Una nuova vittoria per l’uguaglianza dei diritti

matrimonio egualitario_uruguay

Il due aprile il senato uruguayano ha approvato il progetto di legge che autorizza il matrimonio omosessuale nel paese. Affinché sia posto presto in esecuzione dovrà passare al vaglio dei deputati: le votazioni sono previste per mercoledì 10 aprile, giorno in cui i parlamentari sono chiamati ad accettare o rifiutare le modifiche apportate al provvedimento dal senato. L’iniziativa del cosiddetto matrimonio egualitario ha ottenuto il beneplacito di un’ampia e variegata maggioranza, trasversale alle varie forze politiche: 23 su 8 il risultato finale delle consultazioni. I voti negativi sono stati espressi dalla piattaforma nazionalista e dal partito colorato. Molti analisti prevedono un esito simile nella camera bassa: se così dovesse essere, l’Uruguay si convertirebbe di fatto nel secondo paese latinoamericano, dopo l’Argentina, a consentire il matrimonio fra individui dello stesso sesso.

IL TESTO DEL PROVVEDIMENTO. Come riporta El País Uruguay, il progetto di legge permette a una coppia omosessuale di sposarsi, adottare figli o concepirli attraverso tecniche di fecondazione assistita. In relazione a quest’ultimo punto, la coppia dovrà firmare un accordo definito di progenie giuridica, che descriva i doveri a cui sarà sottoposta e i diritti di cui potrà fruire. La nuova iniziativa legislativa pone anche delle limitazioni per la contrazione del matrimonio: i futuri coniugi dovranno avere un’età superiore a 16 anni e, prima dei 18, il consenso dei rispettivi genitori. Infine, conseguenza di riflesso della norma è stata la modifica apportata all’istituto del divorzio: precedentemente, quest’ultimo era riconosciuto dal codice civile uruguayano in riferimento ad una coppia eterosessuale solo quando ne era fatta formale richiesta dalla donna; ora, la separazione potrà essere approvata quando sopraggiunga la giustificata sollecitazione da parte di uno dei due coniugi indistintamente.

UNA BREVE PANORAMICA INTERNAZIONALE. All’alba del nuovo millennio, furono diversi i paesi che approvarono gradualmente il matrimonio egualitario. Precursore fu l’Olanda che, nell’aprile del 2001, introdusse il nuovo vincolo coniugale differenziandolo dalla semplice unione civile: ad ufficializzare le prime nozze fu il sindaco di Amsterdam, Job Cohen. Ad opporsi al provvedimento in Parlamento furono solo i membri del Partito Cristiano Democratico, esclusi all’epoca dalla coalizione governativa. Certo, la nuova disposizione dovette fronteggiare le critiche dei gruppi musulmani e cristiani più intransigenti: tuttavia, la norma fu accolta positivamente dalla maggioranza della popolazione olandese. Seguirono poi a ruota il Belgio, nel 2003, Spagna e Canada nel 2005, il Sudafrica nel 2006, Norvegia e Svezia nel 2009, Portogallo, Islanda e Argentina nel 2010 e Danimarca nel 2012. A questi paesi, bisogna poi aggiungere Stati Uniti, Brasile e Messico, dove le nozze fra membri dello stesso genere sono celebrate solo in alcune giurisdizioni.

In tutti questi casi, l’avanzamento dei diritti civili e politici delle coppie dello stesso sesso fu intralciato dalle componenti più conservatrici della società domestica: parte della Chiesa Luterana di Oslo, il monarca tradizionalista dell’etnia Zulu in Sudafrica, il Partito Conservatore canadese, il Vaticano, la Conferenza dei vescovi cattolici spagnoli furono tutti avversari di una rivendicazione che, considerata moralmente sbagliata, minacciava consolidate tradizioni e istituzioni religiose.

AMERICA LATINA. Qualora la proposta di legge dovesse essere approvata anche alla Camera dei deputati, Montevideo si aggiungerebbe alla lista degli stati favorevoli alle nozze gay. Sarebbe il secondo dei paesi di una realtà politica, il subcontinente americano, dove imperturbabili autorità ecclesiastiche unitamente ad una longeva tradizione valoriale rigorosamente conservatrice hanno operato costantemente al fine di garantire uno strato di impermeabilità sociale al quel cambiamento morale che il matrimonio egualitario comporta nell’imporsi, e di cui poi necessita per sopravvivere nel corso del tempo.

Inizialmente, solo Città del Messico offriva a una coppia gay o lesbo la possibilità di sposarsi. Tuttavia, la situazione mutò nel luglio del 2010 quando, in Argentina, la relativa iniziativa legislativa, ottenuto il consenso delle due camere, fu firmata e convertita in legge da Cristina Fernández de Kirchner, presidente del paese.
A differenza dell’Uruguay, a Buenos Aires l’approvazione del provvedimento incontrò serie difficoltà. In primo luogo, politiche: difatti al Senato fu una vittoria di misura per i sostenitori del progetto di legge il quale, dopo 14 ore di dibattito parlamentare, passò con 33 voti su 27 e tre astenuti. In secondo luogo, clericali: vigorosa fu l’opposizione espressa dai membri della chiesa cattolica e delle chiese protestanti evangeliche. ‹‹Non siamo ingenui. Non si tratta di una semplice lotta politica; è la pretesa distruttiva dei piani di Dio››, tuonava, in una lettera alle monache carmelitane, l’ex cardinale Bergoglio, attuale pontefice che, nel condannare la norma introdotta nel codice civile argentino, ribadiva: ‹‹non si tratta di un semplice progetto legislativo (questo è solo uno strumento) ma di un tentativo del padre delle menzogne che pretende confondere e ingannare i figli di Dio››. Papa Francesco si uniformò così alla linea delle alte gerarchie di Roma dove, già nel 2003, era partita una campagna globale contro le unioni omosessuali: in un documento di 12 pagine, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, in seguito Papa Benedetto XVI, aveva avvertito che i matrimoni fra individui dello stesso sesso erano immorali, innaturali e dannosi.

Nonostante le iniziative antagoniste adottate dai gruppi più tradizionalisti all’interno della società interna e internazionale, le conquiste realizzate in termini di uguaglianza e solidarietà sembrano aumentare: così, le organizzazioni per i diritti civili hanno accolto con grande entusiasmo il passaggio del Marriage Bill alla Camera dei Comuni in Gran Bretagna così come hanno festeggiato l’inizio di un analogo iter legislativo in Francia. Certo, la strada è ancora lunga; ma queste istanze, rimaste a lungo inascoltate o combattute, si sono continuamente auto-rigenerate: rafforzandosi, hanno fatto presa sulla coscienza dei singoli, stimolato il dibattito pubblico. Hanno così finito per azionare progressivamente gli ingranaggi arrugginiti del cambiamento.

Fonte MediaXPress

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