e documentato il comportamento della fauna locale maschile e le sue modalità di rapportarsi con il gentil sesso. L’intenzione era quella di evidenziare e spiegare le molestie, gli abusi, le violenze a cui le donne del paese sono sistematicamente soggette in una società dai costumi e tradizioni rigidamente patriarcali e conservatori.

Fischiettato e molestato verbalmente, è stato addirittura invitato, dietro il pagamento di un compenso monetario di 575 dollari, a offrire prestazioni sessuali. In un attimo ha provato, certo in piccola dose, quello a cui sono sottoposte quotidianamente migliaia di donne: ‹‹devi stare in un continuo stato d’allerta›› ha commentato il giovane, intento a registrare il reportage per un canale televisivo.

VIOLENZA DI GENERE. Con la sua inchiesta giornalistica, Hammand ha voluto mostrare una delle piaghe che da tempo affligge l’Egitto. Le statistiche sono sconcertanti: circa 20.000 i casi documentati ogni anno, sebbene, aggiungono alcuni esperti, l’umiliazione subita, la paura del giudizio altrui e la ritrosia mostrata nel denunciare le violenze possano influenzare sensibilmente il calcolo e l’elaborazione dei dati: la stima fatta, concludono, è molto probabilmente in difetto. Inoltre, gli abusi si sono moltiplicati durante la stagione di instabilità politica che ha caratterizzato il paese in seguito alla primavera araba che aveva condotto all’esautorazione dell’ultimo faraone, Hosni Mubarak. Durante le proteste, gli scontri, le manifestazioni di piazza Tahrir, molte donne sono state ripetutamente soggette a stupri e molestie. Ad esempio, come riporta Al Arabiya, sono state almeno 19 le dimostranti abusate sessualmente il 25 gennaio scorso, durante la celebrazione del secondo anniversario della rivoluzione. In un’intervista rilasciata all’emittente araba, Hanya Muheeb racconta l’attacco subito: ‹‹in pochi secondi mi hanno circondata, dozzine di persone mi strattonavano, mi violentavano››. Spesso gli agguati avvengono anche con armi in pugno, come bastoni e coltelli.

LE CAUSE. Obiettivamente, è possibile constatare che la mancanza di una rigorosa legislazione punitiva in materia, se non accresce, sicuramente non aiuta a limitare l’incidenza del crimine. A questo bisogna aggiungere la diffusa tradizione dell’omicidio d’onore: dopo che le sono state attribuite le colpe del delitto, la vittima viene uccisa al fine di redimere la famiglia dall’onta subita. In questi casi, a commettere l’abuso suole essere un parente stesso, come uno zio o un cugino. Intimorita dalla possibilità di essere punita, evitata, ostracizzata o uccisa, la donna tende a non denunciare il reato e a vivere il trauma nella più completa solitudine. L’impunità finisce così per regnare sovrana e alimentare un pericoloso circolo vizioso. Da sottolineare vi è anche l’incompetenza delle forze di sicurezza, incapaci di intervenire prontamente, proattivamente e preventivamente: al punto che le attiviste si sono organizzate, formando gruppi di protezione per le donne che vogliono scendere in strada e partecipare alle proteste.

Ad ogni modo, il dibattito sulle cause del fenomeno è piuttosto spinoso, nella misura in cui tende ad essere politicizzato ed utilizzato a scopi “ideologici”. In diverse occasioni alcuni rappresentanti del consiglio della Shura ed esponenti salafitihanno attribuito le colpe delle violenze alle donne stesse, per il loro modo di vestirsi e comportarsi in pubblico. Come ribadito da Adel Afifi, membro del partito salafita Al-Asala, ‹‹le donne alcune volte sono causa di stupri su sé stesse perché assumono una posizione che le costringe ad essere sottoposte ad essi››. Simile l’opinione di Reda Al-Hefnawy, del partito di Libertà e Giustizia: ‹‹le donne non dovrebbero mischiarsi agli uomini durante le proteste. Come può il ministero dell’Interno proteggere una donna in mezzo ad un gruppo di uomini?››
Un tentativo di diffondere l’idea che le molestie sessuali siano una naturale conseguenza dell’adesione delle egiziane alle manifestazioni di piazza: questo è il parere dell’organizzazione OpAntiSh (Operation Anti-Sexual Harassment/Assault), impegnata a soccorrere e garantire protezione alle vittime. Una tattica, pensata dallo stato, il cui obiettivo è di impedire la partecipazione femminile alla vita pubblica, prevenire e combattere il loro attivismo politico, stroncare le critiche mosse dal basso ai fallimenti istituzionali ed economici della Fratellanza musulmana.

Il reportage televisivo di Waleed Hammad vuole incoraggiare gli uomini a vedere la vita attraverso gli occhi spaventati di una donna. Probabilmente non sradicherà un problema profondo, in parte sostenuto da una concezione patriarcale e tradizionalista della donna che ancora caratterizza parte della società domestica egiziana. Ma nel tentativo di risvegliare emotivamente le coscienze, costituirà sicuramente un ulteriore e concreto stimolo ad una revisionistica percezione della figura femminile.

Fonte MediaXPress

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