Chavez. Vita da “Leader Bolivariano”

Alle 16.25 del 5 marzo è spirato il Presidente del Venezuela, Hugo Chavez. È morto all’età di 58 anni, divorato lentamente da un tumore diagnosticatogli nel 2011. Le immagini che arrivano dal paese mostrano fiumi di sostenitori che scorrono lungo le strade di Caracas: pianti e lamenti accompagnano l’ultimo saluto ad uno dei leader latinoamericani tra i più amati, certo, ma anche tra i più odiati. Difatti, se da un lato il suo fascino carismatico e le sue iniziative socialiste hanno attratto il consenso degli strati più poveri della società venezuelana, dall’altro hanno attirato le condanne dei ceti medi, stanchi del dirigismo economico e della concentrazione del potere politico che lo accompagnava.

Le espressioni di cordoglio si sono susseguite a livello internazionale: uno dopo l’altro, i capi di stato della regione hanno espresso il proprio dolore alla notizia del decesso, ribadendo il loro appoggio alla famiglia del Presidente e al popolo venezuelano, che sarà chiamato a ulteriori consultazioni tra 30 giorni per designare la nuova amministrazione. Le condoglianze sono arrivate anche dagli Stati Uniti, uno dei principali importatori del greggio di Caracas: nonostante le accuse di aver inoculato la malattia nel corpo di Chavez, subito respinte come infondate da Washington, la Casa Bianca nella giornata di ieri stava valutando la possibilità di inviare una propria delegazione al funerale di questo venerdì.

L’INGRESSO IN POLITICA. Nato e cresciuto in una famiglia di umili origini, Chavez iniziò diciassettenne la vita militare. Studiò all’Accademia e divenuto ufficiale a 21 anni fece una rapida e brillante carriera, fino a conseguire la nomina di tenente colonnello. Sotto le armi si appassionò alle idee di Simón Bolívar, il Libertador, combattente venezuelano che auspicava la liberazione dell’America meridionale dai lacci dell’impero spagnolo. Affascinato dalle sue gesta e dal suo pensiero, fondò con un gruppo di militari il Movimiento Bolivariano Revolucionario 200: fu proprio alla guida di questa formazione dell’esercito che condusse il golpe nel febbraio del 1992, finalizzato ad esautorare Carlos Andrés Perez le cui politiche economiche, allineandosi ai dettami del Washington Consensus, avevano alimentato dure proteste. Quest’ultime furono esacerbate dai tagli alla spesa sociale e dalle accuse di corruzione a cui era sottoposto l’establishment.

Alla fine il colpo di mano fallì e Chavez, arresosi, fu posto in catene. Tuttavia, gli fu concessa la possibilità di apparire in televisione per spiegare le motivazioni che avevano giustificato la sua azione militare: a partire da quel momento iniziò a coagulare attorno a sé un consistente consenso fra i gruppi più indigenti della popolazione.
Dopo due anni di carcere, nel 1994, la nuova amministrazione di Rafael Caldera gli concesse la grazia: terminato il periodo di prigionia, iniziò la stagione politica dell’ex tenente colonnello, che trasformò il movimento bolivariano in un partito legittimo: nacque così il Movimiento Quinta República, alla cui testa Chavez vinse le presidenziali del 1998, ottenendo il 56% delle preferenze.
Riconfermato al potere nelle elezioni del 2000, venne destituito l’11 aprile del 2002 a seguito di un golpe sostenuto dalle forze di opposizione, contrarie, tra l’altro, alle politiche di nazionalizzazione delle riserve petrolifere del paese e all’interferenza nell’amministrazione della giustizia. Ma la giunta militare che si installò a Miraflores durò solo tre giorni: manifestanti scesero in piazza per chiedere la liberazione del ex-presidente mentre la maggior parte delle Forze Armate si schierava con lui. Chavez assunse così nuovamente le redini del comando, rinvigorendo il proprio controllo sulle istituzioni. Intanto, le relazioni con la Casa Bianca si deterioravano: Washington fu infatti accusata da Caracas di aver ordito il colpo di mano.

LA FORZA DEL PETROLIO E LA POLITICA ESTERA. La nazionalizzazione delle riserve di greggio fu uno dei provvedimenti più contestati dall’opposizione antichavista. Effettivamente, fu una delle misure che accrebbe di più la popolarità di Chavez a livello nazionale e che ampliò la sua influenza a livello regionale.

Sul versante domestico, i proventi derivanti dalle esportazioni di idrocarburi furono utilizzati per finanziare generosi programmi di assistenza sociale, distribuire aiuti economici, effettuare investimenti pubblici nel settore sanitario e scolastico: il fine dichiarato era quello di migliorare le precarie condizioni dei ceti più disagiati. Furono registrati relativi progressi: difatti, il tasso di povertà nel 2007 fu dimezzato (27,5%) rispetto al picco raggiunto nel 2003 (55,1%). Tuttavia, lamentò l’opposizione, la crescita della spesa pubblica aveva finito per incidere negativamente sulle condizioni strutturali dell’economia nazionale. Un’inflazione in costante aumento, una base produttiva ancora poco diversificata e suscettibile alla volatilità dei prezzi delle materie prime, un preoccupante indice di disoccupazione e un’alta percentuale di criminalità inibivano qualsiasi sforzo sistematico  funzionale a una crescita economica stabile.

Sul versante internazionale, la vendita di petrolio a prezzo ridotto e la concessione di crediti agevolati furono gli strumenti adottati da Caracas per la costruzione di un blocco compatto di paesi che ruotasse attorno alla propria idea bolivariana di integrazione panlatina. La Bolivia di Morales, l’Ecuador di Correa, il Nicaragua di Ortega, la Cuba dei fratelli Castro e diverse isole caraibiche si strinsero attorno al Venezuela, aderendo al progetto dell’ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América). Anche altri stati sudamericani approfittarono dell’interessata prodigalità del Comandante: difatti, le banche di Caracas investirono nelle obbligazioni argentine in un momento finanziario critico per Buenos Aires, che non trovava creditori internazionali pronti a fare altrettanto dopo il default del 2001.
L’anti-panamericanismo caratterizzò l’attitudine internazionale di Chavez: con una retorica roboante, condannò continuamente la politica estera di Washington, accusata di ingordi appetiti egemonici. Così, attraverso l’adozione di una strategia di soft-balancing, consistente nel tentativo di frustrate e ostacolare l’agenda dell’avversario attraverso azioni squisitamente non militari, rifiutò di collaborare nella lotta al narcotraffico e sviluppò stretti legami con regimi antistatunitensi, come la Russia di Putin, l’Iran di Ahmadinejad, la Sira di Bashar al-Assad, la Libia di Gheddafi.

IL DESTINO INCERTO DEL VENEZUELA. Nel 2006 fu nuovamente riconfermato al seggio presidenziale con una percentuale di voti pari al 63%. L’opposizione inasprì le critiche lanciate al comandante e alla sua monopolizzazione del potere. Secondo i detrattori infatti, il controllo dei mezzi di comunicazione, la riorganizzazione degli apparati di sicurezza, il rapporto personalistico con il popolo, l’influenza esercitata sulla Corte Suprema furono tutti fattori che concorsero a rinvigorire una leadership pericolosamente autoritaria.

Nelle elezioni del 2012 le forze di opposizione si sono unite nella piattaforma del MUD (Mesa de la Unidad Democrática), guidata da Capriles Radonski, con l’intento di sradicare un modello economico statalista e di favorire una maggiore iniziativa privata. Ancora una volta, le urne hanno consegnato le redini del comando a Chavez, il cui quarto mandato consecutivo è stato impedito solo dal sopraggiungere della morte.

Fra trenta giorni, il paese sarà chiamato nuovamente ad esprimersi sulla sua guida politica, in un contesto ideologico ed economico altamente polarizzato. Mentre i partiti dell’opposizione si preparano a riorganizzare le proprie file, presumibilmente dietro la leadership di Capriles Radonski, l’ex vice-presidente Maduro si appresta a farsi carico dell’eredità del Comandante e del suo progetto del Socialismo del XXI secolo. Le prossime elezioni non si limiteranno a decidere le sorti del Venezuela; ma finiranno per condizionare, conservando o modificando a seconda degli esiti, le dinamiche internazionali del continente americano.

Fonte MediaXPress

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