La malattia di Chávez e il destino incerto del Venezuela

I medici cubani sono riusciti a rimuovere una lesione pelvica e il tessuto circostante dal Presidente Chávez. Operato in un ospedale cubano, il Comandante non ha riportato complicazioni agli organi vicini. L’intervento ha riguardato la zona in cui, l’anno scorso, il leader venezuelano aveva subito un’operazione chirurgica per eliminare un tumore maligno. In un comunicato ufficiale, letto dal vice presidente  venezuelano Elias Jaua di fronte all’Assemblea Nazionale del paese, si rende noto che l’esito dell’intervento, a cui era stato sottoposto il Comandante martedì 28 febbraio, è stato “soddisfacente”.

Nel giugno scorso, Chávez era stato sottoposto ad un’operazione da un’equipe medica cubana per rimuovere un tumore. In seguito al viaggio all’Havana, nell’ottobre scorso, fu annunciata la guarigione del leader venezuelano, senza tuttavia specificare il tipo di tumore di cui era stato affetto.

Il giorno prima dell’operazione di martedì scorso, il portale di Wikileaks aveva pubblicato una e-mail, inviata al direttore del Stratfor Intelligence Global, in cui si discuteva della salute del Presidente venezuelano e del futuro di Caracas. Nel testo, l’autrice Reva Bhalia, analista dello Stratfor Intelligence Global, spiegava che, “da una fonte attendibile che collabora con Israele”, aveva avuto notizia delle dure critiche di medici russi nei riguardi dell’operazione chirurgica condotta dai medici dell’Havana nel giugno 2011 al fine di rimuovere un “accesso pelvico” al Presidente Chávez. Secondo l’equipe russa, i dottori cubani mancavano delle attrezzature adeguate per estrarre il tumore, accusandoli di aver attuato una “chirurgia incorretta”. Per questo avevano pronosticato meno di un anno di vita al Comandante. I medici dell’Havana gliene davano almeno due. Secondo l’informatore, il tumore di Chávez era cresciuto nella zona della prostata, estendendosi al colon. Ha inoltre aggiunto che il cancro si è poi propagato ai noduli linfatici, fino a raggiungere il midollo osseo.

La notizia dell’intervento chirurgico arriva poco dopo la vittoria di Caprile Radonski alle primarie venezuelane, tenutesi domenica 12 febbraio. Radonski, candidato del MUD, il fronte unito in cui si è coagulata l’opposizione al governo Chávez, sfiderà il Comandante alle consultazioni presidenziali previste per ottobre 2012. Nonostante l’organizzazione Stratfor Intelligence Global abbia deciso di non validare il documento filtrato da Wikileaks, l’e-mail getta ombra sulla saluta del leader venezuelano e sulla sua effettiva capacità di concorrere alle prossime elezioni. Di fatti, in caso di decesso del Presidente, nel documento si legge che l’eventuale successore potrebbe essere il suo ministro degli esteri, Nicolás Maduro, “il più pragmatico del regime e cane leale di Chávez”. Secondo Reva Bhalia, è preferibile che il Presidente non corra alle elezioni ma nomini il prima possibile il suo successore. Difatti, nello scenario molto probabile in cui Chávez dovesse conseguire la vittoria alle consultazioni, il suo successivo decesso spalancherebbe le porte ad una feroce lotta intestina nel Partido Socialista Unido del Venezuela, finalizzata alla conquista delle redini del comando. Inoltre, l’analista aggiunge che, a livello internazionale, mentre Maduro godrebbe dell’appoggio di Cina e Russia, l’elite cubana preferirebbe, come depositario della Rivoluziona Bolivariana, il fratello di Hugo, Adán Chávez.

Al di là di queste supposizioni e previsioni, ciò che è certo è il legame economico e politico asimmetrico che Caracas ha sviluppato, in questi ultimi anni, con regimi latinoamericani ideologicamente affini, attraverso l’istituzione dell’ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe). Attraverso l’erogazione di petrolio a prezzo preferenziale e aiuti finanziari, il Presidente Chávez è riuscito a creare un blocco squisitamente anti-statunitense all’interno della regione, sottoponendolo alla propria leadership. Inoltre, il regime venezuelano ha irrobustito i rapporti economici e diplomatici con potenze extra-emisferiche, dichiaratamente ostili a Washington, come la Siria di Bashar al-Assad, l’ex-Libia di Gheddafi e l’Iran di Ahmadinejad.

I timori dell’eventuale morte del Comandante, della sua sostituzione con Maduro o della possibile, anche se difficile, vittoria di Capriles alle presidenziali di ottobre, hanno destato profondi allarmismi fra i paesi dell’Alba, a cominciare dall’Havana. La perla comunista delle Antille dipende infatti da Caracas per i due-terzi delle sue forniture petrolifere e dai flussi di denaro venezuelano, corrispettivo economico dei servizi prestati dai medici cubani sul territorio, per un ammontare di 5 miliardi di dollari all’anno. Senza questo aiuto finanziario, Cuba potrebbe essere costretta ad inasprire la razionalizzazione del cibo, importato dall’estero per circa il 70%. L’elite cubana teme quindi l’eventualità di un secondo “Periodo Speciale”. Il primo vi fu circa due decenni fa, in seguito all’implosione del suo primo grande patrono esterno: l’Unione Sovietica.

Marco Luigi Cimminella


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