Fabrizio Barca e la sua proposta di rinnovamento

Fabrizio Barca

Potrebbe essere Fabrizio Barca, l’attuale ministro per la Coesione Territoriale del governo Monti, il nuovo volto condensante di un partito divorato dai fazionalismi interni. E sua potrebbe essere la formula di quel rinnovamento, dello stato e del partito, tanto auspicato trasversalmente e diversamente dalla società domestica italiana: una proposizione differente, al limite inedita, della gestione della res-pubblica, che parta dalla revisione di una macchina statale arcaica e autoreferenziale e da una rifondazione di partiti squisitamente stato-centrici.

LE CAUSE DELLA DIFFICOLTA’ INTERNA. Un nuovo metodo di governo è quello esposto da Barca in un memorandum di 49 pagine dal titolo: “Un partito nuovo per un buon governo”.  Secondo il ministro, che ha annunciato il suo tesseramento al PD durante la trasmissione Otto e Mezzo andata in onda ieri 11 aprile, all’instabilità istituzionale del Bel Paese ha significativamente contribuito la ‹‹perversa fratellanza›› instauratasi fra lo Stato e i partiti contemporanei. Le forze politiche si sono distaccate gradualmente ma progressivamente dalle realtà territoriali, cercando la propria legittimazione e il proprio finanziamento non già nei cittadini, ma in un intimo legame con la burocrazia governativa, ‹‹attraverso un generoso finanziamento pubblico, la colonizzazione dell’amministrazione, il patronage e il clientelismo››. Non solo. Il carrozzone statale, inabissato nel suo primitivismo organizzativo, è divenuto ormai estraneo ‹‹agli strumenti della democrazia deliberativa››: condizioni in cui vessa a causa ‹‹dell’intenzionalità di un’élite estrattiva, che deriva benefici (non necessariamente monetari) dalla conservazione›› dello status quo.

UN VERO PARTITO DI SINISTRA. La proposta metodologica descritta da Barca si sostanzia nel cosiddetto “sperimentalismo democratico”. La soluzione migliore alla crisi non può essere elaborata né da uno sparuto manipolo di tecnocrati né dalle conoscenze limitate della folla, espresse in maniera spontanea attraverso Internet. In un contesto di tecnologia mutevole, di istruzione di massa, di interessi diffusi e particolaristici, di saperi parziali, il cambiamento sarà dettato, nell’ambito di una procedura deliberativa aperta, da un dibattito accesso fra i vari rappresentanti della società civile, animato da un partito palestra radicato nel territorio.

Un ritorno agognato al partito di massa, che si nutra del volontariato dei suoi iscritti, si basi sulle loro esigenze, tragga, da questi, la propria fonte di sostentamento. Ma soprattutto, che offra ‹‹lo spazio per la mobilitazione cognitiva, per confrontare molteplici e limitate conoscenze›› e che, in ultima analisi, si distacchi dall’apparato di potere centralizzato dello stato, in termini finanziari e organizzativi: in altre parole, il deleterio cordone ombelicale dovrà essere tagliato, attraverso la riduzione del finanziamento pubblico e la separazione delle cariche partitiche dai nominati in organi governativi.

Il punto di partenza di questo cambiamento sarà il Partito Democratico, che dovrà però prima riscoprire e ripristinare le sue genuine e più autentiche radici di sinistra. Come ribadisce Barca ai microfoni di RaiNews24, ‹‹il PD è un partito di sinistra. Si chiama di centro-sinistra per ipocrisia››.

IL TECNOCRATE DELL’ESTABLISHMENT. Scorrendo il suo curriculum si nota una commistione fra due mondi, una personalità duplice, tra il tecnico e il politico. Ex membro della Federazione Giovanile Comunisti Italiani e in precedenza militante del Pci, Fabrizio Barca si laurea in Scienze Statistiche e Demografiche all’Università di Roma, per poi conseguire un Master of Philosophy in Economia all’Università di Cambridge. Dal centro studi della Banca d’Italia passa al Ministero dell’Economia e delle Finanze dove lavora dal 2001 al 2006, anno in cui assume l’incarico di Dirigente Generale.
Anche nel governo Monti ha conservato la sua matrice culturale di sinistra: quando fu elaborata la riforma del lavoro e dell’articolo 18 fu lui ad evidenziare il problema esistente sulla tenue linea di demarcazione fra licenziamento per ragioni economiche e licenziamento discriminatorio. Propugnatore indefesso della meritocrazia nell’attribuzione degli incarichi, si è molto impegnato a sottolineare la necessità di una crescita che non trascuri l’inclusione sociale.

All’indomani della presentazione al pubblico del suo documento programmatico, in molti sono a chiedersi delle reali capacità dello stesso a riformare un sistema della cui immutabilità faziosi interessi di parte si sono resi artefici e instancabili garanti. Altri, più semplicemente, se sarà l’alternativa a Renzi alle prossime primarie.

Fonte MediaXPress

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