La Novartis perde la causa: trattamento anti-cancro low-cost per i pazienti indiani

novartis

La Corte Suprema di Nuova Delhi ha respinto il ricorso della casa farmaceutica svizzera di attribuire il brevetto a una versione più aggiornata di una cura contro il cancro. Nell’argomentare la sentenza, i giudici hanno dichiarato che il prodotto in questione, il Glivec, è solo lievemente differente dal trattamento precedente: mettendo in dubbio il carattere innovativo del medicinale, il tribunale ha di fatto salvaguardato l’accesso della popolazione a copie economiche del farmaco, realizzate dall’industria locale.

Il Glivec, usato per contrastare la leucemia mieloide e altre tipologia di cancro, costa circa 2.600 dollari al mese. Il corrispondente succedaneo indiano è disponibile ad un prezzo di soli 175 dollari. Mentre i rappresentanti di varie associazione non governative in difesa dei diritti dei malati, come la Cancer Patients Aid Associacion, hanno festeggiato per la sentenza, la Novartis ha criticato la decisione dell’Alta Corte: secondo Ranjit Shavani, vice-presidente e direttore generale della filiale indiana, ‹‹la disposizione è un ostacolo per i pazienti, che impedirà un effettivo progresso nella trattamento di queste malattie››.

L’EPILOGO DELLA VICENDA GIUDIZIARIA ARRIVA DOPO UNA BATTAGLIA LEGALE DURATA SETTE ANNI. Nel 2006, l’azienda svizzera aveva fatto richiesta per un brevetto, al fine di proteggere dalla concorrenza le vendite di una versione migliorata di un farmaco di sua produzione già in commercio. Con questa pratica, nota come “evergreen”, la multinazionale di Berna si poneva come obiettivo quello di perpetuare il proprio potere monopolistico, prolungando il diritto esclusivo di vendita del medicinale, ogniqualvolta arrivava la scadenza del brevetto, attraverso la presentazione al pubblico di una sua versione perfezionata.

Con la sentenza dei giudici di Nuova Delhi, espressa lunedì primo aprile, le istanze del colosso farmaceutiche sono rimaste lettera morta: il prodotto non adempie infatti criteri di originalità e creatività previsti dalla legge.

IL DIFFICILE ACCESSO ALLE CURE MEDICHE. Nei paesi in via di sviluppo sono diversi i fattori che assottigliano le possibilità di fruire di farmaci relativamente a basso prezzo: tra questi, un sistema sanitario disorganizzato, regimi regolatori deboli, un numero insufficiente di lavoratori nel settore, scarsi sistemi di approvvigionamento e fornitura, tariffe sulle importazioni e rincari che si accumulano lungo le catene di distribuzione. Gli esigui fondi predisposti per la Ricerca finiscono poi per intensificare alla radice la gravità della situazione.

Tuttavia, l’elemento che più di tutti minaccia la libera ed economica disponibilità di farmaci generici equivalenti è il vigente regime di proprietà intellettuale. Sottoscritto nel 1994 dai paesi aderenti al GATT, che poi posero le basi per la costituzione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, l’accordo del TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights) stabilisce una serie di misure standard internazionali per salvaguardare le varie forme di proprietà intellettuale, come brevetti, licenze e copyrights, nei più svariati settori e, conseguentemente, anche nell’ambito sanitario.

Secondo la legislazione attuale, il brevetto garantisce le vendite esclusive del prodotto al suo artefice per vent’anni. Allo scadere di questo lasso di tempo, è concessa ad altre imprese la possibilità di riprodurre e distribuire copie dello stesso ad un prezzo ridotto. Difatti, la libera concorrenza permette un graduale abbassamento del costo di accesso ai farmaci, consentendone l’uso agli strati più poveri della società.

Le industrie indiane specializzate nella realizzazione di medicinali generici sono tra le più grandi al mondo: quest’ultime sono in attesa della decadenza temporale del brevetto che le metterà in grado di diffondere sul mercato prodotti alternativi, certo beneficiandone economicamente ma garantendo così il diritto alla salute a milioni di persone. Diversamente, qualora fossero state soddisfatte le richieste delle Novartis e fosse stato concesso il diritto alla vendita esclusiva non solo di farmaci nuovi ma anche delle sue successive versioni perfezionate, sarebbe stato impossibile per le concorrenti imprese indiane e, più in generale dei paesi emergenti, mettere in commercio le loro copie economiche: un duro colpo non solo per i malati più indigenti ma anche per la manifattura nazionale.

La sentenza ha finito per aprire una breccia nel potere monopolistico detenuto dalle multinazionali, i cui interessi finanziari sono spesso garantiti grazie anche alla complicità delle autorità statali: in diverse occasioni i governi delle economie più avanzate hanno fatto leva su minacce, quali il ritiro di finanziamenti diretti esteri o di tariffe commerciali preferenziali, per costringere i paesi in via di sviluppo, come India, Brasile, Sudafrica, Tailandia a rispettare scrupolosamente le imposizioni in materia di proprietà intellettuale. Il caso ha così creato un importante precedente e una nuova arma che giocherà a favore degli sforzi di tutte quelle organizzazioni umanitarie sistematicamente impegnate nel miglioramento delle condizioni di vita nella periferia del sistema internazionale.

Fonte MediaXPress
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