Funerali della Thatcher. La reazione argentina

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La morte della iron lady ha suscitato emozioni diverse, al limite contrapposte. Le immagini di cordoglio e dolore si sono alternate a festeggiamenti e brindisi, culminati poi in proteste e manifestazioni di piazza: difatti, mentre a Londra la classe politica, in maniera pressoché trasversale, annoverava i successi e ricordava il temperamento di  ferro di una donna capace di ergersi guida indiscussa del paese per tre mandati consecutivi, a Bristol, Liverpool, Glasgow, Belfast, Leeds, giovani oppositori del liberismo e veterani dell’anti-thatcherismo si sono riversati nelle strade, per ballare, cantare, dimenticare.

ALLA FINE DEL MONDO. Anche in Argentina si sono registrate reazioni differenti: prodotto di un contenzioso internazionale, di una prova di forza, di una rivalità certo sopita ma sempre latente, quella sulla sovranità delle isole Falkland/Malvinas. La posizione ufficiale di Buenos Aires è stata di silenzio assoluto: non una dichiarazione da parte della Casa Rosada, che ha voluto evitare qualsiasi banale e ambigua espressione di convenienza, dettata dall’etichetta diplomatica. Una ferita incancrenita, quella derivante dalla sconfitta militare del 1982, capace ancora di coagulare rancore ed esasperare l’odio nei confronti di un personaggio ritenuto invasore e considerato responsabile di un crimine di guerra: difatti, ha lamentato César Trejo, responsabile della Comisión de Familiares de Caídos en Malvinas, la ex-premier è morta senza che l’Argentina riuscisse a denunciarla di fronte alla Corte Penale Internazionale per l’affondamento del Belgrano, incrociatore leggero della marina porteña, che causò una sensibile perdita in termini di vite umane.

L’effetto della notizia è stato ben diverso nelle Falkland/Malvinas, dove la baronessa britannica è stata elogiata come un’eroina. Mike Summers, membro dell’Assemblea legislativa, ha espresso in un comunicato non solo il cordoglio degli isolani ma anche la loro gratitudine per ‹‹la decisione di inviare le forze armate che li avrebbero liberati dall’invasione argentina del 1982››.

L’ULTIMA GUERRA FRA PAESI OCCIDENTALI DEL XX SECOLO. Una controversia ancora molto accesa, quella del conflitto per la sovranità dell’arcipelago, le cui radici devono essere rintracciate negli ultimi anni della guerra fredda. La dittatura argentina, che seguitava al potere dal 1976, soffriva di un enorme deficit di popolarità: la situazione economica dello stato era critica e la frammentazione dell’élite militare ne minava profondamente la stabilità istituzionale. Per costruire il consenso attorno al regime, il generale Leopoldo Galtieri fece leva sui sentimenti nazionalisti del paese, rivendicando l’autorità di Buenos Aires sulle Falkland/Malvinas, abitate in maggioranza da cittadini di origine britannica. Certo, all’inizio il governo ottenne gli effetti sperati: crebbe il suo sostegno alla notizia che le bandiere argentine venivano issate nelle isole. Ma rappresentò l’ultima speranza, prima della disfatta finale: nella guerra, durata 74 giorni, fu evidente fin da subito la preponderanza navale inglese, in termini di tecnologia, addestramento ed esperienza. La sconfitta militare segnò la caduta della dittatura e l’inizio del difficile processo di transizione alla democrazia.

A circa trent’anni di distanza sembra che la situazione non sia cambiata. Da un lato, il premier David Cameron ha accusato la presidente Kirchner di “colonialismo”, per i suoi reiterati tentativi di ottenere il controllo dell’arcipelago; dall’altro, la Casa Rosada ha prontamente rovesciato le accuse rivendicando, in una lettera aperta inviata al primo ministro inglese il tre gennaio scorso, il suo legittimo governo delle isole: in quell’occasione, ha presentato le sue ragioni spiegando che ‹‹180 anni fa le forze navali inglesi avevano preso possesso di quei territori, espellendo gli argentini che vi risiedevano. Avevano creato una nuova colonia, che entrava in contrasto con lo spirito anti-coloniale promosso dalle Nazioni Unite››.

Gli inglesi ritengono oggi che il principio di autodeterminazione sia stato rispettato: gli abitanti hanno scelto, attraverso un referendum convocato nel marzo scorso, di rimanere sotto la dipendenza della Corona britannica; ma l’Argentina ha subito dichiarato di non voler rispettare l’esito delle votazioni, dal momento che vi ha partecipato la popolazione “trapiantata” e non quella originaria.

 Fonte MediaXPress
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