Allarme disoccupazione in Italia. Aumenta la percentuale di giovani senza lavoro

La fotografia scattata dall’Istat sulla situazione lavorativa italiana non lascia adito a dubbi. La percentuale media dei senza lavoro nel belpaese aumenta in maniera significativa: nel 2012, registra una crescita di 636.000 unità (+30,2%), riguardante entrambe le componenti di genere e trasversale ai diversi settori lavorativi. Così, il tasso di disoccupazione medio si innalza, rispetto al 2011, di 2,3 punti percentuali, passando dal 8,4 al 10,7% . Il 2013 sembra seguire l’andamento dell’anno precedente: in gennaio è stato riscontrato un aumento di inoccupati del 3,8% rispetto al dicembre scorso (+110mila unità). Con una crescita del 0,4% rispetto a dicembre, il tasso di disoccupazione sale all’ 11,7%.

 Un fenomeno che si inserisce nel negativo contesto lavorativo che caratterizza l’eurozona, dove il tasso di disoccupazione si attestava nel gennaio 2013 al 11,9%: in aumento rispetto al gennaio 2012, quando raggiunse la soglia del 10,8%. Secondo Eurostat, nell’area euro i paesi in migliori condizioni sono Austria, Germania, Lussemburgo e Olanda, che registrano gli indici di disoccupazione più bassi, rispettivamente 4,9%, 5,3%, 5,3% e 6%; più critica è invece la condizione di Grecia, Spagna e Portogallo, paesi che si contraddistinguono per le percentuali più alte di inoccupazione, rispettivamente pari a 27%, 26,2% e 17,6%.

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE. Il primato negativo registrato dall’Italia nell’eurozona riguarda la fascia d’età compresa fra i 15-25 anni. In comparazione con il tasso di disoccupazione giovanile del gennaio 2012, pari a 21,9%, nel gennaio del nuovo anno è stata riscontrata una crescita dello stesso di 2,3 punti percentuali, giungendo così a toccare la soglia del 24,2%. L’Italia si posiziona ben al di sopra della media del gruppo di paesi in cui circola la moneta unica, rilevando un tasso del 38,7% che la colloca subito dietro a Grecia (59,4%) e Spagna (55,5%). Sotto questo punto di vista, drammatica è la situazione nel Mezzogiorno: a fronte di un tasso medio italiano del 39%, registrato nell’ultimo trimestre del 2012, il meridione si è caratterizzato per un indice considerevolmente alto, pari al 50,5%.

 Nella relazione edita dal Kiel Institute for the World Economy sono indicate alcune basilari cause del fenomeno della disoccupazione giovanile.

In primo luogo si fa riferimento agli effetti nefasti di una perfomance economica fallimentare. La mancanza di crescita, che incide negativamente su tutti i settori economico-sociali di un paese, può colpire alcuni gruppi più di altri. Le forze del lavoro più danneggiate sono quelle giovanili. Da un lato, perché solitamente godono di minore protezione legislativa. Dall’altro, perché il giovane lavoratore ha minore esperienza sul campo: l’impresa ha investito di meno nella sua preparazione tecnica e perderà di meno scegliendo di dimettere lui, quando se ne presenterà la necessità, che un lavoratore più anziano già completamente formato.

Secondariamente, in fase di recessione, i vertici aziendali prima di licenziare inizieranno a bloccare le nuove assunzioni. Vero è che la riduzione del turnover impiegatizio influisce in maniera complessivamente negativamente sui lavoratori; tuttavia finisce per colpire soprattutto le componenti più giovani della società, dal momento che una ridotta o nulla esperienza pratica costituisce un’ulteriore barriera di accesso al mercato del lavoro.

Infine anche la legislazione in materia deve assumersi la sua parte di responsabilità. Nel corso degli anni ottanta, i paesi europei si sono misurati con indici di disoccupazione preoccupanti. Tra le riforme introdotte per fronteggiare il problema spicca il continuo tentativo di attenuare la regolamentazione sui contratti di lavoro a tempo determinato: certo, attraverso l’imposizione di una maggiore flessibilità in periodi di crescita economica sono stati registrati indici di impiego positivi; tuttavia, gran parte dei nuovi sbocchi occupazionali aperti sono collocabili sotto l’etichetta di lavoro a tempo determinato. Ed è purtroppo proprio questo tipo di contratto, maggiormente sottoscritto dai giovani, il primo a farne le spese in periodi di forte recessione economica, come quello attuale. Paradigmatica è la situazione dell’Europa mediterranea, dove l’impiego a breve-termine domina nella popolazione lavorativa più giovane.

La risoluzione del problema passa fondamentalmente per un miglioramento macroeconomico da realizzarsi attraverso mirati interventi strutturali. Un tasso di crescita negativo e un opprimente debito pubblico sono i primi ostacoli da abbattere. E lo stallo istituzionale italiano non facilita certo il lavoro.


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Fonte MediaXPress

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