Introdotta in Italia la Tobin Tax

Il primo marzo è scattata anche per l’Italia la Tobin Tax, prevista dalla legge 228 del 2012. Secondo il provvedimento, l’imposta colpisce il trasferimento della proprietà di titoli e di altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello stato. L’obiettivo dichiarato della tassa è quello di abbassare la volatilità dei mercati finanziari e di racimolare i fondi necessari a ridurre il livello di indebitamento pubblico. Con il sostegno della Commissione Europea, la proposta è stata inizialmente promossa da dieci paesi membri dell’Unione: Germania, Francia, Italia, Spagna, Austria, Belgio, Portogallo, Grecia, Slovacchia e Slovenia. Contro si è schierata la Gran Bretagna, intimorita dagli effetti negativi, in termini di riduzione del giro d’affari della City, che potrebbe comportare il nuovo balzello.

LA NORMA IN DETTAGLIO. L’istituzione della tassa sulle transazioni finanziarie è descritta dai commi 491-500 della legge 228 del 2012, consultabile sul sito della gazzetta ufficiale. Tra gli strumenti colpiti figurano le azioni (comma 491), i derivati(comma 492) e le negoziazioni ad alta frequenza (comma 495).

Per quanto riguarda le azioni, la loro compra-vendita Over the Counter sarà colpita da un’aliquota dello 0,2% sul valore della transazione, inteso come il valore del saldo netto delle transazioni regolate in giornata sullo stesso strumento finanziario dal medesimo soggetto: tuttavia, solo per il 2013 sarà dello 0,22% (comma 497). Inoltre, l’aliquota si riduce alla metà (0.1%) se lo scambio avviene su mercati regolamentati. Ad ogni modo, l’imposta colpirà solo l’acquirente di azioni di società italiane aventi una capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro. Diversamente, la tassa sui derivati avrà un importo fisso, che cambierà a seconda della tipologia di strumento e al valore del contratto. Essa verrà applicata sulle operazioni a decorrere dal primo luglio 2013. Infine, le attività di negoziazione ad alta frequenza (High Frequency Trading), basate su decisioni prese in frazioni di secondi e derivanti da un algoritmo informatico, saranno soggette a una tassazione dello 0,02 % sul controvalore degli ordini annullati o modificati quando supereranno il 60% degli ordini trasmessi.

PER INTENDERCI. Se compro 1.000 euro di azioni e le conservo a fine giornata, verrà applicata su di esse un’aliquota dello 0,2% (immaginando che agiamo al di fuori di mercati regolamentati): così, 1000 euro x 0,002 = 2 euro. Diversamente, se dopo aver acquistato 1.000 euro di azioni decidiamo di venderne 800 euro a fine giornata, avremmo un saldo positivo di 200 euro, su cui verrà applicata la tassa: così, 200 euro x 0.002 = 0,4 euro. Infine, se decido di rivendere le 1.000 euro di azioni comprate entro la fine della giornata, avendo un saldo pari a zero non sarò soggetto ad alcuna imposta.

OPINIONI CONTRASTANTI. I sostenitori ritengono che la Tobin Tax possa permettere ai governi europei di rastrellare le risorse necessarie a tagliare il loro debito pubblico. Inoltre, la sua applicazione finirebbe per ridurre la volatilità dei mercati secondo coloro che associano le transazioni di breve periodo a un più alto potere di destabilizzare i mercati rispetto a quelle di lungo termine. Al contrario, i critici lamentano il possibile abbassamento del volume di affari, la perdita di posti di lavoro nei centri finanziari e la fuga di capitali verso altri mercati tax-free. In fondo un precedente è già stato registrato in Svezia, nel 1984, dove una tassa dello 0,5% era stata introdotta sulla compravendita di azioni: le transazioni si ridussero drammaticamente e cadde il gettito fiscale derivante dai guadagni di capitale. Il provvedimento ebbe effetti terribili sul mercato finanziario interno: dopo una settimana, il volume di vendita dei titoli di debito scese del 85%. Così, dopo solo sette anni la tassa fu ritirata.

Fonte MediaXPress

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