Area di libero scambio UE-Giappone: al via i negoziati

Giappone_EU

I rappresentanti dell’Unione Europea e del Giappone si riuniranno a Bruxelles in una serie di incontri dal 15 al 19 aprile per discutere sulla creazione di un’area di libero commercio bilaterale. Le negoziazioni saranno condotte da Jun Koyota, ambasciatore nipponico responsabile degli affari economici del Ministero degli Esteri giapponese, e Mauro Petriccione, direttore dell’area Commercio con America Latina ed Estremo Oriente della Commissione Europea. Successivamente, sarà convocato un tavolo di trattative a Tokyo, fra il 19 e il 22 aprile, con l’intento di rafforzare il rapporto fra le due regioni anche sul versante della cooperazione politica. Mentre Bruxelles spera di estendere le proprie esportazioni verso il paese asiatico, con l’intento di raggiungere una quota pari al 30%, Tokyo è impegnata a dare nuovo impulso a un’economia nazionale svigorita da passate politiche deflazioniste, attraverso l’ampliamento e la diversificazione dei propri partner commerciali.

QUESTIONE DI AUTO-PRESERVAZIONE. In un report elaborato dall’European Center for Internation Political Economy dal titolo “Upholding Europe’s Mandate on Trade”, si delineano le motivazioni alla base dello sforzo europeo di rinvigorire le relazioni economiche con il paese del sol levante. Queste devono essere individuate non solo nelle potenzialità insite al mercato interno nipponico, uno dei più grandi al mondo. Ma devono essere rintracciate anche in obiettivi più squisitamente politici e finanziari. In primo luogo, uno dei pilastri su cui poggia il potere geopolitico del vecchio mondo sono le capacità attrattive del suo mercato unico: un soft power che si può sostanziare solo attraverso la stipulazione di profittevoli accordi commerciali. Secondariamente, come la Cina anche il Giappone detiene riserve valutarie considerevoli, parte delle quali sono state investite nei titoli di stati indebitati: in particolare, Tokyo rappresenta il secondo più grande azionista del Fondo Monetario Internazionale, prestatore di ultima istanza per le più fragili economie europee.

Così, dal rafforzamento dei legami con il promettente arcipelago asiatico dipenderebbero, in parte, la stabilità politica di Bruxelles e le sue condizioni di salute economica.

UNA DIFFICILE COMPETIZIONE. La partecipazione del vecchio continente agli scambi con il Giappone, relativamente alla sua quota di commercio globale, è rimasta nel tempo esigua e stazionaria. Un fenomeno originato dalle politiche adottate dal governo nipponico. Difatti, in un’economia matura e competitiva come quella di Tokyo, le concorrenziali imprese domestiche già di per sé ostacolano ferocemente la penetrazione di imprese straniere sul mercato interno: un impedimento che viene poi esacerbato quando lo stato finisce per adottare misure protezioniste, rafforzando le barriere tariffarie e introducendo un’eccessiva regolamentazione.

Tuttavia, questa spiegazione da sola non basta, in quanto non tiene conto della crescente rivalità esistente fra le diverse economie mondiali. Più specificatamente, nel tentativo di allacciare efficacemente solide relazioni con la potenza asiatica, l’Unione Europea dovrà competere contro simili e antagonistiche iniziative. Innanzitutto, non potrà sottovalutare l’integrazionismo regionale già in corso in Estremo Oriente, in cui il Giappone riveste un ruolo di primo piano: difatti, è l’unico paese invitato ad aderire a tutte e tre le proposte di accordi di commercio regionale (Regional Trade Agreements, RTA), vale a dire la “Trans-Pacific Partnership” (TPP), l’area di libero scambio triangolare fra Cina, Giappone e Corea(CJK) e l’area di libero commercio asiatica. Secondariamente, sarà piuttosto arduo anche scalzare il primato commerciale detenuto, fra le potenze occidentali, dagli Stati Uniti. Washington non solo sovrasta Bruxelles, in termini di scambio con la potenza nipponica, in settori strategici della manifattura europea, come macchinari, prodotti farmaceutici e aerospaziali. Ma anche nel comparto dei servizi, dove le vendite nordamericane superano quelle europee del 50%. Tra l’altro, il mondo della politica statunitense ha incoraggiato in maniera bipartisan il progetto della Trans-Pacific Partnership (TPP), considerandolo una priorità non solo commerciale, ma anche di politica estera.

Ad ogni modo, mentre si avvicinano i negoziati, seri dubbi sulla proficuità di questi accordi serpeggiano fra la classe imprenditoriale del vecchio continente: più specificamente, le perplessità maggiori sono state espresse dai gruppi automobilistici e dell’elettronica di consumo europei, intimoriti dalle minaccianti esportazioni giapponesi e scettici sulla possibile rimozione delle barriere nipponiche al commercio internazionale.

Fonte MediaXPress

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