Germania, lo spettro della Xenofobia

nazismo

Lunedì prossimo si terrà a Monaco il processo nei confronti di  Beate Zschäpe, accusata di omicidio ai danni di otto persone turche, di un greco e di una poliziotta. Insieme a lei, saranno sottoposti a giudizio André Eminger e altri tre complici. Secondo il procuratore Herald Range, a ispirare la serie di efferati delitti è stato il loro feroce odio razziale: difatti, gli imputati sono componenti della National Socialist Underground, un’organizzazione neo-nazista fondata negli anni novanta, oltre che da Beate Zschäpe, da Uwe Mundlos e Uwe Boehnhardt. Inoltre, si presume che essi siano anche i responsabili di due attacchi dinamitardi e di 15 rapine realizzate in alcune banche tedesche.

In base alle indagini, l’accusa ritiene che l’intento ultimo era stato quello di destare timore fra le comunità straniere presenti sul territorio, incoraggiando gli immigrati a partire per salvaguardare la propria sicurezza. Lo sconcerto della cospicua minoranza turca, che conta circa tre milioni di abitanti nel paese, non ha riguardato solo la serie di assassini, ma anche il modo in cui si è cercato di rispondere e reagire a questi. Da un lato, le contromisure sono state inefficaci, dato che per circa una decade le violenze sono continuate e gli artefici hanno goduto della più completa libertà; dall’altro, perché la procedura di individuazione dei responsabili è stata parziale e prevenuta, al limite discriminatoria: l’ipotesi di una matrice neo-nazista era stata scartata fin dall’inizio, mentre era stata preferita la solita pista della minaccia islamica o della mafia straniera.

Una sorta di razzismo istituzionalizzato, ha spiegato il leader della comunità turca tedesca, ha finito così per intralciare le indagini: la possibilità che i delitti fossero la drammatica manifestazione di un’incalzante campagna anti-immigrazione non ha nemmeno sfiorato i servizi d’intelligence nazionali né la polizia locale, sebbene da tempo l’uccisione casuale di stranieri priva di rivendicazioni di responsabilità è considerata un’espressione dei fautori della supremazia razziale

L’EREDITA’ DI HITLER. Da tempo ormai attivisti, giornalisti, politici, accademici denunciano il pericoloso dilagare di sentimenti reazionari ed estremisti, prodotto di un substratum culturale e ideologico che sembra quasi auspicare l’avvento di unquarto reich. Le file dei gruppi neo-nazisti si nutrono soprattutto di giovani: in particolar modo di quelli vissuti nel contesto della Germania dell’Est, povera di promettenti prospettive future e traviata dal ricordo politico ed economico del comunismo; o di quelli cresciuti in una famiglia divisa e instabile, e in un ambiente disagiato e xenofobo.

Sono diversi i tratti distintivi che contraddistinguono queste formazioni di estrema destra. Ad esempio, nel genere musicale preferito: molto in voga sono gruppi quali “Sturmwehr”, “Faustrecht”, “Schlachthaus”, “Faktor Widerstand” o“Jungvolk”, inneggianti, con i testi delle loro canzoni, all’antisemitismo e, più in generale, all’odio nei confronti del diverso. O ancora, nel vestiario: secondo alcuni attivisti, sono amanti del marchio inglese Lonsdale, in quanto contenente nel nome le lettere NSDA, iniziali di Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei.

Secondo i servizi segreti tedeschi, le organizzazioni della destra radicale diffuse in Germania sono circa 225, le quali contano nel complesso 22.400 membri. La violenza prodotta da questi gruppi è sensibilmente aumentata, lamentano le forze politiche della sinistra: secondo stime riportate dalla fondazione Amadeu Antonio, dal 1990, anno della riunificazione delle due Germanie, fino al 2011, sono morte per mano di queste formazioni radicali 182 persone.

AL VIA AL PROCESSO. L’identità dei presunti colpevoli è stata identificata dalle autorità competenti solo 18 mesi fa (gli omicidi si ripetevano ormai da circa dieci anni). Nel novembre del 2011, gli agenti stavano investigando su una rapina in banca nella località di Eisenach, nella Germania dell’Est: la traccia li aveva portati dai membri fondatori della National Socialist Underground. Sapendo di essere ricercati dalla polizia, Uwe Mundlos e Uwe Boehnhardt hanno deciso di suicidarsi: così, si sono tolti la vita dandosi fuoco in un caravan. Saputa la notizia, Beate Zschäpe ha incendiato l’appartamento che condivideva con i due ragazzi nella città di  Zwickau e si è data alla fuga. Dopo quattro giorni però ha deciso di costituirsi. Nel frattempo, le forze dell’ordine erano entrati in possesso della pistola Ceska 83, utilizzata per compiere gli assassini e rinvenuta nei resti del caravan. Insieme con l’arma, è stata portata alla luce una videocassetta in cui sono stati filmati e documentati i crimini commessi. La donna è l’unico membro-fondatore sopravvissuto dell’organizzazione terroristica NSU. Qualora dovesse essere ritenuta colpevole, potrebbe essere condannata all’ergastolo.

Fonte MediaXPress

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