Adorando Santa Morte

santa morte

Blasfemia. Questo è stato il commento della Santa Sede di fronte alla diffusione in America centrale e settentrionale di una ormai celebre statuetta commemorativa, la Santa Muerte. Durante un’incontro a Città del Messico a cui hanno partecipato fedeli della Chiesa cattolica e non credenti, il cardinaleGianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha severamente condannato la venerazione di questo scheletro avvolto in una tunica, ritenendola una ‹‹degenerazione della religione››. In particolare, nello stigmatizzare la pratica, il rappresentante del Vaticano ha associato questa particolare devozione agli ambienti criminali, segnalando che sono soprattutto gli esponenti dei cartelli della droga a rivolgersi ad essa in cerca di protezione.

Le radici del culto. Gli dei della morte hanno da sempre popolato la tradizione religiosa e valoriale della regione mesoamericana, trovando espressione nelle sue tante e diverse civiltà: zapotechi, maya, mixtechi, totonachi, aztechi. Le rappresentazioni erano fra le più svariate. Quelli più conosciuti e antichi furono mictlantecuhtli e Mictecacihuatl, il signore e la signora degli inferi: ad essi si rivolgevano le genti che vivevano in Messico per pregare i defunti, garantire loro protezione nell’al di là e per ottenere altri favori relazionati alla dipartita. In seguito, la venuta degli esploratori europei e la successiva colonizzazione spagnola si ripercosse sulle abitudini religiose di questi popoli. L’apertura di missioni evangelizzatrici contribuì, con l’arte della parola, all’etnocidio culturale mentre crudeli conquistadores si dedicavano, con l’arte della spada, al genocidio. E tuttavia, il culto della morte non fu completamente sradicato: sopravvisse all’ondata di “barbari” invasori, si conservò e, infine, si evolse.

In età contemporanea, il culto della Santa Muerte è apparso di nuovo nel 1965 nello stato di Hidalgo, nell’area centro-orientale del paese. Da qui, si è poi esteso a macchia d’olio nelle zone di Guerrero, Veracruz, Tamaulipas, Campeche, Morelos e Città del Messico. Chiamata affettuosamente “la Niña”, la statua è solitamente posta su un altare e raffigura uno scheletro umano ricoperto da una tunica che, a seconda dei rituali e della richiesta particolare del fedele, può assumere differenti colori: con il bianco, si vuole ottenere un aiuto nella sfera della salute; con il nero, nell’ambito della forza e del potere; con il rosso, in amore; con il verde, si prega in vista del consolidamento delle relazioni familiari e, in genere, affettive. Suppliche e sollecitazioni vengono mosse sia in termini positivi che negativi: vale a dire, si domanda una grazia per sé come si può augurare una sventura al proprio nemico.

Conosciuta anche come la “Comadre”, la “Bonita”, la “Flaca”, questa rappresentazione della morte racchiude in sé una simbologia abbastanza semplice, facilmente accessibile e assimilabile da tutti. La tunica è espressione di una copertura, di un velo, che nasconde un corpo scheletrico, così come la nostra pelle occulta e maschera il nostro spirito. La sua falce è emblema della giustizia insita nella morte: essa è equa, perché colpisce tutti, senza distinzione. Il globo terrestre rappresenta la spazialità del suo intervento: infinita, perché priva di frontiere. La clessidra, infine, indica la ciclicità della vita umana: tutto ciò che inizia deve terminare, per poi ricominciare nuovamente.

I suoi fedeli. La si può trovare sui cruscotti delle auto degli spacciatori così come nei negozi di alimentari o nelle case, dove appositi altarini vengono predisposti per accoglierla al meglio. Difatti, se è vero che la santa morte sembra essere divenuta la referente principale delle preghiere di mafiosi e narcotrafficanti, la sua popolarità è cresciuta a tal punto da allargare il suo bacino di credenti. Anche fra i cattolici.

Come ribadiscono alcuni esperti, gli esponenti della criminalità messicana sono molto superstiziosi. Il successo della loro attività economica comporta un’esistenza travagliata, stressante: una battaglia continuativa, logorante, infinita contro la polizia e gruppi rivali. Per loro, vita e morte sono intrinsecamente legati: da qui, la magica invocazione alla Señora in cerca di protezione, conforto e vendetta.
La sua adorazione si è presto diffusa, in maniera trasversale, anche nei comparti non criminali della società messicana: studenti, tassisti, venditori ambulanti, casalinghe, operai, medici, avvocati possono essere visti in contemplazione e venerazione nei pressi di reliquiari e altari pubblici dedicati alla Bonita. Affascinati dai suoi decantati (e immaginati) poteri sovrannaturali, implorano miracoli, cercando così di colmare il vuoto lasciato dal cristianesimo. Un sincretismo religioso così potente da rendere la Flaca tanto popolare quanto i sacri titani del cattolicissimo Messico, la Vergine di Guadalupe e San Giuda.

Il clero cristiano da tempo è impegnato a estirpare questo culto che, giudicato malsano e anti-religioso, sta gradualmente accrescendo le file dei suoi adepti. Milioni sono i messicani e gli immigrati latinoamericani negli Stati Uniti che costruiscono cappelle, edificano altari e postazioni votive, organizzano processioni e promuovono celebrazioni. Spesso, nella speranza di migliorare le proprie condizioni di vita, economiche e sociali. Perché, in fondo, laddove non interviene l’opera umana, non resta che aspettare il magico aiuto del divino.

Fonte MediaXPress

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