Come è la vita senza immunità?

cosentino

L’insediamento delle nuove camere ha determinato una preoccupante instabilità istituzionale, figlia dell’interessata renitenza ad un compromesso funzionale al conseguimento di obiettivi condivisibili. Ma non è solo la vita politica italiana a sentirsi turbata. Difatti, la mancata rielezione allo scranno di alcuni deputati e senatori ha comportato loro la revoca dell’immunità, che gli era stata concessa con il beneplacito del Parlamento, dai provvedimenti predisposti dalla magistratura. Così, mentre Nicola Cosentino (ex deputato PDL) e Sergio De Gregorio (ex senatore PDL) si sono costituiti nella giornata di ieri, al sindaco di Afragola (senatore uscente PDL) Vincenzo Nespoli e ad Albero Tedesco (ex senatore PD) sono stati imposti gli arresti domiciliari.

IL CASALESE. Dal titolo della biografia di Nicola Cosentino, scritta da nove giornalisti campani, mai appellativo fu più azzeccato: non limitandosi a descrivere il luogo di nascita di una figura piuttosto controversa, ne indica il feudo di appartenenza, la sfera d’influenza politica, le leve di potere. In un contesto, come quello del casertano, dove i legami parentali acquisiti con il clan dei casalesi non passano di certo inosservati, Cosentino sviluppa ed allarga la sua sacca elettorale, divenendo uno dei principali alleati e fornitori di consensi partenopei del centrodestra berlusconiano.

Ex sottosegretario all’Economia ed ex coordinatore regionale del PDL, inizia giovanissimo la carriera politica: da consigliere comunale di Casal di Principe per il Partito Socialdemocratico viene eletto assessore provinciale a Caserta con delega alla pubblica istruzione nel 1985 e riconfermato come assessore all’agricoltura nel 1991. Nelle consultazioni del 1995 il salto di qualità: viene nominato consigliere regionale per Forza Italia e, l’anno dopo, entra a Montecitorio, conservando un seggio per ben quattro legislature.
E sono state proprio le aule a fornirgli più volte il salvacondotto contro i numerosi processi penali predisposti a suo carico.

Nel 2009, il parlamento respinse le richieste di arresto contro l’ordinanza firmata dal Gip di Napoli Raffaele Piccirillo: Nick ‘o ‘mericano era accusato di aver partecipato al consorzio Eco4, società dedita allo smaltimento di rifiuti dei comuni del casertano, costituita dal clan dei casalesi. Secondo la procura di Napoli, Cosentino rappresenterebbe l’interlocutore privilegiato e il canale di comunicazione dell’organizzazione camorristica con le istituzioni. In particolare, secondo le dichiarazioni del pentito Salvatore Caterino, del gennaio 2011, l’appoggio elettorale del clan all’ex coordinatore PDL fu costante e continuo fin dall’inizio degli anni novanta.
Ancora, nel gennaio del 2012, il Parlamento negò l’autorizzazione a procedere in suo favore: con una maggioranza di misura, la Camera fornì nuovamente protezione contro l’ordinanza di custodia in carcere emessa dal Gip di Napoli, Egle Pilla, per la costruzione di un centro commerciale, “Il Principe”, funzionale al riciclaggio del denaro sporco della camorra.

Ormai privo dell’immunità, Nicola Cosentino è chiamato a rispondere dei reati imputatigli, vale a dire concorso esterno in associazione camorristica e corruzione e reimpiego illecito di capitali, con l’aggravante di aver agito in favore del gruppo dei casalesi

TRASFORMISTA IN VENDITA. Due sono invece le inchieste che riguardano l’ex senatore del PDL, Sergio De Gregorio. Accusato di truffa e falsa fatturazione finalizzate ad ottenere illecitamente fondi pubblici per il quotidiano L’Avanti: secondo gli inquirenti, il denaro erogato nell’arco di tempo compreso fra il 1997 e il 2009 ha raggiunto la soglia di 23 milioni e 200 mila euro. Indagato insieme al faccendiere Valter Lavitola, De Gregorio avrebbe ottenuto risorse finanziarie illegalmente attestando, con documenti falsi, il raggiungimento dei requisiti relativi alla tiratura delle copie vendute da parte della società editrice del giornale, l’International Press, di cui era socio e gestore dal 1997.

L’altro capo d’accusa è di corruzione, nell’ambito dell’inchiesta relativa alla compravendita di parlamentari. L’ex senatore, all’epoca membro dell’Italia dei Valori, ha confessato di essere stato contattato da Berlusconi nel 2006: il cavaliere aveva pagato al prezzo di tre milioni di euro i suoi giri di valzer, finalizzati ad indebolire il governo Prodi la cui maggioranza al senato era piuttosto risicata. Non solo. De Gregorio avrebbe dovuto anche favorire la campagna acquisti del centrodestra, interessata alle prestazioni di un altro Idv, il senatore Giuseppe Caforio: quest’ultimo però si rifiutò e, raccogliendo il suggerimento del segretario del suo partito, Antonio di Pietro, registrò la conversazione.

Terminato il suo mandato politico, l’ex parlamentare si è costituito a Roma in riferimento alla vicenda dei contributi pubblici a L’Avanti. Agli arresti domiciliari, è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, emissioni e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, violazione della legge fallimentare per aver ottenuto indebitamente fondi statali per l’editoria che non erano dovuti.

BANCAROTTA FRAUDOLENTA E RICICLAGGIO. Sono queste i reati contestati al sindaco di Afragola ed ex senatore PDL, Vincenzo Nespoli, a cui sono state notificate due misure cautelari: obbligo di dimora e arresti domiciliari. Secondo la Procura, l’ex parlamentare è implicato nel fallimento della società di vigilanza “La Gazzella” di Afragola, subissata di debiti per un valore pari a 25 milioni di euro: segnatamente, era il titolare di fatto dell’azienda, che gestiva attraverso un prestanome, utilizzandola per arricchirsi e per coagulare attorno a sé maggior consenso elettorale. In più, è accusato di aver dirottato i contributi previsti per i dipendenti e altri introiti illeciti in una società immobiliare, la “Sean”, gestita dai suoi familiari, in vista di alcune speculazioni edilizie sul territorio comunale.

CARICHI PENDENTI. Agli arresti domiciliari anche il senatore uscente Alberto Tedesco, facente parte del gruppo misto e in passato membro dei democrats, raggiunto, nella giornata del 15 marzo, dalle due ordinanze di custodia cautelare emesse nel 2011: ordinanze che, finora, mai erano giunte a destinazione a causa del netto rifiuto espresso da Palazzo Madama ad autorizzarne l’esecuzione (nel luglio 2011 e nel febbraio 2012). La prima, contestava all’ex assessore della sanità della regione Puglia i reati di concussione, corruzione, turbativa d’asta e falso, nell’ambito dell’inchiesta sulla mala gestione della sanità regionale. La seconda, lo accusava di essere il referente di un’associazione a delinquere che tra il 2005 e il 2009 avrebbe truccato nomine e appalti nel settore della sanità pubblica pugliese: secondo gli inquirenti, alla base era stato ideato un sistema per cui, in cambio della cessione di nomine, incarichi e appalti, sarebbe stato possibile estendere la propria sacca elettorale e assicurarsi un esito positivo alle successive consultazioni.

Fonte MediaXPress

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