Enrique Peña Nieto è il nuovo presidente del Messico. Tra contestazioni e promesse

Sabato 1 dicembre, Enrique Peña Nieto, leader del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), ha assunto pieni poteri presidenziali in Messico, dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione davanti alla Camera dei Deputati nell’ambito di una cerimonia soggetta a critiche parlamentari e di piazza.

Le proteste contro la nuova amministrazione si sono succedute in diverse aree della capitale federale: scontri fra manifestanti e Forze dell’Ordine hanno accompagnato il giorno dell’insediamento del nuovo capo di stato, la cui nomina, avvenuta nel luglio di quest’anno, era stata impugnata con accuse di brogli e compravendita di voti dal suo principale rivale, il progressista Andres Manuel Lopez Obrador, alla testa del Partito della Rivoluzione Democratica.

Sassi e bottiglie molotov sono state scagliate contro le barriere di metallo predisposte attorno alla sede del Congresso, mentre la Polizia Federale rispondeva facendo uso di lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere i dimostranti. In base alle ultime stime della Croce Rossa, circa 76 persone sono rimaste ferite, mentre funzionari locali parlano di almeno un centinaio di civili detenuti, tra cui undici minorenni. Le autorità hanno attribuito la responsabilità delle violenze a gruppi anarchici, quali Bloque Negro México, Cruz Negra y Coordinadora Estudiantil Anarquista. Inizialmente, tra i provocatori erano stati segnalati membri del movimento studentesco YoSoy132 i cui rappresentanti, in un post su twitter, hanno successivamente dichiarato di essere estranei ai fatti, dato che avevano deciso di esprimere il proprio dissenso di fronte al Palazzo Nazionale, sede dell’esecutivo, da dove Peña Nieto ha pronunciato il suo primo discorso.

 Nel suo messaggio alla nazione, il mandatario ha delineato gli assi principali sui quali si articolerà la sua linea d’azione politica: da un lato, la crescita economica del paese con un parallelo miglioramento delle condizioni sociali della popolazione messicana; dall’altro, l’indebolimento dei cartelli del narcotraffico e garanzie di maggiore sicurezza per i cittadini. Sulla base di questi due pilastri sono state enunciate 13 promesse che il nuovo governo si appresta a concretizzare nell’esercizio delle sue funzioni durante i prossimi sei anni: tra queste, la riforma del sistema educativo, atta ad eliminare il clientelismo e la compravendita di posizioni di lavoro nel settore dell’istruzione; lo sviluppo di un piano nazionale di infrastrutture e di trasporto, che permetta di costruire nuove linee ferroviarie civili; la riforma costituzionale del Codice Penale, con l’intento di uniformare le 33 diverse versioni di Codice attualmente usate nelle diverse giurisdizioni dello stato; l’implementazione di un piano di sostegno economico per pensionati e madri prive di risorse finanziarie; e infine la realizzazione di una serie di misure di sicurezza per combattere la criminalità dilagante sul territorio.

LE SFIDE DELLA NUOVA AMMINISTRAZIONE

 Due sono le direttrice seguite dal nuovo esecutivo. In primo luogo, sostenere la crescita economica del paese e ridurre le disuguaglianze sociali. Secondo i dati offerti dalla World Bank, si prevede che lo stazionario tasso di crescita messicano, attestato al 3,9% nel 2012, si ridurrà ulteriormente nel 2013 raggiungendo il 3,6%. Intanto, si stima che circa il 46,2% della popolazione totale vive alle soglie della povertà, soprattutto nelle aree urbane, mentre la disuguaglianza nella redistribuzione della ricchezza nazionale è valutata piuttosto alta dato che, secondo le statistiche offerte dall’organizzazione Economy Watch, il 55% del reddito totale è distribuito a favore del 32% della popolazione nazionale.

La nuova presidenza punta a migliorare la situazione economico-sociale attraverso due importanti riforme: quella energetica, diretta a garantire la partecipazione del capitale privato nelle attività riguardanti l’esplorazione, l’estrazione e la raffinazione degli idrocarburi; quella fiscale, consistente nell’elevazione della soglia di esazione, eliminando regimi speciali e privilegi, e in una riforma tributaria agricola che aumenti la base imponibile.

La seconda questione da affrontare è quella relativa alla sicurezza e alla proliferazione del narcotraffico.

La dura offensiva lanciata dalla precedente amministrazione di Felipe Calderón nei confronti dei cartelli della droga e la guerra che ne derivò hanno mietuto circa 60.000 vittime: morti che si contano non solo fra criminali e Forze di Polizia, ma anche fra civili, molti dei quali sequestrati dalle organizzazioni narcotrafficanti che sono arrivate addirittura a gestire città o a controllare intere regioni di alcuni stati.

Il mandatario suggerisce un approccio diverso per affrontare il problema. Al fine di garantire la sicurezza e debellare il fenomeno della criminalità non bisogna ricorrere solo alla forza armata, ma implementare piani di prevenzione del delitto, che includano il riscatto di spazi pubblici e l’implementazione di programmi produttivi: difatti, una delle priorità dell’agenda politica presidenziale sarà quella di ridurre i crescenti indici di violenza che caratterizzano il paese.

 Enrique Peña Nieto è il volto nuovo di un partito che ha egemonizzato la vita politica messicana per circa 70 anni. Più volte accusato di autoritarismo, corruzione, clientelismo e legami con il narcotraffico, il PRI è considerato responsabile della crisi del debito estero del 1982 così come delle difficoltà finanziarie del 1994 e 1995. Dati i suoi trascorsi, i detrattori sono scettici sulle effettive capacità del nuovo esecutivo di mantenere gli impegni presi. Allo stesso tempo, molti analisti sostengono che privo della maggioranza assoluta nel Congresso, la nuova presidenza potrà realizzare poco senza addivenire a pragmatici compromessi con le forze d’opposizione: una negoziazione politica che si preannuncia difficile soprattutto per ciò che concerne la riforma del settore energetico, data la longeva opposizione della sinistra messicana all’interferenza privata.

 Dopo essere stato spodestato nel 2000 dal Partito d’Azione Nazionale diretto da Vincente Fox, il PRI assume nuovamente le redini del comando, proponendosi in una veste nuova: difatti, nel tentativo di svincolarlo dall’ombra del passato, il nuovo ministro delle Finanze Luis Videgaray ha dichiarato che è un errore considerare il ritorno al potere del Partito Rivoluzionario Istituzionale come la riproposizione di ciò che è ormai storia. Con l’inizio del nuovo anno, vedremo se ha avuto ragione.


Facebook
Twitter
More...

Fonte Diritto di Critica

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s