Stati Uniti, spie cubane nei servizi segreti

spionaggio

Marta Rita Velazquez, 55enne, è stata accusata da un tribunale statunitense di spionaggio internazionale. Secondo i giudici la donna, impiegata presso l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale, lavorava al servizio dell’intelligence cubana: il uso incarico era consistito da un lato, nel trafugare e condividere con l’Avana documenti e informazioni segreti del Pentagono; dall’altro, nel far assumere un’altra spia cubana presso il dipartimento della Difesa americano.

Velazquez, laureata a Princeton e alla Georgetown University Law School, era stata accusata di cospirazione circa dieci anni fa: per questo, aveva deciso di trasferirsi in Svezia nel 2002, dove attualmente vive, sfruttando la mancanza di una clausola di spionaggio nel trattato di estradizione sottoscritto da Washington e Stoccolma. In questo modo, ha lamentato il portavoce del dipartimento della Giustizia Dean Boyd, evitò l’arresto, sebbene ‹‹lo spionaggio è considerato offesa politica, per questo ricade al di fuori dell’ambito del trattato di estradizione precedentemente firmato dalle due parti››. Intanto i funzionari svedesi hanno preferito non esprimere commenti sulla vicenda.

Come riporta il Washington Post, la presunta spia, nata a Puerto Rico, era stata addestrata nella perla delle Antille, dove era stata preparata, tra l’altro, nell’arte del camuffamento, nella realizzazione e utilizzo di documenti falsi, nella ricezione di istruzioni in codice emesse attraverso radio a onde corte.

SPY STORY. Secondo fonti vicine all’FBI, la situazione della Velazquez era nota già dal 2002, quando Ana Belen Montes, ex analista del dipartimento della Difesa, aveva confessato la propria collaborazione per l’intelligence dell’Avana, durata 17 anni. La Montes, che sta scontando una pena di 25 anni di prigione, ha raccontato di aver conosciuto Velazquez mentre frequentavano la Johns Hopkins University School of Advanced International Studies negli anni ottanta. La convergenza di opinioni negli affari internazionali fu subito evidente: in particolare, entrambe erano feroci critiche dellapolitica estera reaganiana in America latina, soprattutto della condotta assunta dal Dipartimento di Stato in Nicaragua, dove si sostenevano gli sforzi della guerriglia contras atti ad esautorare il regime comunista sandinista di Managua.

La linearità di pensiero finì, in breve, per rafforzare la loro amicizia. Al punto che, secondo il pubblico ministero, fu proprio Velazquez ad avvicinare la collega universitaria ai servizi segreti cubani di stanza a New York; ad accompagnarla sull’isola per l’addestramento di routine; e infine ad aiutarla nell’ottenere un lavoro presso il dipartimento della Difesa, all’interno dell’agenzia di intelligence dove, godendo di un’autorizzazione di accesso a file segreti, avrebbe potuto operare al servizio del suo vero governo da una posizione privilegiata.

La Corte ha affermato che ‹‹a partire dal 1983 Velazquez ha operato, di concerto con gli agenti dell’Avana, al fine di trasmettere informazioni confidenziali sulla difesa nazionale statunitense a favore di Cuba››. Qualora i capi d’imputazione dovessero essere riconosciuti, potrebbe essere condannata all’ergastolo.

Fonte MediaXPress

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