Boston: la mano del lupo solitario

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Ancora incerte le cause e sconosciuti gli artefici dell’attentato che ha colpito la città di Boston durante l’annuale maratona commemorativa, con la quale nel Massachusetts si celebra lo scoppio della Rivoluzione Americana. Le due detonazioni, avvenute a distanza di 12 secondi l’una dall’altra, hanno causato la morte di tre persone: si tratta di un ragazzino di otto anni, una donna ventinovenne e uno studente universitario cinese. Circa 183 i feriti, i quali hanno riportato ustioni, tagli e amputazioni. Secondo i referti medici, le lacerazioni che presentano le vittime sono dovute non solo ai detriti e alle schegge derivanti dalla esplosioni, ma anche da chiodi e oggetti sferici di metallo: la CNN riferisce il parere del personale ospedaliero, secondo cui l’intento del terrorista è stato quello di amplificare al massimo l’impatto distruttivo delle bombe, piazzate vicino alla linea di traguardo della corsa.

Le indagini del FBI rivelano che la prima esplosione è provenuta da una pentola a pressione nascosta in un borsone nero mentre la seconda in un contenitore di metallo: in quest’ultimo caso, non è ancora chiaro se si tratti di una seconda pentola a pressione o di uno strumento differente. Ad ogni modo, come segnala la BBC citando una fonte vicina agli inquirenti, i due meccanismi esplosivi contenevano chiodi, pezzi di metallo e cuscinetti a sfera.

Il presidente Obama è atteso a Boston nella giornata di giovedì 18 aprile per tenere un discorso e partecipare alla veglia inter-religiosa. L’inquilino della Casa Bianca aveva condannato l’aggressione, definendola un atto terroristico, un’azione vile e atroce: ma, al contempo, aveva sottolineato i dubbi esistenti sulla responsabilità dell’attentato e sulle sue motivazioni. Proseguono così le indagini delle forze di sicurezza e dell’intelligence statunitense: in particolare, a destare rabbia e paura è l’incapacità di capire a chi debba essere imputato l’efferato crimine. A un’organizzazione terroristica straniera? A gruppi domestici? A un singolo individuo?

UN LUPO SOLITARIO? In base ai materiali reperiti e alle caratteristiche rudimentali del congegno, una delle piste tracciate dagli esperti è proprio quella del terrorista singolo, che agisce individualmente e che fabbrica artigianalmente inneschi e bombe attraverso una formula semplice e largamente diffusa. Il timer utilizzato, la mistura delle sostanze, la pentola a pressione sono elementi che portano verso questa direzione: più specificamente, secondo il parere di alcuni artificieri, il fumo bianco generato in seguito alla detonazione proverebbe che l’esplosivo fatto brillare non è quello impiegato solitamente dai militari, che provoca un fumo più scuro, grigio o nero.

Comunque, anche questa pista finisce per articolarsi ulteriormente. Difatti, alcuni analisti hanno avanzato l’ipotesi di Al Qaeda. In particolare si ritiene che qualche militante abbia potuto seguire le istruzioni contenute nell’articolo: “Come fare una bomba nella cucina di tua madre”, pubblicato nella rivista Inspire del 2010. In esso viene spiegato dettagliatamente il procedimento più accurato per fabbricare un ordigno, con materiali facilmente rinvenibili: segnatamente, pentole a pressione, polvere da sparo, chiodi, frammenti di metallo. Tuttavia, non vi sono indizi a sufficienza che dimostrino il coinvolgimento dei membri dell’organizzazione terroristica della Penisola Araba nella vicenda di Boston, sebbene molti commentatori abbiano posto enfasi sui continui inviti fatti da Al Qaeda ai musulmani che abitano in Occidente ad agire per conto proprio.

L’altra possibilità vagliata dagli addetti ai lavori è tutta domestica, vale a dire quella degli esponenti dell’estrema destra: l’utilizzo di pentole a pressione per la creazione di bombe, argomentano gli esperti, è stato un loro tratto distintivo in passato. Un esempio esaustivo che è stato additato è quello del dispositivo realizzato da Erich Rudolph, cristiano-radicale, anti-abortista e omofobo, responsabile dell’attentato terroristico avvenuto durante le Olimpiadi di Atlanta nel 1996: anche in quell’occasione il congegno, composto da esplosivo, polvere da sparo e chiodi per incrementarne le potenzialità, era stato nascosto in una borsa.

Intanto, le manifestazioni di solidarietà si susseguono nella città colpita. E mentre proseguono le indagini, la tensione resta alta, a causa di due lettere fatte recapitare rispettivamente al senatore repubblicano Roger Wicker e al presidente Obama. Entrambe le lettere sono state intercettate: la prima recava con sé della ricina, un agente tossico letale; la seconda, contente una sostanza sospetta, è attualmente sottoposta a più accurate analisi di laboratorio.

 Fonte MediaXPress

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