Maduro è il nuovo presidente del Venezuela

Maduro

Con un consenso pari al 50,66% delle preferenze,Nicolás Maduro ha assunto la leadership dellaRepubblica Bolivariana. Non un trionfo, ma una vittoria di misura, sudata, sofferta: rispetto alle elezioni dell’ottobre scorso, il candidato dell’opposizioneHenrique Capriles ha accresciuto il suo bacino elettorale, ottenendo il 49,07% dei suffragi. Una differenza minima, di appena 235mila voti, ha quindi separato i due rivali, rappresentanti di due visioni politiche ed economiche diametralmente opposte: da un lato il vincitore, erede al trono chavista, depositario ultimo del Socialismo del XXI secolo, promotore del sogno bolivariano e accanito anti-imperialista; dall’altro lo sfidante sconfitto, fervente anti-castrista, sostenitore dell’apertura economica e della de-nazionalizzazione produttiva, referente principale degli interessi delle classi medio-alte della società venezuelana.

Accuse di brogli. Sebbene più contenuti rispetto alle ultime presidenziali, i festeggiamenti dei filo-chavisti si sono susseguiti durante la giornata nei dintorni del Palacio de Miraflores. Nel frattempo, le forze dell’opposizione hanno denunciato a gran voce supposte irregolarità avvenute durante il processo elettorale: circa 3.200 sono i casi indicati che, secondo i critici, hanno finito per inquinare il risultato finale. ‹‹Il nostro calcolo dei voti differisce da quello ufficiale›› ha ribadito Capriles, esigendo dalla Commissione Nazionale Elettorale una revisione accurata di tutto il procedimento: ‹‹vogliamo avere l’accesso completo alle urne ed esaminare dettagliatamente tutte le carte›› ha poi concluso. Immediata è sopraggiunta la risposta di Maduro, che si è dichiarato disponibile a procedere alle verifiche richieste: ‹‹che si aprano le urne, che parlino, che dicano tutta la verità››.

Le sfide da affrontare. La lunga amministrazione Chavez ha riportato alcuni importanti meriti. Come si legge nel relativo report annuale delle Nazioni Unite, l’indice di sviluppo umano del Venezuela è migliorato: in questo, hanno giocato un ruolo primario i diversi programmi di assistenza sociale, istituiti attraverso i proventi derivanti dalla vendita del greggio, che hanno permesso una sensibile riduzione dell’allarmante tasso di povertà del paese. Tuttavia, poco o nulla è stato fatto per risolvere problematiche endemiche che precedono l’ascesa al potere del Comandante: certo, approfittando delle sue enormi riserve di petrolio (500mila milioni di barili secondo il servizio geologico degli Stati Uniti), Caracas ha potuto procrastinare per molto tempo, senza fallire, una diversificazione macroeconomica ritenuta ormai sempre più necessaria; tuttavia, la preoccupante situazione debitoria e il crescente tasso d’inflazione (25% nel 2012) rendono oggi ancora più allarmante la cosiddetta maledizione delle risorse naturali, vale a dire la pressoché totale dipendenza da un solo tipo di prodotto.

Chávez sigue invicto. Il paese, che si è caratterizzato per un’affluenza elettorale pari al 78,7%, ha scelto di non abbandonare il sentiero tracciato dal Comandante. Infatti, come è stato constatato dal suo erede politico: ‹‹Hugo Chavez continua ad essere imbattuto››. Tuttavia, l’analisi del risultato della competizione permette di fare due importanti riflessioni.

In primo luogo, Capriles ha assottigliato notevolmente la distanza che lo separava dal candidato del fronte chavista. Quest’ultimo aveva sempre tratto linfa vitale e vigore fisico da una generosa sacca elettorale, la più grossa, rappresentata dalla maggioranza del popolo venezuelano che vive in condizioni di indigenza. Così, invece di condannare strenuamente i programmi di assistenza e i sussidi sociali introdotti da Chavez, come l’ala più intransigente del suo partito avrebbe voluto, ha deciso di inserirli in parte nel suo programma, ovviamente con delle opportune modificazioni. Un modo per non alienarsi una significativa fetta di consenso nazionale. Certo, alla fine Capriles non ha vinto. Eppure, la sue performance è stata apprezzabile, dal momento che è stato sconfitto per circa 300.000 preferenze (1,59%): un miglioramento netto rispetto a sei mesi fa, quando l’ex-tenente colonnello aveva assunto le redini del comando per un margine superiore all’11%.

Secondariamente, fin dall’inizio era stato chiaro quanto Maduro e Chavez fossero diversi: al primo mancavano il carisma, l’autorevolezza, le capacità oratorie del secondo. Una realtà che divenne sempre più evidente quando, per raccogliere attorno a sé le masse ed essere proclamato leader indiscusso della Repubblica Bolivariana, aveva dovuto fare leva sulla morte del suo mentore. Tratteggiando atmosfere mistiche e spirituali, con la complicità di un pajarito chiacchierone, e tentando ardite analogie storiche, per intimorire l’elettorato con lo spettro di maledizioni ad hoc, ha cercato di accattivarsi l’ambito favore popolare. Certo, alla fine ci è riuscito. Attraverso il culto di Chavez, Maduro si è garantito la legittimità a governare: ciò nondimeno, più la commozione nazionale si diffondeva, più il comandante veniva ricordato, più la personalità politica del suo successore designato si offuscava, si spegneva, gradualmente spirava. Con il risultato finale, quello sottinteso, che Maduro dovrà ora guidare un paese, una nazione, un popolo che, almeno per il momento, non è il suo.

Fonte MediaXPress

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